HeySun, foto SiciliaFiera Emanuela La Mela 1 Ottobre 2026, 20:26 Nucleare avanzato e fonti rinnovabili...
Nucleare avanzato e fonti rinnovabili non necessariamente in contrapposizione, ma come componenti di un sistema energetico integrato. È questa una delle prospettive emerse durante il panel “Nucleare avanzato e fonti rinnovabili: sinergie strategiche per la transizione energetica”, organizzato nell’ambito di HeySun – Expo della Transizione Energetica, con la partecipazione dell’Università degli Studi di Catania e di diversi enti nazionali di ricerca.
Il confronto si è svolto in una fase delicata per il settore energetico italiano. Il 30 settembre è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 29 settembre 2026, n. 169, con la quale il Governo ha ricevuto una delega in materia di energia nucleare sostenibile, aprendo così la strada alla definizione del nuovo quadro normativo nazionale.
Rinnovabili e nucleare, un sistema integrato
A fare da sfondo al dibattito è la necessità di costruire un sistema capace di combinare tecnologie differenti. La Sicilia può contare su un’importante disponibilità di risorse solari ed eoliche, ma l’aumento della domanda energetica pone anche il problema della continuità della produzione e della stabilità della rete.
Da qui l’ipotesi di un modello nel quale fotovoltaico, eolico, sistemi di accumulo e tecnologie nucleari avanzate possano convivere all’interno dello stesso scenario energetico. “Rinnovabili e nucleare possono concorrere alla costruzione di un sistema energetico più stabile, sicuro e resiliente”
A evidenziarlo è stato Francesco Nocera, docente dell’Università di Catania, secondo cui il potenziale siciliano nelle rinnovabili rappresenta una risorsa sulla quale continuare a investire, da affiancare però a fonti programmabili. L’obiettivo, ha spiegato, sarebbe quello di garantire una maggiore continuità della produzione e, allo stesso tempo, rafforzare il ruolo della Sicilia e del Mezzogiorno all’interno dello scenario energetico mediterraneo.
Energia e competitività delle imprese
Il tema energetico non riguarda soltanto la transizione ambientale. Nel corso dell’incontro è stato evidenziato anche il suo impatto sulla competitività del sistema produttivo. Il costo dell’energia rappresenta infatti una variabile rilevante per famiglie e imprese e assume un peso ancora maggiore per le attività industriali caratterizzate da consumi elevati.
La disponibilità di energia stabile e a basse emissioni potrebbe quindi incidere sulle prospettive di investimento in alcuni comparti strategici. Tra gli ambiti citati figurano anche i grandi centri di calcolo e le applicazioni legate all’intelligenza artificiale, settori che richiedono importanti quantità di energia e che potrebbero assumere un ruolo crescente nell’economia del futuro.
L’Università di Catania e la sfida delle nuove competenze
Accanto alla questione energetica, il panel ha posto l’attenzione anche sulle professionalità necessarie per accompagnare un’eventuale nuova fase di sviluppo del nucleare. L’Università di Catania, che partecipa all’alleanza industriale europea sul nucleare, potrebbe avere un ruolo anche sul fronte della formazione. “La ripresa del nucleare richiederà competenze nuove e trasversali e l’Università di Catania ha tutte le condizioni per svolgere un ruolo di primo piano nella formazione”.
Lo ha sottolineato Giacomo Cuttone, dirigente di ricerca dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, richiamando la necessità di professionalità che spaziano dall’ingegneria ai sistemi di controllo, dall’edilizia alla diagnostica.
Una possibile filiera, dunque, non riguarderebbe esclusivamente la produzione energetica. Secondo Cuttone, la presenza sul territorio dell’Ateneo, degli enti di ricerca e di un sistema industriale avanzato potrebbe contribuire alla costruzione di un ecosistema in grado di attrarre investimenti e creare nuove opportunità professionali per i giovani.
Dall’energia alla ricerca biomedica
Il confronto ha infine ampliato il campo alle applicazioni delle tecnologie nucleari nella ricerca e nella medicina. Diagnostica, trattamenti oncologici, applicazioni cardiovascolari e neurodegenerative rappresentano infatti alcuni degli ambiti nei quali queste tecnologie trovano già impiego.
Per l’Università di Catania, quindi, la discussione sul nuovo mix energetico si inserisce in una prospettiva più ampia, che mette insieme ricerca, formazione, innovazione e sviluppo industriale.
La sfida per la Sicilia non sarebbe soltanto quella di produrre più energia, ma di costruire intorno alla transizione un sistema di competenze e ricerca capace di intercettare le nuove opportunità industriali. In questo scenario, il ruolo di Catania potrebbe estendersi dall’energia alla formazione e alle tecnologie avanzate, con uno sguardo rivolto anche al Mediterraneo.
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