Caro carburantePompa di benzina Carlo Alberto Tregua 10 Settembre 2026, 08:07 La crisi energetica in...
La crisi energetica in Europa e in Italia è stata provocata dalla decisione dissennata dell’Unione europea di chiudere i condotti di carburante e di energia provenienti dalla Russia.
Questa operazione ufficialmente è stata giustificata con la folle invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, ma sostanzialmente è stata stimolata dai petrolieri europei e americani, i quali hanno visto in questa situazione una possibilità di aumentare fortemente i propri guadagni.
Infatti, secondo la regola economica della domanda e dell’offerta, diminuendo quest’ultima (l’energia russa), le altre fonti hanno aumentato i prezzi, non già perché l’estrazione alla fonte e la successiva raffinazione siano aumentate, ma perché è diminuita l’offerta, appunto, con la chiusura dei tubi russi.
Tutto ciò che vi stiamo descrivendo in maniera semplice non è stato riferito all’Opinione pubblica, spiegandole, invece, che le sanzioni alla Russia avrebbero migliorato la posizione dell’Ucraina in questa guerra, fatto del tutto falso.
Guerra in Ucraina e crisi energetica in Europa
Quel povero Paese, guidato dall’ex attore comico, Volodymyr Zelensky, è stato condotto alla distruzione sia per l’indiscutibile responsabilità del dittatore russo, Vladimir Putin, ma anche per la corresponsabilità del Presidente della Repubblica ucraina, ormai diventato dittatore perché colà non si svolgono più le elezioni.
Zelensky avrebbe, invece, dovuto chiudere l’accordo di pace di marzo 2022 ed evitare che il suo Paese venisse semidistrutto, anche se questa pace avrebbe comportato il sacrificio di perdere dei territori ormai conquistati dall’esercito russo: un male minore a nostro avviso.
L’aumento dei prezzi alla fonte dei carburanti, liquidi e gassosi, ha comportato un’accelerazione dell’inflazione conseguente all’aumento dei prezzi di beni, servizi e trasporti. Perciò, l’Europa sta pagando fortemente la dissennata decisione della von der Leyen e dei suoi sostenitori (Merz in Germania, e Macron in Francia) non solo con l’aumento dei prezzi, ma anche con lo scatenarsi dell’inflazione.
Questo avviene per il riflesso che gli aumenti a monte si trasferiscono nella produzione di beni e servizi e quindi nei prezzi ai consumatori.
Taglio delle accise carburanti di 17 centesimi
In questo quadro, il Governo italiano ha adottato un provvedimento tampone per ridurre le accise sui carburanti di diciassette centesimi.
Questo è il fatto, ma la comunicazione data ai cittadini è stata falsa senza una ragione apparente, se non quella della brevità della comunicazione stessa.
Infatti, il taglio delle accise di diciassette centesimi è stato comunicato come una maggiore spesa, cioè una maggiore uscita. Per cui, di volta in volta, è stato spiegato al Popolo che il taglio di diciassette centesimi per un periodo (sempre prorogato) avrebbe comportato uscite per centinaia di milioni di euro.
Falso! La verità è che il taglio delle accise provoca invece una minore entrata, non una maggiore uscita. L’ingenuo dirà che incassare di meno o uscire di più è la stessa cosa. In apparenza è così, ma in sostanza non lo è perché per avere maggiori uscite bisogna approntare maggiori risorse, mentre, quando vi sono minori entrate, significa che esse non sono pervenute alle casse dello Stato.
Accise, minori entrate e corretta informazione
Non vi sembri una questione di lana caprina, ma di correttezza dell’informazione, per far intendere esattamente ai cittadini come stanno le cose e non come vengono rappresentante.
Forse chi fa comunicazione pensa di avere a che fare con persone imbecilli o ignoranti e questa mancanza di rispetto verso l’Opinione pubblica è sanzionata fortemente dal Codice deontologico dei giornalisti.
In ogni caso, la situazione dell’inflazione sta penalizzando fortemente i redditi fissi e gli stipendi, che non aumentano non per colpa dei datori di lavoro, pubblici o privati, bensì perché non aumenta il Pil.
Anche in questo caso vi è falsità nella comunicazione, che dovrebbe precisare esattamente le cause del malessere delle famiglie italiane, indicando che la principale causa è lo stallo economico o, se volete, lo stagno in cui si trova il nostro Paese, che non riesce a crescere.
Di chi è la responsabilità di questo stato dei fatti? Fate voi!
