Fondi europei, dopo il Pnrr anche in Sicilia si teme la centralizzazione: la strategia della Regione

Simone Olivelli

Fondi europei, dopo il Pnrr anche in Sicilia si teme la centralizzazione: la strategia della Regione

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Simone Olivelli |
venerdì 02 ottobre 2026 - 3:47
Fondi europei, dopo il Pnrr anche in Sicilia si teme la centralizzazione: la strategia della Regione

Unione Europea, immagine di repertorio. Foto di Alexandre Lallemand su UnsplashBandiera Unione Europea, fondi europei...

2 Ottobre 2026, 05:47

Un futuro in cui le Regioni saranno spettatrici – o poco di più – della pianificazione della spesa dei fondi europei. Visto con gli occhi di chi occupa posti di potere all’interno dei governi regionali – compreso quello siciliano – si tratta di uno scenario distopico. Il timore si sta alimentando in relazione alla direzione che l’Ue e i singoli Stati stanno seguendo in vista della finestra di finanziamenti 2028-2034.

Dopo l’esperienza del Pnrr, la Commissione europea è intenzionata a rivoluzionare la Politica di coesione dell’Unione. Tradotto significa che cambieranno le regole con cui la pioggia di fondi proveniente da Bruxelles arriverà nei singoli territori. L’orientamento, infatti, è quello di andare verso una centralizzazione degli accordi, nell’ottica di stabilire interlocuzioni con i governi nazionali e rinviando a una fase successiva la ripartizione delle risorse tra le Regioni.

A provocare la fibrillazione è anche una nota interna che di recente è finita sul tavolo del presidente Renato Schifani.

Un unico fondo e obiettivi da Pnrr

“L’avanzamento del negoziato europeo sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e le profonde innovazioni che caratterizzeranno la politica di coesione dell’Unione rendono necessario avviare tempestivamente un percorso di approfondimento e confronto a livello regionale, finalizzato a individuare le priorità e le misure che la Regione Siciliana intende rappresentare nell’ambito del redigendo Piano di partenariato nazionale e regionale (Pnr)”.

Inizia così il documento che lo scorso 7 settembre il dirigente del dipartimento Programmazione, Vincenzo Falgares, ha inviato a Schifani.
Al centro dell’attenzione c’è la proposta di istituzione di un Fondo unico che si occupi di coesione economica, sociale, territoriale, agricoltura, pesca, prosperità e sicurezza. “Un impianto – spiega Falgares – nel quale le risorse delle diverse politiche europee dovrebbero confluire in un piano unitario presentato da ciascuno Stato membro, che potrà essere articolato in capitoli nazionali, regionali o settoriali, nei quali trovano rappresentazione i fabbisogni e gli interventi riferiti ai diversi territori”.

A caratterizzare la nuova politica di sostegno sarebbe l’introduzione di “un meccanismo di erogazione delle risorse subordinato al conseguimento di milestone e target concordati con la Commissione europea”. Praticamente quello che gli italiani hanno imparato con la gestione del Pnrr, i cui finanziamenti erano vincolati al raggiungimento di determinati obiettivi.

Fondi europei, il ruolo delle Regioni

A tenere banco è l’incertezza su quale sarà il ruolo che le Regioni avranno. “La proposta regolamentare prevede, infatti, un importo minimo che gli Stati membri devono destinare alle regioni meno sviluppate, senza tuttavia consentire di prefigurare la dotazione regionale per il periodo 2028-2034, che dipenderà dall’esito del negoziato europeo e dalle successive scelte nazionali di riparto”, si legge nella nota. Nella stessa viene specificato che “le risorse finanziarie spettanti alla Sicilia” per il momento non sono “ancora quantificabili”.

Di questo tema si è iniziato a parlare nell’ambito della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome già due anni fa, ma è stato nei mesi scorsi che qualche passo in avanti sembrava essersi registrato: a maggio, il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga, ha incontrato il governo Meloni per concordare l’apertura di un tavolo di confronto. Le aspettative però sono rimaste deluse.

“All’incontro del 13 maggio non hanno fatto seguito ulteriori interlocuzioni strutturate con il governo, né sono stati forniti adeguati aggiornamenti sull’andamento del negoziato europeo, sugli orientamenti nazionali e sulle modalità di coinvolgimento delle Regioni nella predisposizione del Piano di partenariato nazionale e regionale”, si legge nella nota di Falgares, in cui si specifica che neanche a giugno – nell’ambito del Comitato dell’accordo di partenariato – le Regioni sono riuscite ad “acquisire indicazioni operative sufficienti a delineare un percorso comune”.

Chi fa da sé…

A fronte di questo apparente stallo, le Regioni hanno deciso di lavorare a un’elaborazione di quelli che dovrebbero essere i capitoli di finanziamento, contenenti gli interventi da sostenere e le priorità territoriali. Un modo per farsi trovare preparati quando il governo riaprirà il dialogo.

“L’obiettivo proposto è di pervenire entro il mese di ottobre a una prima elaborazione del capitolo regionale della Sicilia, da sottoporre ai necessari passaggi istituzionali e da aggiornare progressivamente in relazione agli sviluppi del negoziato europeo e alle indicazioni che saranno successivamente definite a livello nazionale. Per la Sicilia – si legge nella nota di Falgares – l’attività dovrà riguardare anzitutto gli ambiti attualmente sostenuti dal Fesr e dal Fse+, favorendo una lettura integrata dei fabbisogni economici, sociali e territoriali e assicurando, nel contempo, il necessario raccordo con le strutture regionali competenti per le altre politiche interessate dal redigendo Piano Pnr, comprese quelle agricole e di sviluppo rurale e della pesca, nel rispetto delle relative competenze e dei percorsi di confronto eventualmente già avviati”.

Il questionario

Assieme alla relazione, sul tavolo di Schifani è arrivato un cronoprogramma diviso in nove tappe, con livelli diversi di coinvolgimento sia sul piano burocratico che politico fino ad approdare alla presentazione della proposta tecnica al presidente e agli assessori regionali.

Sulla scorta di queste considerazioni, la Regione ha lavorato anche a un questionario rivolto a tutti i soggetti portatori di interesse – dalle imprese agli enti locali, dal Terzo settore alle Università – per contribuire a “individuare i principali fabbisogni del territorio, gli ambiti sui quali concentrare gli interventi e i risultati da perseguire nel periodo 2028–2034”.

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Fonte: QdS.it