La pista ciclabile in via Cristoforo Colombo a CataniaLa pista ciclabile in via Cristoforo Colombo...
CATANIA – Una scelta ponderata e una decisione solo rinviata a momenti migliori. È il sindaco di Catania, Enrico Trantino a rispondere alle domande sulla rinuncia da parte dell’amministrazione etnea di un finanziamento europeo e regionale per realizzare una rete di piste ciclabili in città. Lo fa in occasione della relazione sullo stato di attuazione del programma, parlando di mobilità e città connessa, rivolgendosi al Consiglio comunale ma rispondendo indirettamente anche a Legambiente Catania che aveva denunciato la rinuncia da parte dell’amministrazione comunale del finanziamento di decine di milioni di euro, chiedendo al capo dell’amministrazione un passo indietro.
Piste ciclabili a Catania, Trantino spiega la rinuncia ai finanziamenti
“Desidero smorzare la polemica sul definanziamento per la realizzazione delle piste ciclabili – afferma il primo cittadino -. Ci siamo confrontati e abbiamo compreso che non era un progetto che la città riusciva a sostenere – prosegue – in termini di rapporti costi benefici tra ciò che doveva essere realizzato e ciò a cui avremmo dovuto rinunciare”. Il sindaco è sceso nel dettaglio di alcune caratteristiche della rete ciclabile che non hanno convinto l’amministrazione. “Non è pensabile a nostra avviso – continua -, fare 40 chilometri di ciclabili sulla Circonvallazione nei due sensi di marcia, con una pista che arrivi anche sul marciapiede e che può creare potenziali pericoli ai pedoni. O, al viale XX settembre – aggiunge il primo cittadino – spostare le auto per consentire il passaggio delle bici. La pista ciclabile può costituire un valore per la mobilità dolce – sottolinea – ma non dimentichiamoci anche che, rispetto ai modelli di un tempo, sono anche cambiati i mezzi con cui si percorrono queste piste e la presenza di monopattini, di bici elettriche , ecc potrebbe rappresentare una responsabilità troppo ampia da assumere”.
Mobilità a Catania, il Comune punta sul trasporto pubblico
Da qui la decisione di rinviare l’opera, a favore di “altri sistemi di mobilità alternativa che sono quelli su cui ci vogliamo concentrare – spiega: il miglioramento della rete del trasporto pubblico locale e la creazione di alcuni sistemi di dissuasione per la percorrenza in auto con un solo passeggero a bordo, che costituisce il vero problema di Catania”. Una risposta che non convince Legambiente Catania che torna all’attacco. “Abbiamo ascoltato le motivazioni con cui il sindaco di Catania ha spiegato in Consiglio la rinuncia a 8,2 milioni di euro di fondi europei/regionali per la rete ciclabile – afferma la presidente, Viola Sorbello. Catania è tra le città con più auto in Italia, terza per congestione – prosegue – viola sistematicamente i limiti di qualità dell’aria, per cui la domanda non è come far scorrere meglio le auto, ma come far muovere i cittadini in modo sicuro, economico e senza danni alla salute”.
Legambiente contesta la rinuncia alle piste ciclabili
Sorbello torna a evidenziare la quantità di automobili che circolano e la necessità di diminuire l’accesso in città. “A Catania usiamo l’auto anche per due chilometri – tuona -: spostare solo il 5% su bici e piedi significa 25.000 auto in meno ogni giorno. La rete ciclabile non peggiora la viabilità. La migliora. I cantieri di oggi non possono bloccare la città di domani – aggiunge, sottolineando come il finanziamento venga così perduto -. Non si può valutare un’infrastruttura che durerà decenni in base ai cantieri aperti oggi. Così non si farebbero mai metropolitane o parcheggi di interscambio. Rinunciare ai fondi non è neutrale – dice Sorbello -: si perde un investimento esterno già previsto da Pgtu, Pums e Biciplan e condiviso con i cittadini. Fondi che difficilmente torneranno, sottratti ad altri usi, che mostrano incapacità di finalizzare risorse pubbliche. Rinunciare al finanziamento significa rinunciare all’opera e ai suoi benefici”.
Piste ciclabili, Legambiente chiede chiarimenti al Comune
Per Legambiente non bastano eventuali misure dissuasive. “Servono alternative sicure ed efficienti. La rete ciclabile era proprio uno di questi strumenti – conclude -. Chiediamo che vengano rese pubbliche le valutazioni tecniche alla base della rinuncia e che il Consiglio discuta apertamente quale modello di mobilità vuole per Catania: una città sempre più dipendente dall’auto o una città con più libertà di scelta, meno traffico, più salute e migliore spazio pubblico”.
