Beni confiscati, oltre un terzo si trova in Sicilia. Un patrimonio ancora ampiamente inutilizzato

Giulia Biazzo

Beni confiscati, oltre un terzo si trova in Sicilia. Un patrimonio ancora ampiamente inutilizzato

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Giulia Biazzo |
sabato 29 agosto 2026 - 4:00
Beni confiscati, oltre un terzo si trova in Sicilia. Un patrimonio ancora ampiamente inutilizzato

Giulia Biazzo 29 Agosto 2026, 06:00 PALERMO – Anche nel 2025 la Sicilia si conferma...

29 Agosto 2026, 06:00

PALERMO – Anche nel 2025 la Sicilia si conferma “ricca” di beni confiscati alla mafia, mantenendo il primo posto nella classifica nazionale per concentrazione di beni e terreni. Su un totale complessivo di 27.847 beni destinati, circa il 40% si trova nell’Isola (quasi 11 mila beni, di cui più della metà sono terreni). A confermarlo è l’ultima relazione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) relativa alle attività svolte nel 2025.
La Sicilia è la prima regione italiana per numero di beni e anche quella nella quale la presenza del fenomeno coinvolge la quota più alta dei Comuni rispetto al totale regionale. Nella top tre dopo la Sicilia vengono Campania e Calabria. Se si aggiungono, poi, anche i beni in gestione, nell’Isola si supera la quota di 16 mila immobili (uno su tre, infatti, non risulta ancora destinato).

È soprattutto Palermo a raccontare la dimensione del fenomeno: il capoluogo siciliano è il Comune italiano che ha in gestione il maggior numero di beni, con 1.613 cespiti assegnati (al terzo posto si trova Caltanissetta con 389 beni). Per rendersi conto della dimensione del fenomeno basti pensare che a Palermo c’è un bene confiscato ogni 150 abitanti circa e in un paese dell’entroterra messina, Roccella Valdemone, ne esiste circa uno ogni due abitanti.

Il patrimonio confiscato e il suo utilizzo sociale

Ma bisogna anche capire quanta di questa “ricchezza” riesce ad essere utilizzata effettivamente, ovvero se e come questo patrimonio immobiliare può influire nella risoluzione di alcune emergenze sociali in atto in regione (a partire, ad esempio, da quella abitativa) o nella risposta ad alcuni bisogni, specie nelle aree a rischio (da nuovi possibili luoghi di socialità e aggregazione, fino a presidi di assistenza ai più fragili).

Partiamo da un presupposto che fa da corollario all’effettivo peso “sociale” del patrimonio immobiliare: non tutti i beni destinati sono, al momento, impiegati con finalità collettive locali. Dei 10.991 beni destinati in Sicilia, infatti, 7.522 sono stati trasferiti al patrimonio degli enti territoriali (di cui 4.669 per riuso sociale) mentre 2.241 sono stati mantenuti dallo Stato, 670 sono stati venduti, 271 sono stati utilizzati per la vendita in soddisfacimento dei creditori – del precedente utilizzo – e 287 sono stati reintegrati nel patrimonio aziendale.

Beni confiscati inoptati: il problema delle assegnazioni

Oltre questi numeri, però, c’è una contraddizione più grande e riguarda i beni cosiddetti “inoptati”. Un controsenso in cui il bene confiscato passa da possibile ricchezza per il territorio a faticoso investimento da evitare (o su cui non si riesce a progettare un futuro riutilizzo). Il fenomeno degli “inoptati”, da quanto fa emergere la relazione dell’Anbsc, è purtroppo in crescita.

Per capire di che si tratta, bisogna afferrare un concetto: destinare un bene, per l’Agenzia – e quindi per lo Stato -, non significa automaticamente assegnarlo e dargli nuova vita. L’iter che intercorre tra la confisca definitiva e l’effettivo riuso sociale del patrimonio è infatti macchinoso e pieno di “intoppi”.
Un immobile può essere definitivamente sottratto alla disponibilità del precedente proprietario mafioso e diventare formalmente destinabile. Ma affinché entri davvero nel patrimonio di un Comune, di un ente pubblico o di un soggetto del Terzo settore, serve che qualcuno lo scelga tramite una manifestazione d’interesse e ne indichi un possibile utilizzo. Se questo non accade, il bene rimane amministrato dall’Agenzia che deve ricominciare il giro nelle Conferenze dei servizi, che avvengono di solito nelle Prefetture di riferimento, per un massimo di cinque tentativi di assegnazione.

In Sicilia centinaia di beni restano senza destinazione

Nel 2025 a fronte dei 2.597 beni complessivamente presentati, è stato manifestato interesse dagli Enti istituzionali per 725 immobili e 439 terreni, per un totale pari al 44,82% in termini complessivi. Il resto dei beni (il 55,18%) è rimasto al palo. In Sicilia, solo nel 2025, sono circa 320 i beni inoptati nelle conferenze dei servizi. Nella relazione non c’è un dato disaggregato per provincia, però – scorrendo le tabelle – si legge che 283 beni sono stati inoptati nel Distretto di Palermo, competente oltre che per il Capoluogo regionale anche per Trapani e Agrigento. Per le altre province, occorre fare riferimento al dato del distretto di Reggio Calabria (310 beni inoptati) che però include anche la stessa Calabria e la Puglia.

Per avere una visione d’insieme, l’Agenzia riporta che nel periodo che va dal 2021 al 2025 la percentuale di successo delle proposte avanzate si attesta al 55,64% per un valore complessivo di 476 milioni di euro. Basta solo immaginare, in termini di “ricchezza”, quanti milioni in più si potrebbero riutilizzare aggiungendo anche la quota degli “inoptati” (44,36%) al bottino immobiliare… Dal 2016 al 2025 l’Agenzia ha stimato che il valore in euro di tutti gli immobili proposti (oltre 21 mila) ammonta a quasi un miliardo e mezzo di euro (1.431.650.780 €).

La stessa Anbsc, nella relazione, riconosce che il fenomeno degli inoptati ha prodotto un vero e proprio “portafoglio” di beni destinato, in larga misura, a rimanere inutilizzato, con un effetto negativo sulla percezione dell’efficacia delle politiche di destinazione.

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Fonte: QdS.it