Redazione 26 Ottobre 2026, 22:31 Torino, 28 ott. (askanews) – Torino, tre sedi, un’artista che...
Torino, 28 ott. (askanews) – Torino, tre sedi, un’artista che pur a cento anni dalla sua nascita continua a essere attuale, contemporanea, mai richiudibile dentro definizioni fisse: Marisa Merz. “La danza delle ore”, titolo bellissimo, è una mostra che si articola in tre atti, in Fondazione Merz, alla GAM e al castello di Rivoli e in ciascuno spazio la sua storia viene raccontata in modi diversi, per comporre, alla fine, un ritratto plurale.
“Qui in Fondazione – ha detto ad askanews Sébastien Delot, uno dei curatori del progetto – con Beatrice Merz abbiamo pensato di costruire una mostra intorno all’idea della trasformazione della metamorfosi, della sperimentazione. E abbiamo provato a farlo capire al pubblico presentando tante opere inedite, opere finite, opere iconiche, però anche opere sperimentali, sia a livello di materiali sia di pensiero”.
Lo spazio che resta aperto, non definito; le pratiche molteplici, dalla scultura all’installazione, dal disegno alle opere giù grandi, come la “Living Sculture” del 1966 che viene presentata dopo un importante restauro. Entrare nel mondo di Marisa Merz è un’esperienza intensa, non facile, ma piena di sorprese. Che dialoga anche con la dimensione museale.
“Il mio lavoro qui alla GAM – ha aggiunto Chiara Bertola, direttrice del museo torinese e co-curatrice della mostra – spero che lo si percepisca da fuori, è proprio di riuscire a far sì che l’opera entra dentro, ma rimane viva, cioè il museo non mortifica, non fa diventare morte le opere, ma le rende vive. Quindi io spero che questa mostra, pur avendo una tonalità museale per la qualità dei lavori che ha, cioè di tappe storiche importanti nell’opera di Marisa, sia anche però piena di vita o comunque che faccia capire la profonda vitalità che animava l’opera di Marisa”.
Questa vitalità si sente, è invisibile ma presente come se fosse un campo magnetico e si protende verso l’esterno, così se in Fondazione Merz è presente un intervento fotografico di Tacita Dean, al Castello di Rivoli dieci artiste, più un pittore giottesco, hanno creato dei lavori ispirati alla Merz.
“Marisa Merz – ha concluso Marianna Vecellio, co-curatrice per il Castello – è stata accolta come a costituire una sorta di infrastruttura immaginaria una cassa di risonanza per ospitare 10 artiste un undicesimo che è Agnolo Gaddi, per cui passato e presente e una proiezione verso il futuro. Lei è stata un’artista libera, non amava essere definita, non amava essere chiusa dentro delle definizioni precise, capricciosa, abbiamo detto, amante della musica, era proprio uno spirito libero”.
Questa libertà, che è complessa e tutt’altro che scontata, sembra essere alla fine la cifra costante di tutti i momenti del progetto espositivo, ma forse il vero valore delle tre mostre è che, comunque Marisa Merz resta inafferrabile e continua a volare verso il futuro, come una delle sue bellissime figure che si allungano sulla tela, enigmatiche e perfette. (Leonardo Merlini)
