Prima vendemmia sperimentale di Piwi all’Istituto Agrario di Scerni

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Prima vendemmia sperimentale di Piwi all’Istituto Agrario di Scerni

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sabato 05 settembre 2026 - 9:34

Redazione 5 Settembre 2026, 11:34 Milano, 5 set. (askanews) – Si è conclusa a Scerni...

5 Settembre 2026, 11:34

Milano, 5 set. (askanews) – Si è conclusa a Scerni (Chieti) la prima vendemmia sperimentale dei 18 vitigni Piwi coltivati nell’azienda agraria dell’Istituto Tecnico Agrario “Cosimo Ridolfi”. Il progetto, promosso e finanziato dal 2024 dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, punta a verificare nel tempo l’adattamento delle varietà resistenti alle principali malattie fungine alle condizioni della viticoltura regionale, studiandone comportamento agronomico, caratteristiche produttive e potenziale enologico.

La raccolta, iniziata il 29 luglio, arriva al terzo anno dall’impianto del vigneto. Le uve sono state sottoposte a microvinificazione e i vini ottenuti saranno valutati insieme con i dati agronomici raccolti durante il ciclo vegetativo, così da mettere a confronto le prestazioni delle singole varietà.

Nel vigneto sperimentale sono presenti Bronner, Charvir, Fleurtai, Johanniter, Kersus, Palma, Pinot Iskra, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Solaris e Sauvignier Gris. Completano l’impianto Cabernet Eidos, Nermantis, Pinot Kors, Pinot Regina, Sevar, Termantis e Volturnis.

Il monitoraggio agronomico è stato seguito da Fausto Cimini su dieci piante per ciascuna cultivar, contrassegnate singolarmente e osservate ogni settimana dalla fase di gemma cotonosa fino alla maturazione. I rilievi hanno interessato germogliamento, fioritura, allegagione e invaiatura, numero di germogli e grappoli, fertilità delle gemme, posizione del primo grappolo sul tralcio, peso dell’uva, numero e peso dei grappoli e peso medio degli acini.

L’osservazione ha riguardato anche lo stato fitosanitario dell’intero vigneto, con particolare attenzione a peronospora e oidio, le due principali patologie fungine rispetto alle quali sono state selezionate le varietà Piwi. La relazione tecnica elaborata al termine dei rilievi ha registrato completa resistenza alle due patologie in tutte le piante osservate.

“Quella dei vitigni resistenti è una sfida enologica, ma anche una sfida di sostenibilità, che abbiamo scelto di affrontare mettendo insieme partner importanti e competenze diverse” ha sottolineato Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. “La prima vendemmia è un passaggio fondamentale perché ci permette di cominciare a confrontarci concretamente con il prodotto della vigna. Da ora saranno le uve e le microvinificazioni a dirci qualcosa in più sul potenziale enologico di queste varietà”.

Il progetto, ha precisato Nicodemi, richiede però un periodo di osservazione prolungato. “Servono anni di dati e confronti per capire quali genotipi possano essere realmente adatti al nostro territorio. Come Consorzio crediamo che la ricerca sui vitigni resistenti sia un investimento strategico, poiché la sostenibilità non può essere soltanto una dichiarazione di principio ma deve tradursi nella capacità di innovare senza perdere il legame con il territorio”.

“Per questo – ha aggiunto Nicodemi – abbiamo costruito una squadra con partner importanti, ciascuno con una competenza specifica: dalla scuola all’università del sapere tecnico, dal mondo vivaistico agli enologi, dagli agronomi ai periti agrari. E’ questa integrazione di competenze che può permetterci di affrontare seriamente una sfida che riguarda l’intera filiera”.

“L’avvio della vendemmia Piwi in Abruzzo rappresenta un risultato importante di un percorso che mette ricerca, innovazione e sostenibilità al servizio della nostra viticoltura” ha dichiarato Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione Abruzzo e assessore all’Agricoltura. “La sperimentazione condotta a Scerni ci consente di acquisire dati e conoscenze preziose su varietà che potrebbero contribuire a rendere il sistema vitivinicolo regionale sempre più resiliente e competitivo, riducendo al contempo la pressione delle principali patologie fungine e l’impiego di trattamenti”.

Imprudente ha indicato nella continuità della ricerca uno degli elementi centrali del lavoro. “E’ un percorso che richiede tempo, rigore scientifico e capacità di fare sistema, ma va nella direzione che come Regione Abruzzo riteniamo strategica: sostenere l’innovazione in agricoltura senza perdere il legame con le nostre produzioni e con la specificità dei territori. Continueremo a seguire con attenzione questa sperimentazione – ha concluso – e i futuri progetti scientifici sul tema, perché i risultati dei prossimi anni potranno offrire nuove opportunità e strumenti alle imprese vitivinicole”.

Quello dedicato ai Piwi (dal “Pilzwiderstandsfahig”, vitigno resistente ai funghi) è uno dei filoni di ricerca promossi dal Consorzio. Al lavoro sui vitigni resistenti si affiancheranno studi sulle Tea, le Tecnologie di evoluzione assistita, applicate alla selezione di nuovi cloni migliorati di varietà già esistenti, autoctone e internazionali, con l’obiettivo di ridurne la suscettibilità alle malattie e agli stress biotici e abiotici. Un altro programma sarà dedicato ai vitigni autoctoni regionali, per ampliare le conoscenze a disposizione dei viticoltori nelle future scelte produttive. La sperimentazione ha un orizzonte di almeno cinque-sei anni e prevede almeno tre microvinificazioni. Per ogni genotipo sarà costruito un profilo quantitativo e qualitativo sulla base dei risultati raccolti nelle diverse annate. Le varietà che dimostreranno caratteristiche adeguate potranno essere successivamente valutate ai fini dell’eventuale richiesta di iscrizione nell’Elenco regionale delle varietà di vite autorizzate in Abruzzo. Alla sperimentazione partecipano, insieme con il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, l’Istituto “Ridolfi-Zimarino” di Scerni (Chieti), i Vivai Cooperativi Rauscedo, Civit – Consorzio Innovazione Vite, Assoenologi Abruzzo-Molise, la Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali dell’Abruzzo e il Collegio Interprovinciale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati di Chieti-L’Aquila.

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Fonte: QdS.it