Pubblico o privato: la sfida sia sulla qualità

Salvo Fleres

Pubblico o privato: la sfida sia sulla qualità

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Salvo Fleres |
venerdì 16 ottobre 2026 - 6:41
Pubblico o privato: la sfida sia sulla qualità

Immagine di repertorio da Imagoeconomica, di Carlo Carino by AI MidPronto Soccorso - infermieri e...

16 Ottobre 2026, 08:41

La vera sfida non è stabilire chi debba erogare un servizio, ma quanto valore produca per il cittadino. Stessi standard, dati trasparenti, libertà di scelta e risorse legate ai risultati: così il confronto politico può uscire dalla vecchia guerra ideologica tra pubblico e privato.

In Italia la domanda “è pubblico o è privato?” scatena ancora guerre di religione per sanità, scuola e servizi essenziali. Da decenni il dibattito si organizza attorno a questa contrapposizione, come se la natura giuridica del gestore fosse di per sé garanzia di qualità. Ma la domanda vera dovrebbe essere un’altra: funziona oppure no?

Un ospedale, una clinica o una scuola non sono efficienti in base alla proprietà. La proprietà dice chi gestisce un servizio, non quanto bene lo gestisce. Quindi è necessario spostare finalmente il confronto politico dalla proprietà alla prestazione.

Valore della prestazione: come valutare i servizi pubblici

La proposta è introdurre il principio del “valore prestazione”: ogni servizio finanziato con risorse pubbliche dovrebbe essere valutato non soltanto per quanto costa, ma per ciò che produce.

In sanità significherebbe misurare tempi di attesa, qualità degli esiti, appropriatezza delle cure e soddisfazione degli utenti. Nella scuola significherebbe valutare la progressione degli apprendimenti, la dispersione, l’inclusione e la capacità di migliorare i risultati degli studenti. Non per creare classifiche semplicistiche, ma per sapere se il denaro pubblico produce valore pubblico o altro, persino speculazione.

In tal senso, una parte del finanziamento dovrebbe essere collegata alla prestazione effettivamente erogata e alla scelta dell’utente. Se un cittadino sceglie una struttura accreditata per una prestazione garantita dal sistema pubblico, la quota di risorse corrispondente segue il paziente.

Pubblico e privato: stessi standard e regole di trasparenza

La struttura può essere pubblica o privata; la condizione è che rispetti gli standard stabiliti e sia sottoposta alle stesse regole di trasparenza. In questo modo il cittadino diventa un elemento di responsabilizzazione del sistema. Se una struttura funziona e produce buoni risultati, ha senso sostenerla; se presenta inefficienze persistenti, bisogna intervenire così da impedire che l’inefficienza diventi un diritto acquisito.

Lo stesso principio può essere applicato all’istruzione. Le famiglie dovrebbero poter conoscere in modo semplice l’offerta delle scuole e una parte delle risorse potrebbe seguire lo studente, nel rispetto dell’universalità del diritto all’istruzione.

Questo non significherebbe privatizzare la scuola pubblica, ma stabilire che il finanziamento pubblico segue il diritto dello studente, non la natura giuridica del gestore. Ovviamente servirebbero regole rigorose: requisiti comuni, obblighi di inclusione, trasparenza e correttivi per evitare che le risorse si concentrino soltanto nelle aree più ricche. E poi c’è un rischio da non ignorare: misurando semplicemente i risultati si finisce per premiare chi parte da condizioni migliori. Il valore della prestazione dovrebbe essere calcolato anche in rapporto alla complessità del contesto.

Scuola e sanità: misurare il valore aggiunto

Una scuola che opera in un territorio difficile e riduce la dispersione può produrre più valore di una scuola che ottiene risultati migliori partendo da condizioni favorevoli. Un ospedale che prende in carico pazienti complessi non può essere giudicato con gli stessi parametri di una struttura che tratta casi semplici. Insomma, bisogna premiare il valore aggiunto.

Per rendere concreto questo principio si potrebbe introdurre un sistema su tre livelli: Fascia di valore alto – risultati elevati, con possibilità di ottenere risorse aggiuntive per innovazione; Fascia di valore adeguato – rispetto degli standard essenziali, con finanziamento ordinario; Fascia di valore insufficiente – criticità persistenti, con piano obbligatorio di miglioramento. Se dopo un periodo stabilito gli obiettivi non vengono raggiunti, dovrebbero scattare conseguenze come la riorganizzazione o la revisione dell’accreditamento. La regola sarebbe semplice: chi funziona bene viene sostenuto; chi può migliorare viene accompagnato; chi continua a non funzionare deve cambiare.

Valutazione indipendente e dati pubblici per servizi migliori

Perché tutto questo sia credibile, la valutazione dovrebbe essere indipendente, con criteri nazionali e dati pubblici. A quel punto la contrapposizione pubblico-privato perderebbe buona parte della sua ragione politica.

Un ospedale pubblico che funziona bene sarebbe premiato, così come una struttura privata efficiente; un soggetto inefficiente sarebbe penalizzato indipendentemente dalla sua natura. Una simile ipotesi non chiede allo Stato di ritirarsi, ma di diventare più esigente. Non chiede di privatizzare sanità e scuola, ma di smettere di confondere il pubblico con una determinata forma organizzativa.

Il futuro dei servizi pubblici dipende da questo passaggio: garantire a tutti il diritto, ma non garantire a nessuno il privilegio dell’inefficienza.

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Fonte: QdS.it