Pnrr, spendere non significa crescere: il problema degli investimenti che non creano sviluppo

Gioacchino D'Amico

Pnrr, spendere non significa crescere: il problema degli investimenti che non creano sviluppo

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Gioacchino D'Amico |
martedì 27 ottobre 2026 - 5:08
Pnrr, spendere non significa crescere: il problema degli investimenti che non creano sviluppo

Gioacchino D'Amico 27 Ottobre 2026, 06:08 Le stime sull’economia del Centro studi di Confindustria (tutto...

27 Ottobre 2026, 06:08

Le stime sull’economia del Centro studi di Confindustria (tutto sommato coerenti con quelle del Fondo monetario internazionale), prevedendo una crescita italiana che nel 2027 potrebbe non superare lo 0,6%, suggeriscono che le riforme e gli interventi messi in atto fino a quest’estate con il Pnrr possano non aver creato uno sviluppo stabile e duraturo. Questo non significa (o almeno non del tutto) che i fondi del Pnrr non siano stati spesi. Anzi, i monitoraggi più aggiornati dicono altro. Piuttosto, bisogna interrogarsi sul modo in cui la spesa è stata gestita, spostando il focus dalla quantità di risorse impiegate, alla qualità degli interventi conclusi entro le scadenze stabilite da Bruxelles. Un “nodo”, quello della buona gestione del Pnrr, che già emergeva dal bollettino pubblicato a luglio da Camera e Senato, e che ora viene riproposto anche nel rapporto di previsione di Confindustria.

Pnrr, quanto è stato speso dei fondi europei

Al 31 agosto (data di conclusione del Pnrr) risultano spesi 133,2 miliardi di euro sui complessivi 194,4 miliardi tra prestiti e sovvenzioni, per un avanzamento finanziario pari al 68,5%. Il fatto che somme ancora da impiegare abbiano sforato la scadenza Ue (in certi casi scivolando in investimenti oltre il 2026, come con le facility), trova giustificazione nel funzionamento stesso del Pnrr. Essendo un programma performance-based, l’erogazione delle rate da parte dell’Europa non è legata al rimborso di una spesa effettivamente sostenuta, ma al raggiungimento di obiettivi e traguardi (milestone e target) che spesso non coincidono con la totalità dell’importo finanziato, bensì, a volte, con tappe intermedie (come l’approvazione di un atto o l’affidamento di un certo numero di appalti).

Qualità degli investimenti Pnrr e progetti ancora da completare

Se il quantum della spesa sfiora il 70% del plafond complessivo, è invece più problematica la valutazione della qualità degli interventi conclusi. Lo studio di Confindustria cita i dati più aggiornati al momento della pubblicazione, quelli cioè all’1 luglio 2026 (data comunque successiva alla prima scadenza del 30 giugno): ai progetti conclusi erano associati 41 miliardi di euro (cioè il 23,7% delle risorse impegnate), mentre a quelli ancora in corso 132 miliardi (il restante 76,3%). In sostanza, emerge come la gestione del Pnnr abbia permesso di ultimare i progetti di più basso valore economico, mentre quelli che assorbono il maggior numero di risorse (almeno alla data dell’ultimo monitoraggio) risultano ancora in via di realizzazione. Insomma, con le opere più costose (e dunque capaci di impattare maggiormente sulla crescita) ancora da concludere, diventa più arduo auspicare uno sviluppo duraturo post-Pnrr.

Pnrr e crescita economica, i risultati e le criticità secondo Confindustria

Nello studio di Confindustria, certo, ci sono alcune note positive sugli effetti del Piano: “Ha sostenuto attività e investimenti – si legge – in una fase di debole dinamica del Pil, ha ridotto i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, ha migliorato alcuni processi della Pubblica amministrazione italiana e ha introdotto un metodo di attuazione più orientato ai risultati”. Ma vengono rilevate, appunto, anche delle criticità: il Piano “ha incontrato maggiori difficoltà e ritardi nella realizzazione delle opere più complesse e non consente ancora di stabilire se e quanto gli investimenti e le riforme abbiano innalzato in modo permanente la produttività e il potenziale di crescita”.

Investimenti pubblici e qualità della programmazione: cosa serve per creare sviluppo

Una considerazione, infine, viene dedicata alla qualità della programmazione. “A parità di spesa – recita il rapporto di Confindustria – gli interventi possono avere effetti molto diversi sul potenziale di crescita: la riqualificazione di uno spazio urbano può produrre benefici sociali e migliorare la qualità del contesto locale, ma difficilmente favorisce un aumento permanente del tasso di crescita dell’economia. Un investimento in un macchinario 4.0, invece, aumenta direttamente lo stock di capitale produttivo e può innalzare produttività e Pil potenziale. Questa differenza avrebbe dovuto assumere maggiore rilievo nella valutazione ex ante degli interventi, soprattutto per la componente del Piano finanziata a debito”.

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Fonte: QdS.it