Emma Bonino e Gloria SteinemEmma Bonino e Gloria Steinem Carmen Russo 23 Ottobre 2026, 08:56...
Lo scorso settembre ha portato via nel giro di pochi giorni due donne che hanno letteralmente fatto il Novecento. Prima se n’è andata Gloria Steinem, e poi la nostra Emma Bonino, morta l’11 settembre a 78 anni. Due mondi diversi, due oceani di mezzo, ma alla fine un’unica, grandissima lezione: il potere, noi donne, non dobbiamo aspettare che ce lo concedano. Dobbiamo andarcelo a prendere. Spesso facciamo l’errore di pensare al femminismo come a una roba da salotto o da accademia. Invece, la cosa che colpisce di più di Gloria è che il suo attivismo non è nato studiando sui libri all’università, ma sbattendoci la faccia nella vita vera. Mettetevi nei suoi panni immaginate una ragazzina che deve fare da madre alla propria madre, un tempo giornalista brillante, poi distrutta dalle convenzioni sociali e dalla malattia. Gloria è passata anche per il terrore di un aborto clandestino a Londra a soli 22 anni ed ha sopportato direttori di giornale che volevano relegarla a scrivere di rossetti, e come ha risposto? Fondando la sua rivista e dimostrando che senza l’indipendenza economica non andiamo da nessuna parte.
Emma Bonino e Gloria Steinem: due percorsi per i diritti delle donne
Emma ha fatto un percorso speculare ma altrettanto dirompente. È partita dalla strada, dalla disobbedienza civile dura e pura, facendosi arrestare pur di difendere le libertà di tutti. Ma il suo vero capolavoro è stato prendere quella polvere della piazza e portarla nei palazzi del potere. Da Ministro degli Esteri, ha usato tutto il peso della diplomazia per consolidare la risoluzione Onu che metteva al bando le mutilazioni genitali femminili. Ha preso la moratoria sulla pena di morte e ne ha fatto un asse portante della politica estera italiana. E quando era al Commercio Internazionale, cercava persino di vincolare i nostri accordi economici al rispetto dell’emancipazione femminile nei Paesi in via di sviluppo.
L’eredità di Bonino e Steinem: libertà, indipendenza e impegno
L’unica cosa che possiamo davvero aggiungere davanti a tutto questo è un sentito grazie Emma e grazie Gloria. Ma se vogliamo essere onesti, il modo migliore per ricordarle non è metterle su un piedistallo o chiamarle “icone”. È studiare il loro metodo. Sporcarci le mani. Perché oggi abbiamo un disperato bisogno di donne che guardino il mondo senza chiedere permesso e sappiano scardinare le regole. Sia stando fuori a gridare, sia stando dentro a governare. Ne abbiamo? In vita dico.
Come sempre vi invito a scrivermi per suggerimenti o critiche leggidiagonale@gmail.com.
