Il Comitato Trapani-Erice: Una Città torna ad alzare forte la voce di fronte alla drammatica situazione idrica che continua a prostrare i cittadini ed i settori produttivi di Trapani, Casa Santa e di Erice. “Rubinetti a secco, acqua non potabile, torbida e maleodorante non sono una disgrazia imprevedibile, ma l’esito annunciato di anni di incuria e frammentazione amministrativa”, scrive il Comitato, che di fronte a questa emergenza igienico-sanitaria e sociale formula tre richieste “chiare e non negoziabili”:
Trasparenza e Responsabilità: “Pretendiamo che le precise responsabilità di quanto sta accadendo — siano esse legate a cattiva gestione, mancata manutenzione o ritardi nei controlli — vengano accertate ed evidenziate chiaramente all’opinione pubblica e alla comunità entro la fine di settembre 2026. Chi ha sbagliato o ha omesso di vigilare deve risponderne”.
Tavolo Tecnico e Richiesta di Fondi Congiunti: “I sindaci di Trapani e di Erice devono immediatamente sedersi allo stesso tavolo per redigere un piano di interventi strutturali e presentare progetti congiunti di finanziamento per la messa in sicurezza e l’ammodernamento integrale delle reti idriche territoriali”.
Avvio immediato dell’Unione dei Comuni verso la Grande Città: “Se gli attuali amministratori locali riconoscono di non avere la forza finanziaria o la capacità tecnica per far fronte al disastro, abbiano l’onestà istituzionale di ammetterlo. Le soluzioni esistono e sono già scritte nelle leggi nazionali (D.Lgs. 267/2000) e regionali che disciplinano l’aggregazione degli Enti locali.
La normativa vigente, evidenzia il Comitato, prevede che l’aggregazione di funzioni attraverso l’Unione dei Comuni — prima tappa fondamentale verso la fusione definitiva nella “Grande Città” — dia diritto ad incessanti e consistenti contributi straordinari statali e regionali, garantendo canali preferenziali d’accesso ai fondi europei e nazionali.
“I bandi per la riparazione e la digitalizzazione delle condotte idriche – si legge nella nota – premiano sistematicamente la progettazione integrata ed intercomunale rispetto alle isolate e deboli richieste dei singoli enti locali. Inoltre, l’avvio immediato dell’Unione dei Comuni rafforzerebbe enormemente il potere contrattuale del territorio nei confronti dell’ATI (Assemblea Territoriale Idrica). Ciò permetterebbe di accelerare l’adozione di tutte quelle delibere indispensabili per legge al fine di intercettare con rapidità i finanziamenti necessari all’adeguamento e all’ammodernamento degli impianti idro-potabili. Unirsi non è solo un’idea visionaria: è la condizione tecnico-giuridica indispensabile per moltiplicare le risorse economiche, superare i vincoli di bilancio e dotarsi di un corpo tecnico capace di attrarre i milioni di euro necessari per rifare la rete idrica da capo. Appare illogico continuare a mantenere una divisione artificiale tra Enti che ha prodotto solo danni economici, urbanistici e di erogazione dei servizi ai cittadini, mascherando l’inattività amministrativa dietro infiniti tavoli tecnici e conferenze inconcludenti. Continuare a erigere il “muro di cinta” tra Trapani, Casa Santa ed Erice significa bruciare finanziamenti, sprecare denaro pubblico e condannare i residenti all’ennesima emergenza. Pretendiamo che le istituzioni locali applichino gli strumenti offerti dalla legge e avviino subito il percorso costitutivo dell’Unione e della Grande Città per garantire sviluppo, investimenti e un servizio idrico efficiente al nostro territorio”.