La frana di NiscemiLa frana di Niscemi Edoardo Ullo 18 Ottobre 2026, 15:32 Proseguono le...
Proseguono le indagini sulla frana di Niscemi ma la prima fase dell’inchiesta potrebbe chiudersi entro gennaio, a un anno dai tragici fatti che hanno visto la cittadina in provincia di Caltanissetta essere devastata da smottamenti che ne hanno cambiato il volto con sfollati e case distrutte o inagibili.
Salvatore Vella, procuratore capo di Gela, che coordina l’inchiesta e il relativo pool, dice infatti che entro tre mesi potrebbero esserci delle novità: “Sono fiducioso, per come stiamo lavorando – spiega – e ritengo che la prima fase dell’inchiesta possa andare alla conclusione indagini entro il prossimo gennaio”.
Di recente, lo ricordiamo, è stato approvato il piano sicurezza da 32 milioni per la stabilizzazione del dissesto idrogeologico che colpisce quel territorio.
Tredici indagati, compresi gli ultimi quattro presidenti della Regione
Sono 13 gli indagati e tra loro ci sono gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana, oltre a dirigenti regionali e ai referenti dell’associazione temporanea di imprese che avrebbe dovuto occuparsi dei lavori di consolidamento previsti dopo la frana del 1997. Quei lavori non furono mai realizzati. La frana si è estesa su un fronte di oltre quattro chilometri, a ridosso del centro storico di Niscemi.
L’inchiesta in tre fasi, sotto analisi altrettanti periodi dal 1997
La procura sta sviluppando gli accertamenti lungo tre periodi: dal 1997 al 1999, ossia dalla prima frana alla firma del contratto per le opere di mitigazione, mai realizzate; dal 2010 al 2016, ovvero dalla fase in cui il contratto fu risolto per inadempimento fino al 2016, senza che siano stati condotti interventi successivi; dal 2016 a oggi con l’ultima fase, dedicata alle verifiche.
Opere mancate, acque e zona rossa
Le attività si concentrano sulle opere non realizzate, sui sistemi di gestione delle acque bianche e nere e sulla costruzione di opere in zona rossa. Da mesi vanno avanti verifiche tecniche e acquisizioni di dati, e molti indagati sono stati ascoltati dai pm. I magistrati lavorano a stretto contatto con gli agenti della squadra mobile di Caltanissetta, dello Sco di Roma e del commissariato di Niscemi, oltre che con i tre consulenti che si occupano degli aspetti tecnici.
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