Redazione 16 Settembre 2026, 11:32 Roma, 16 set. (askanews) – Un nuovo studio pubblicato sulla...
Roma, 16 set. (askanews) – Un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale Scientia Horticulturae dimostra che la gestione dell’intensità luminosa durante la coltivazione può aumentare significativamente il contenuto di vitamina B9 in alcune specie orticole a foglia, migliorandone al tempo stesso la qualità nutrizionale. Ottenere questo risultato attraverso tecniche semplici e sostenibili rappresenta una delle sfide più attuali per l’agricoltura moderna.
La ricerca, condotta dall’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA, sedi di Bari e Lecce), ha analizzato la risposta a differenti livelli di illuminazione durante la crescita di foglie giovani e piccioli (baby-leaf) di ortaggi quali mizuna, cicoria e tatsoi, comunemente utilizzate per la preparazione delle insalate di IV gamma.
“I risultati mostrano un maggior accumulo di B9, consentendo di ottenere ortaggi più ricchi di questo micronutriente. Questa vitamina svolge un ruolo fondamentale nella sintesi del DNA e nella divisione cellulare ed è particolarmente importante durante la gravidanza e nelle fasi di crescita. un’insufficiente assunzione di vitamina B9 rappresenta ancora oggi una criticità nutrizionale più diffusa a livello mondiale”, spiega Francesco Serio di CNR-ISPA. “Le conclusioni della ricerca mostrano che una porzione da 100 grammi di mizuna e tatsoi coltivate in questo modo riesce a soddisfare circa il 45% della razione giornaliera raccomandata di folati, la principale forma in cui la vitamina B9 è presente nelle piante, per un adulto e il 30% di quella raccomandata in gravidanza”.
“Oltre all’aumento della vitamina B9, la maggiore disponibilità di luce ha determinato una marcata riduzione dell’accumulo di nitrati nelle foglie. Questo duplice effetto consente di migliorare il profilo nutrizionale del prodotto senza penalizzare la produttività della coltura, rendendo la strategia particolarmente interessante per i moderni sistemi di produzione orticola in ambiente protetto e per l’agricoltura verticale”, conclude Serio.
Lo studio – di cui sono coautori Massimiliano D’Imperio, Lucia Bonelli, Francesco Milano, Miriana Durante, Angela Boari, Maria Gonnella e Angelo Parente del CNR-ISPA di Bari e Lecce – mostra un incremento di vitamina B9 maggiore se l’illuminazione è al livello più alto (intensità costante a 300 µmol m?² s?¹) che però determina anche criticità, come un aumento della sostanza secca del 14,2% e un maggior consumo energetico rispetto alle intensità più basse sperimentate. Lo studio prosegue quindi per l’ulteriore ottimizzazione del processo.
