Carlo Alberto Tregua 28 Agosto 2026, 08:38 Non si capisce perché chi fa informazione non...
Non si capisce perché chi fa informazione non osserva il Codice deontologico dei giornalisti di giugno 2025 e, in particolare, non controlla le informazioni per verificare se siano vere o false, accedendo a fonti giuridiche, storiche, filosofiche e altre.
Qualcuno ha inventato una balla colossale: la denominazione “extraprofitti” delle società di capitali. Non si capisce cosa voglia dire questa unione di due parole in quanto, nel sistema giuridico, economico e fiscale italiano, non esistono gli extraprofitti. Il Codice civile prevede che il bilancio possa conseguire utili o perdite, ma non extrautile (profitto).
Sul piano fiscale (ho macinato la materia nel corso dei miei cinquant’anni di dottore commercialista) gli extraprofitti non esistono.
Dunque, risulta del tutto evidente la volontà di ingannare i cittadini e le cittadine, propagando un’informazione del tutto destituita di fondamento. Più grave quando questa azione è stata propagata da personaggi politici.
Come funziona la tassazione degli utili
Non a tutti è noto che i redditi (gli utili di bilancio delle società) sono tassati con un’aliquota del 24 per cento, oltre a una seconda aliquota regionale del 4,5 per cento, senza limite degli utili. Una società può conseguire mille euro così come mille miliardi di utili, ma viene comunque tassata con le stesse aliquote prima indicate.
Chi ha fatto la stupida proposta degli extraprofitti avrebbe dovuto, invece, formularla in modo fattibile, e cioè stabilire aliquote superiori a quelle indicate per fasce di utili più elevate. Ovviamente il discorso non sarebbe valso solo per le imprese bancarie, ma anche per quelle energetiche e per tutte le altre, che dovessero conseguire utili molto elevati. L’iniziativa avrebbe avuto matrice nella Costituzione, che prevede equità di tassazione e redistribuzione della ricchezza. Come avviene questa redistribuzione? Mediante maggiori entrate da imposte e quindi maggiori supporti alle fasce deboli della popolazione.
Riteniamo di avere chiarito anche in questo caso, con l’altra informazione, una questione dilagante ma assolutamente priva di fondamento, con l’augurio che i cortesi lettori la diffondano con amici e parenti, nonché con colleghi di lavoro e con altri che vogliano sapere la verità.
Profitti delle imprese e industria delle armi
In questo quadro, non sono stati messi in evidenza gli altri profitti (che non sono extra) delle imprese che producono armi, le quali oggi sono vendute cospicuamente allo Stato italiano che, poi, le gira graziosamente all’Ucraina.
Non però nella quantità adottata da altri Stati, come Francia e Germania, i quali, sotto la pressione degli industriali delle armi, continuano nello loro politica guerrafondaia di quel povero Paese, martoriato da bombardamenti di tutti i tipi che provengono dalla Russia.
Anche in questo caso, si tratta di puntualizzare l’informazione affinché sia obiettiva e comprensibile. La guerra in Ucraina non c’è perché la volevano gli ucraini, ma perché a volerla è stata l’industria delle armi, che ha trovato modo di aumentare i propri fatturati e i relativi utili, sui quali continuano a pagare le normali aliquote prima ricordate (il 24 per cento più il 4,5 per cento).
Il dibattito politico sulla guerra in Ucraina
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha difficoltà a non allinearsi ai cosiddetti Volenterosi, e tuttavia lo sta facendo. Fa bene, perché questi cosiddetti Volenterosi non sono altro che dei succubi degli industriali delle armi e non si rendono conto della sciagura che ha colpito l’Ucraina, non solo per la deprecata invasione della Russia del 24 febbraio 2022, ma per la pervicacia di un ex attore comico, casualmente diventato presidente della Repubblica, che è teleguidato da chi ha interesse a proseguire la guerra e non a chiuderla immediatamente.
Non è lontano il momento in cui l’opinione pubblica europea capirà il grossolano errore della presidente von der Leyen, teleguidata dalle corporazioni, che avrebbe dovuto fin dal primo giorno lavorare per chiudere istantaneamente quella insana guerra.
Occorre che l’informazione sia obiettiva su tutte le questioni che in questo momento, anche di relativo riposo della gente, circolano impunemente senza l’opportuna verifica. Acuiamo la nostra attenzione per evitare di essere imbrogliati, formiamoci un’idea sui fatti e non sulle chiacchiere di tanti vaniloqui che tirano l’acqua al proprio mulino anziché servire, come dovrebbero, i cittadini.
