Redazione 3 Luglio 2026, 15:34 Roma, 3 lug. (askanews) – Dal 3 luglio al 15...
Roma, 3 lug. (askanews) – Dal 3 luglio al 15 novembre l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano del Museo Nazionale Romano ospita “Aegyptus – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserto in epoca romana”, grande mostra immersiva e crossmediale che coniuga videoarte, archeologia e intelligenza artificiale, raccontando un capitolo ancora poco conosciuto della storia antica: la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C.
Il progetto, ideato da Elisabetta Bruscolini, è curato da Alfonsina Russo, Angelo Piero Cappello, Federica Rinaldi e Alessio De Cristofaro ed Elisabetta Bruscolini nell’ambito delle attività di cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo.
Promossa dal Ministero della Cultura, dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, dall’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo, dall’Istituto centrale per la valorizzazione economica e promozione del patrimonio culturale e dal Museo Nazionale Romano, la mostra accompagna il visitatore alla scoperta di un Egitto diverso da quello dei faraoni, dove il deserto diventa luogo di incontro, scambio e dialogo tra culture, popoli e religioni. L’iniziativa si colloca nell’ambito delle linee strategiche promosse dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli, finalizzate a coniugare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio culturale e individua nella cultura un fondamentale strumento di dialogo e conoscenza condivisa, in grado di rafforzare i rapporti tra i popoli, valorizzare un patrimonio storico comune e favorire nuove opportunità di cooperazione internazionale, soprattutto nel Mediterraneo e in Africa.
Grazie al fondamentale contributo degli archeologi e delle archeologhe impegnati negli scavi greco-romani in Egitto, realizzati con il sostegno del Ministero delle Antichità Egiziano, Aegyptus si configura come una grande installazione che trasforma la visita in un’esperienza sensoriale e narrativa. Ospitata nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, la prima parte della mostra, mantiene la vocazione che ha permesso la costituzione del Museo dell’Arte salvata: all’interno delle vetrine disposte secondo il perimetro dell’Aula sono esposti reperti che raccontano il contesto storico e archeologico dell’Egitto romano; i materiali provengono sia dalle collezioni del Museo Nazionale Romano, e in particolare dai depositi, sia dalle attività del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale, che ha contribuito con la selezione di alcune opere d’arte trafugate o spontaneamente consegnate.
I reperti, che spaziano dal racconto dell’attrazione esercitata dall’Egitto sul mondo romano, alle pratiche funerarie e religiose, all’artigianato locale, con un originale e inedito approfondimento sui falsi moderni e sul mercato antiquario, dialogano con i contenuti audiovisivi e digitali esposti lungo il percorso, creando un contrasto originale che consente di vedere in una nuova prospettiva l’Egitto romano.
Completata la visita della mostra archeologica, infatti, il percorso conduce il visitatore al cuore della mostra multimediale: un grande schermo curvo, concepito come il luogo della narrazione. È qui che prende forma la struttura narrativa dell’intero progetto espositivo: tre racconti audiovisivi si susseguono nello stesso spazio costruendo un dialogo continuo tra ricerca scientifica, interpretazione artistica e innovazione tecnologica.
Ad aprire il racconto multimediale è Aegyptus, l’opera di videoarte realizzata da Studio Convertino. L’opera non si limita a ricostruire i luoghi, ma ne offre un’interpretazione immersiva attraverso immagini in movimento, ricostruzioni digitali, musica, suoni ed effetti. Lo sguardo si posa sui dettagli meno evidenti dei monumenti – iscrizioni, tracce di colore, superfici e materiali – restituendo il fascino delle oasi e del deserto romano e facendo emergere la trama di relazioni culturali che ha caratterizzato questi territori nel corso dei secoli.
Il secondo racconto è dedicato ai cantieri delle missioni archeologiche italiane in Egitto. Attraverso filmati realizzati nei siti di Soknopaiou Nesos (Fayyum), Umm el-Dabadib (Kharga), della Necropoli romana di Aswan e di Kom al-Ahmer, il pubblico entra nel vivo del lavoro degli archeologi, seguendo il percorso che conduce dalla ricerca sul campo alla ricostruzione della storia. Un’occasione per conoscere da vicino il lavoro di studio, documentazione e scavo che permette di riportare alla luce testimonianze rimaste per secoli nascoste sotto la sabbia del deserto.
A chiudere la sequenza dei racconti audiovisivi è “I Doni della Grande Oasi”, un cortometraggio realizzato con l’intelligenza artificiale da Riccardo Boccuzzi, con la consulenza scientifica delle archeologhe Paola Davoli e Corinna Rossi. Il film propone la ricostruzione di un’oasi del IV secolo d.C. attraverso lo sguardo di una bambina, accompagnando il pubblico nella quotidianità dell’Egitto romano tra mercati, templi, sistemi di irrigazione, fortezze e paesaggi desertici ai confini dell’Impero.
Frutto dell’incontro tra ricerca archeologica e innovazione tecnologica, il corto traduce le più recenti conoscenze scientifiche in un linguaggio visivo capace di coinvolgere adulti e bambini, offrendo una chiave di lettura emozionale e accessibile del passato e confermando la vocazione della mostra a coniugare rigore scientifico, divulgazione e sperimentazione narrativa.
