Mattarella ha ragione, compatti nell’Ue

Carlo Alberto Tregua

Mattarella ha ragione, compatti nell’Ue

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Carlo Alberto Tregua |
martedì 27 ottobre 2026 - 7:33
Mattarella ha ragione, compatti nell’Ue

Sergio Mattarella. Foto di Frank_Ammendola da ImagoeconomicaSergio Mattarella, presidente della Repubblica. Foto di Frank_Ammendola da...

27 Ottobre 2026, 08:33

Ancora una volta il Presidente della Repubblica, nella qualità di Capo di Stato non governativo, ha partecipato al vertice Arraiolos.

Le sue parole pacate, ma piene di buonsenso, hanno nuovamente colto la necessità che l’Unione europea sia compatta e che funzioni come un unico Paese. Indirettamente ha messo in evidenza una carenza e cioé che in atto l’Ue è la somma di ventisette Nazioni, le quali detengono uno strumento antiunitario che è quello del voto unanime, salvo pochi casi espressamente previsti in cui è valido il voto a maggioranza qualificata.

Unione europea, il problema dell’unità politica e del voto unanime

Quando la Commissione europea, presieduta da Romano Prodi, allargò l’Unione ai Paesi balcanici, probabilmente commise un errore perché non si può ampliare un’Unione che ancora non è tale. Ed è questa la debolezza maggiore dell’Ue: non ha un governo comune, non ha una difesa comune, non ha un sistema fiscale comune, non ha un sistema finanziario comune, al di là della Banca centrale europea, non ha un sistema di trasporti comune e così via.

La sua debolezza si è manifestata anche nel piano d’aiuti denominato Next generation Eu, attuato in Italia tramite il Pnrr (Piano nazionale di riprese e resilienza), osannato da tutti, ma che ha in sè una grandissima carenza. Non so se cittadine e cittadini hanno compreso il meccanismo di tale Piano, che ha assegnato all’Italia 194 miliardi, di cui 68 a fondo perduto.

In che cosa consiste la carenza? Nel fatto che la Commissione europea ha erogato queste somme non già su spese effettive certificate, bensì su progetti, la cui realizzazione non è stata controllata. Quindi vi sono soggetti pubblici e privati che hanno preso soldi non tanto su opere effettivamente completate, ma solo sui progetti. Figuriamoci dove siano andati a finire questi soldi e soprattutto quale efficacia essi abbiano avuto.

Perché la Commissione ha adottato questo criterio rimane un mistero; resta il fatto che così è stato messo in atto il Pnrr.

Mattarella e le riforme per uno Stato europeo più unito

Com’è noto, l’Unione è dotata di due camere legislative: il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea, che ha una presidenza semestrale e che, di fatto, dà il via libera a Regolamenti e Direttive dopo che sono stati approvati dal Parlamento.

Dunque, Mattarella ha sollecitato tutti i colleghi Capi di Stato non governativi a operare affinché i rispettivi governi – i cui rappresentanti sono invece nel Consiglio europeo, che è l’organismo politico con presidenza di due anni e mezzo a rotazione – facciano accordi ai quali possono seguire i Regolamenti (equivalenti alle leggi), in modo da progettare e attuare tutte le riforme prima indicate e tutte le altre che dovrebbero condurre a un obiettivo preciso: formare un vero Stato europeo, anche utilizzando il modello degli Usa.

Dunque, proprio in questa disunione e in questa carenza di strutture unitarie vi è la grande debolezza dell’Europa. Ribadiamo che la prima carenza risiede nel sistema difensivo, cosicché esso è di fatto nelle mani degli Stati Uniti. è vero che la Nato è un’organizzazione euroatlantica americana, che prevede, con l’articolo 5, una sorta di solidarietà difensiva, ma non bisogna trascurare che il partner di grande maggioranza sono gli Usa e dunque la volontà di chi in quel momento è il Presidente risulta sempre prevalente.

Difesa comune europea e ruolo degli Stati Uniti

è difficile tenere insieme circa 450 milioni di persone che hanno tradizioni, lingue, religioni e usi molto diversi, dall’estremo Nord all’estremo Sud dell’Europa. Però la strada di una vera Unione è proprio quella di creare un unico sistema di governo, che però poi deve avere capacità di incidere su tutti.

Allo stato dei fatti non sembra che i Ventisette vadano verso questa direzione, per cui l’Unione si può definire dis-Unione e così facendo rivela una debolezza non solo nella difesa dei territori, ma anche nell’economia, tenuto conto che non ha strumenti per promuovere l’aumento della produzione di ricchezza, il cui Pil arriverà, forse, nel prossimo anno “all’enorme” cifra dell’uno per cento di incremento.

Al momento non resta che prendere atto dello stato dei fatti e augurarsi che non capitino incidenti internazionali, come quello della guerra russo-ucraina, per la quale l’Ue ha dimostrato la propria debolezza, che si sta ritorcendo sulle sue stesse comunità.

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  • Editoriale

Fonte: QdS.it