L.elettorale, rabbia di Meloni: non tirerò a campare. E vuole verifica con alleati

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L.elettorale, rabbia di Meloni: non tirerò a campare. E vuole verifica con alleati

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martedì 14 luglio 2026 - 20:35
L.elettorale, rabbia di Meloni: non tirerò a campare. E vuole verifica con alleati

Redazione 14 Luglio 2026, 22:35 Roma, 14 lug. (askanews) – Non è bastato il lavoro...

14 Luglio 2026, 22:35

Roma, 14 lug. (askanews) – Non è bastato il lavoro di presidio del Transatlantico del ministro Francesco Lollobrigida, né le rassicurazioni offerte a chi sentiva la propria ricandidatura in bilico. E nemmeno la promessa di rispettare la parità di genere a prescindere dalle prescrizioni legislative che Antonio Tajani ha fatto alle sue deputate. Giorgia Meloni aveva deciso di scommettere sulla roulette delle preferenze ma alla fine ha perso. Il lavoro con gli alleati dei giorni scorsi, che ha portato questa mattina Lega e Forza Italia a dichiararsi a favore di un emendamento che pure avevano deciso di non firmare, si è infranto contro quel voto in meno e con i veleni sul manipolo di franchi tiratori che, nel segreto dell’urna, ha portato a una bocciatura che non può non essere considerata una sconfitta personale della premier.

Ci sono, sin dalla mattina, gli attacchi all’opposizione, rea a suo dire di non aver voluto che ci si esprimesse con voto palese. La presidente del Consiglio li “sfida” a metterci la faccia e molti già lo considerano un modo per mettere le mani avanti. Eppure prima dello showdown tra i maggiorenti di Fratelli d’Italia aveva cominciato a diffondersi un certo ottimismo. L’assetto era quasi militare, controlli a uomo, l’invito a votare inserendo nella buca con la pulsantiera il solo dito indice e non l’intera mano per poter mostrare con maggiore chiarezza il proprio sì. Un ottimismo, chissà quanto condiviso dalla premier, che ha reso la successiva doccia ancora più gelida. “Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude”, il commento affidato ad un post sui social in cui Meloni rivendica la sua coerenza nell’aver cercato di evitare le liste bloccate, a differenza della sinistra. Insomma, il tentativo di girare, almeno in parte a suo favore, la narrazione di una giornata nera.

Ma di là delle ovvie accuse alle opposizioni, Giorgia Meloni è costretta anche a guardarsi in casa. “Nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione”, ammette la premier. In che modo questa verifica si svolgerà e quando è difficile da prevedere. Di certo, il messaggio che Giorgia Meloni aveva recapitato agli alleati nei giorni scorsi, era stato chiaro: “Non intendo tirare a campare”. Come a dire: se non reggiamo su questo punto per me dirimente, mi chiedo come sia possibile fare ancora affidamento sulla maggioranza. Anche perchè sarà necessaria una disamina a freddo sull’identità di quella trentina di franchi tiratori. C’è chi mette nel mirino soprattutto le deputate preoccupate di essere penalizzate, chi ci vede lo zampino della famiglia Berlusconi e chi, invece, evoca la storica insofferenza della Lega verso le preferenze. Tutti indistintamente nella maggioranza puntano il dito contro i vannacciani che pure hanno dichiarato il loro voto favorevole.

Al momento, comunque, la strategia del day by day prevede che si vada avanti con l’esame della legge elettorale, cercando di portare a casa comunque l’impianto proporzionale con premio di maggioranza che peraltro è quello uscito dall’esame della commissione. Sempre che non ci siano altre sorprese, visto che i voti segreti non sono finiti. Ma a suggerire una ulteriore strada è anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, da sempre grande esperto di materia elettorale in Fdi. “Nel bicameralismo – dice – esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera”, “ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori”. Un messaggio che sembra indirizzato tanto all’opposizione quanto alla maggioranza.

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Fonte: QdS.it