Totò Cuffaro, foto di imagoeconomicaTotò Cuffaro, foto imagoeconomica Daniele D'Alessandro 4 Settembre 2026, 07:58 ll...
ll Gip del tribunale di Palermo Stefania Brambille ha archiviato le posizioni di 23 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta per corruzione, traffico di influenze illecite, turbativa d’asta e altri reati, commessi negli appalti della sanità siciliana. L’indagine vedeva al centro l’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, che ha patteggiato una condanna a tre anni e la sta scontando ai servizi sociali, evitando dunque il carcere, dove era stato a seguito della prima sentenza di colpevolezza a suo carico, emessa nel procedimento Talpe in Procura.
L’archiviazione
A chiedere di chiudere il caso senza andare in giudizio sono stati gli stessi Pm, coordinati dal procuratore aggiunto Francesca Mazzocco, per ragioni tecniche, legate all’impossibilità di utilizzare le intercettazioni per una serie di reati. In queste condizioni, scrive la Procura, “non ci sono elementi che consentono margini per l’utile esercizio dell’azione penale”. Escono di scena, tra gli altri, lo stesso Cuffaro, per una serie di ipotesi residuali a suo carico, e il capo della Protezione civile regionale, Salvatore Cocina, sospettato di avere avuto un ruolo nell’aggiustamento di procedure amministrative relative al suo settore. Scagionato anche l’ex direttore generale dell’Asp di Siracusa, il palermitano Alessandro Caltagirone: nei suoi confronti era stato chiesto l’arresto, ma dopo l’interrogatorio preventivo il Gip lo aveva negato. Esce di scena anche il deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano, nei cui confronti i pm avevano chiesto invano alla Camera l’utilizzo di alcune intercettazioni: per una parte delle contestazioni, invece – la cosiddetta vicenda Dussmann, su alcuni appalti di Siracusa – non sono emersi elementi per sostenere l’accusa in giudizio.
No al processo anche contro imprenditore agrigentino
I pm rinunciano poi, a fronte del diniego del Gip circa la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, poi ribadito dal tribunale del riesame, a chiedere il processo anche contro un imprenditore agrigentino, Alessandro Vetro, nonostante “la sicura consegna di denaro dal Vetro a Cuffaro”: anche in questo caso non e’ stata “superata la soglia della mera plausibilita’ investigativa”.
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