Pollo allevato all’aperto, il modello Amadori Campese vale 315 mln

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Pollo allevato all’aperto, il modello Amadori Campese vale 315 mln

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venerdì 23 ottobre 2026 - 16:31
Pollo allevato all’aperto, il modello Amadori Campese vale 315 mln

Redazione 23 Ottobre 2026, 18:31 Milano, 23 ott. (askanews) – La filiera del Campese Amadori...

23 Ottobre 2026, 18:31

Milano, 23 ott. (askanews) – La filiera del Campese Amadori genera 315 milioni di euro di impatto economico, 68,9 milioni di valore aggiunto e riconosce 12,6 milioni di euro agli allevatori della filiera. Sono alcuni dei numeri dell’impatto socio-economico de Il Campese Amadori, la prima filiera italiana e la seconda in Europa del pollo allevato all’aperto. A raccontarlo è lo studio “Quale ruolo per le filiere integrate per l’agroalimentare italiano” in occasione dei 25 anni de Il Campese Amadori, elaborato da The european house Ambrosetti insieme al gruppo Amadori.

La filiera del Campese, dalla sua creazione nel 2001, ha rappresentato un motore di crescita e benessere per l’economia dei territori in cui viene realizzato. Dallo Studio Teha, che ha preso come riferimento l’anno 2025, emerge come la filiera nata 25 anni fa proprio in Puglia da un’idea di Francesco Amadori, generi in Italia un impatto economico di 315 milioni di euro: 72,5 milioni di fatturato diretto, 229,4 milioni di indiretto lungo tutta la filiera e 13,2 milioni di indotto, per un effetto moltiplicatore del fatturato di 4,4 volte. Il valore aggiunto complessivo è di 68,9 milioni di euro e una parte rilevante resta dove sono concentrate le principali attività della filiera: circa 21 milioni sono generati direttamente in Puglia, Abruzzo, Molise, oltre all’Emilia-Romagna.

Lungo la catena di produzione vengono riconosciuti 12,6 milioni di euro agli allevatori, tramite contratti di soccida, a sostegno della stabilità economica e della continuità generazionale di un’area interna del Sud Italia: il Subappennino Dauno, scelto 25 anni fa per il clima mite e le ampie superfici agricole e rivelatosi, nel tempo, l’areale ideale per sviluppare questa filiera, oggi presente con alcuni allevamenti anche in Molise.

Tra il 2010 e il 2024 gli allevamenti de Il Campese in Puglia sono aumentati del 106%, mentre le imprese del settore agricolo diminuivano del 18%. Nel 2001 la filiera partiva con sei allevamenti, oggi ne conta oltre 100 per oltre 180 capannoni attivi, che la rendono la prima in Italia e la seconda in Europa per dimensione nel segmento dell’allevato all’aperto. Lo sviluppo di questo modello, inoltre, ha progressivamente trasformato Il Campese da fonte integrativa a principale fonte di reddito per gli allevatori, contribuendo anche a preservare il tessuto imprenditoriale del territorio e a favorire l’ingresso di nuove generazioni di avicoltori.

A livello economico, rispetto al 2015 Il Campese è cresciuto del 60% in volume, contro l’8% della media del settore. Il fatturato commerciale della linea è più che raddoppiato in dieci anni, raggiungendo 72,5 milioni di euro nel 2025, con un tasso di crescita annuo composto dell’8,3%: oltre il doppio della media dell’agroalimentare (4%).

Alla base c’è la gestione del gruppo Amadori, come “capofiliera”: dalla mangimistica agli incubatoi, dagli allevamenti fino alla trasformazione alimentare e distribuzione, che garantisce coerenza tra prodotto, standard produttivi e offerta al consumatore. Il disciplinare rispetta il Regolamento UE 543/2008 sui polli allevati all’aperto e recepisce le principali indicazioni dell’European food safety authority sul benessere animale. A questo si aggiungono scelte distintive del gruppo: alimentazione 100% vegetale, nessun antibiotico da oltre 10 anni, razza a lento accrescimento, filiera italiana e tracciata. Nel solo 2025, i 3,76 GWh di energia elettrica utilizzati per la trasformazione alimentare sono stati interamente coperti da Garanzie di Origine.

“Il Campese nasce 25 anni fa – ha detto Denis Amadori, amministratore delegato di Gruppo Amadori – dall’intuizione di unire il sapore del tradizionale pollo di campagna alle garanzie di una filiera strutturata. Oggi i numeri dello studio Teha testimoniano che quella intuizione del fondatore Francesco Amadori, insieme a chi ha collaborato con lui e con l’azienda in questi anni, ha creato valore per i territori e per chi ci lavora e ha fatto diventare Il Campese la prima e più ampia filiera in Italia per il pollo allevato all’aperto, e la seconda di Europa. Guardando avanti, crediamo che lo stesso modello possa rappresentare una delle traiettorie più promettenti per l’evoluzione dell’agroalimentare italiano, verso forme di produzione sempre più qualificate, trasparenti e sostenibili: è ciò che i consumatori riconoscono quando, nella carne avicola, indicano l’allevamento all’aperto come primo elemento di qualità”.

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Fonte: QdS.it