Schifani va avanti dopo il vertice a Roma, le opposizioni chiedono le dimissioni: è scontro sulla manovra all’Ars

Mauro Seminara

Schifani va avanti dopo il vertice a Roma, le opposizioni chiedono le dimissioni: è scontro sulla manovra all’Ars

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Mauro Seminara |
martedì 13 ottobre 2026 - 16:51
Schifani va avanti dopo il vertice a Roma, le opposizioni chiedono le dimissioni: è scontro sulla manovra all’Ars

Palazzo d'Orleans, sede della Regione Siciliana. Credit: ImagoeconomicaPalazzo d'Orleans Mauro Seminara 13 Ottobre 2026, 18:50...

13 Ottobre 2026, 18:50

PALERMO – Renato Schifani a Roma ha incassato un accordo con il segretario di Forza Italia Antonio Tajani che si traduce nelle laconiche parole del commissario regionale del partito, Nino Minardo.

“Come abbiamo ribadito più volte, il governo regionale guidato da Renato Schifani deve proseguire nella propria azione nel rispetto degli impegni assunti con i siciliani”, si legge nella breve nota corredata di lusinghiero apprezzamento per “l’incoraggiamento” di Tajani “a proseguire nell’opera di cambiamento di Forza Italia in Sicilia”. Schifani quindi non si dimetterà e Forza Italia non dovrà raccogliere i cocci di ciò che resterebbe del partito in Sicilia. Si va avanti.

Nel frattempo, mentre Schifani discuteva viso a viso con Tajani, Gaetano Armao si mostrava sereno all’ingresso del Tribunale di Palermo dove era atteso per l’interrogatorio preventivo, affermando che le cose non stanno come le ha lette la Procura di Palermo. “Le cose non stanno certamente come le prospetta la Procura”, ha detto l’ex consulente giuridico e presidente della Cts per il quale i pm hanno chiesto l’arresto.

L’orologio a pendolo ormai virale

Ma se da una parte Armao ha diritto di difendersi e vale la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, dall’altra è già divenuto simbolo di corruzione e malaffare l’orologio a pendolo ormai virale sui social in cui l’ex vice presidente della Regione riponeva denaro tracciato dagli investigatori dal momento della consegna.

Con un orologio a pendolo e fotocopie di banconote da cento euro si sono presentate davanti Palazzo d’Orleans tutte le forze progressiste.

Una manifestazione di protesta che inneggiava alle dimissioni di Renato Schifani cui ha preso parte anche il dottor Pietro Bartolo quale esponente di Casa Riformista e candidato alla presidenza della Regione siciliana da Matteo Renzi. In piazza, con il medico di Lampedusa già europarlamentare del Pd, anche i vertici regionali del campo largo e la deputazione regionale per una somma pari a quattro tra candidati e disponibili alla candidatura. Mancava soltanto il candidato del campo largo, il cui nome verrà probabilmente partorito dopo le primarie nazionali in cui si contendono la candidatura a Palazzo Chigi i leader di Partito democratico e Movimento 5 stelle.

“Un governo del nulla”

Il termine comune a tutti è “dimissioni” di Renato Schifani. Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, chiede “un sussulto di dignità” e di sapere “se è andato a Roma a barattare la sua buonuscita”. Per il segretario regionale Pd Anthony Barbagallo quello di Schifani è “un governo del nulla che non ha risolto nessuna delle emergenze” e “la questione morale è diventata oggi il tema principale”. Pietro Bartolo, giunto a Piazza Indipendenza da Lampedusa, dice che “siamo arrivati alla frutta” e che “Schifani deve gettare la spugna a questo punto” perché la Sicilia “si possa liberare da questa prigione di corruzione e nefandezze”.

“Pretendiamo le dimissioni”

Pierpaolo Montalto, segretario regionale di Sinistra Italiana Sicilia-Avs, dice: “Noi non ci aspettavamo nulla da questo centrodestra che continua a coprire le indagini, gli scandali, gli arresti e vuole andare avanti”. Fabio Giambrone, portavoce regionale Europa Verde-Avs, incalza: “Noi oggi pretendiamo le dimissioni di Renato Schifani, e non vogliamo fare nessun appello perché quello che si sente ogni giorno tra indagati, corrotti, rinviati a giudizio, non è più accettabile”. Nuccio Di Paola, coordinatore regionale M5s, sostiene che “da un lato giocano con le dimissioni ma poi alla fine il presidente Schifani non si dimette e continueranno a gestire milioni e milioni di euro delle variazioni di bilancio e della legge di stabilità”.

La battaglia in Aula sul Fit

Dalla piazza all’Aula, la deputazione regionale progressista ha varcato la soglia di Sala d’Ercole per discutere la variazione di bilancio non più definibile in gergo “manovrina”. Un disegno di legge con 126 articoli, numero di emendamenti a tre zeri, risorse da legge di stabilità triennale e ricca di norme ordinamentali che poco hanno a che vedere con il profilo delle variazioni di bilancio.

Dopo un avvio da falsa partenza lunedì, l’avvio della discussione generale di ieri ha visto l’immediata aggressione del Fondo per gli interventi territoriali con una pregiudiziale proposta dal capogruppo del M5s Antonio De Luca debitamente appoggiata da otto firme. Sipario. L’Aula è sospesa per quindici minuti durati circa sessanta. Alla fine, la pregiudiziale è ammissibile, quindi bisogna votarla. Il presupposto pregiudiziale è l’ordine del giorno con cui verrebbero calate le “richieste territoriali” dei deputati nel Fit.

Mancette a pioggia determinate da un ordine del giorno che l’opposizione non intende far passare e che cubano 50 milioni di euro. Per tre voti, con un risultato finale di 26 deputati contrari e 23 a favore, la pregiudiziale è stata respinta. Si va avanti, anche con la manovra e i Fit. Salvo che alla fine non intervenga lo stralcio prospettato dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno lunedì. Ma in attesa di eventuale stralcio si va avanti anche con la discussione generale.

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Fonte: QdS.it