Redazione 16 Settembre 2026, 10:31 Roma, 16 set. (askanews) – Gli italiani sembrano avere già...
Roma, 16 set. (askanews) – Gli italiani sembrano avere già fatto un passo avanti rispetto al dibattito politico sulla caccia. La tutela dell’ambiente e della biodiversità è considerata una priorità dal 74% della popolazione, con un’importanza media di 8,3 su 10. E quando si parla di caccia, il dato è ancora più netto: tre italiani su quattro (75%) chiedono che venga abolita, fortemente ridotta fino a sparire o limitata a pochi casi di emergenza. Parliamo del 91% quando includiamo anche coloro che, al limite, vogliono mantenerla così com’è. Solo il 3% vorrebbe invece che fosse incentivata.
È quanto emerge dalla nuova ricerca Ipsos Doxa per Fondazione Capellino, realizzata su un campione di 7.002 cittadini italiani maggiorenni tra il 28 luglio e il 4 agosto 2026*. Ma il dato forse più significativo è un altro: questa sensibilità non coincide con un’appartenenza politica. La tutela della biodiversità attraversa gli schieramenti e definisce un sistema di valori che va oltre le tradizionali classificazioni elettorali. È proprio per questo che la ricerca ha individuato segmenti di cittadini accomunati da atteggiamenti e valori sulla caccia e sulla tutela della natura anche quando appartengono a forze politiche differenti.
La distanza emerge anche quando agli italiani viene chiesto quale futuro immaginino per le aree rurali del Paese. Il 53% indica nel turismo naturalistico lento una delle attività capaci di generare nei prossimi vent’anni benessere, salute e nuovo lavoro; il 50% indica nuove professioni nate da una visione dell’economia rispettosa della natura. La caccia si ferma al 3%. Allo stesso tempo, il 61% considera molto elevato l’impatto ambientale della caccia, mentre solo il 23% lo considera minimo. E l’82% degli italiani considera l’attività venatoria non del tutto sicura o per niente sicura, anche per le persone che possono incontrare i cacciatori durante le proprie attività nei boschi e sui sentieri.
Per Fondazione Capellino, i dati fotografano qualcosa che va oltre il tema della caccia: un cambiamento culturale che chiede di tradursi in scelte concrete. Il 50% degli italiani ritiene infatti che il Governo si stia impegnando troppo poco sui temi ambientali e sulla protezione della biodiversità.
«Questa ricerca non ci dice semplicemente quanti italiani sono favorevoli o contrari alla caccia. Ci dice che nel Paese è maturato un modo diverso di guardare alla natura, alla fauna selvatica e al futuro dei territori. È un cambiamento che attraversa le appartenenze politiche e che la politica non può più considerare marginale», dichiara Pier Giovanni Capellino, Fondatore e Presidente di Fondazione Capellino. «Noi non pensiamo che il cambiamento debba arrivare soltanto dall’alto. Pensiamo che debba essere la società a esercitare una pressione democratica sulla politica, rendendo evidente che esiste un’altra idea di futuro. Per questo Fondazione Capellino sceglie di stare fuori dai partiti e dentro il cambiamento: vogliamo contribuire a costruire un movimento di pensiero e di azione capace di trasformare una sensibilità diffusa in scelte concrete».
