Palazzo d'Orleans, sede della Regione Siciliana. Credit: ImagoeconomicaPalazzo d'Orleans Simone Olivelli 27 Ottobre 2026, 06:30...
Un fondo da 30 milioni di euro per tre anni, con la possibilità di rimpinguarlo con altre eventuali fonti di finanziamento provenienti dall’Ue o dallo Stato. A chiedere di crearlo è il deputato regionale di Forza Italia Marco Intravaia, primo firmatario di un disegno di legge che punta a mettere in campo un nuovo strumento per riuscire a riutilizzare i beni confiscati alla mafia.
“Il presente disegno di legge intende istituire un apposito fondo regionale per la ristrutturazione e la rifunzionalizzazione dei beni, con l’obiettivo di trasformare in modo concreto e permanente il patrimonio sottratto alle organizzazioni criminali in una risorsa a disposizione delle comunità siciliane”, si legge nella relazione che Intravaia ha allegato alla proposta di legge.
Sinergia con l’Agenzia nazionale
Il ddl è composto da 15 articoli. Uno di essi è dedicato a chiarire come il fondo regionale non andrebbe a interferire con le attività dell’Agenzia nazionale (Anbsc) che si occupa della gestione dei beni confiscati. “Le disposizioni della presente legge si applicano – viene riportato all’articolo 14 – nel rispetto delle competenze attribuite all’Anbsc agli altri soggetti istituzionali dalla normativa statale vigente in materia di amministrazione, gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati”.
Al centro della proposta, che bisognerà capire se troverà spazio di approfondimento e discussione all’Ars in questo ultimo anno di legislatura, nasce dalla consapevolezza di come il patrimonio che passa allo Stato dopo essere stato sottratto ai boss spesso finisce per rimanere inutilizzato.
Tra i motivi all’origine di questo stallo, che rischia non solo di privare le collettività della possibilità di disporre di beni per attività sociali ma anche di far passare il messaggio per cui ciò che era della mafia dopo che finisce allo Stato perde di efficienza, c’è lo stato in cui versano gli immobili.
Intravaia: “Beni confiscati alla mafia vanno restituiti alla collettività”
“La confisca dei patrimoni illecitamente accumulati rappresenta uno degli strumenti più significativi di contrasto alla criminalità organizzata. Tuttavia, la sottrazione del bene alla disponibilità dell’organizzazione criminale costituisce soltanto il primo passaggio di un processo che deve trovare compimento nella sua effettiva restituzione alla collettività”, scrive Intravaia.
In quest’ottica la proposta è quello di finanziare, anche a fondo perduto, le opere necessarie per rendere fruibili i beni.
“Una volta intervenuta la destinazione, gli enti destinatari possono trovarsi nell’impossibilità di utilizzare concretamente il bene a causa delle condizioni strutturali dell’immobile, della necessità di interventi di adeguamento, dei costi di ristrutturazione o dell’assenza delle risorse necessarie per la sua rifunzionalizzazione. È proprio su questa fase che interviene il presente disegno di legge”.
Vicinanza ai beneficiari
Il ddl viene presentato come una misura capace di assistere i beneficiari – spesso enti pubblici, altre volte enti del Terzo settore – nel percorso di riattivazione dei beni confiscati.
“La Regione ha già sperimentato interventi di recupero e valorizzazione di beni confiscati attraverso differenti strumenti finanziari. Tra questi rientrano, ad esempio, interventi finanziati con risorse del Pnrr e misure regionali destinate alla realizzazione e rifunzionalizzazione di immobili confiscati. La legge di stabilità regionale 2026 ha inoltre previsto ulteriori risorse per interventi di investimento e riqualificazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, confermando la rilevanza della materia nell’ambito delle politiche regionali. La proposta – si legge nella relazione – intende pertanto introdurre uno strumento stabile e programmabile, destinato a operare con continuità e a integrare le risorse già disponibili attraverso altri programmi regionali, nazionali ed europei”.
La proposta, così come è stata pensata, servirebbe a finanziare opere di ristrutturazione, manutenzione straordinaria, messa in sicurezza, adeguamento degli impianti, abbattimento delle barriere architettoniche e miglioramento della sicurezza.
“L’articolo 6 prevede la possibilità di finanziare fino al cento per cento delle spese ammissibili per gli interventi realizzati dagli enti pubblici. Per gli interventi realizzati da soggetti del Terzo settore o da altri soggetti senza finalità di lucro, la misura del contributo viene demandata all’avviso pubblico, nel rispetto della normativa applicabile”, si legge.
Interventi mirati
Per evitare che i finanziamenti finiscano in un nulla di fatto o comportino attese troppo lunghe prima di vedere concretizzate le opere, il disegno di legge prevede di assegnare una precedenza ai progetti in stato più avanzato.
“L’obiettivo è evitare che le risorse rimangano inutilizzate per periodi prolungati a causa di difficoltà progettuali o amministrative. La presenza di un progetto esecutivo approvato può pertanto costituire elemento di priorità, così come l’urgenza dell’intervento, l’impatto sociale e territoriale e la sostenibilità della gestione futura del bene. La misura intende così – si legge – favorire una politica di finanziamento orientata non soltanto alla quantità delle risorse assegnate, ma soprattutto alla concreta capacità degli interventi di trasformare i beni confiscati in strutture effettivamente operative”.
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