Redazione 22 Ottobre 2026, 17:32 Milano, 22 ott. (askanews) – “Il divario nella diffusione delle...
Milano, 22 ott. (askanews) – “Il divario nella diffusione delle vetture elettriche pure è un burrone che rischia di compromettere la stessa coesione europea”. È l’allarme lanciato dal direttore generale dell’Unrae, Andrea Cardinali, commentando i dati sulle immatricolazioni di settembre, che vedono l’Italia al terzultimo posto tra 31 Paesi europei per quota di auto elettriche, al 7,6%, meno di un quarto della media europea esclusa l’Italia (33,2%).
“Il negoziato europeo sul Pacchetto automotive si sta avvicinando a un punto di caduta, ma al di là di quale sarà il compromesso finale, per l’Italia il vero nodo è un altro. Al netto di qualunque ‘sconto’, l’obiettivo al 2035 resterà unico per tutti i 27 Stati membri e, ovunque si atterri, il nostro Paese parte da una distanza enorme rispetto agli altri mercati, che nessun ritocco percentuale potrà colmare”, ha sottolineato Cardinali. “Siamo il secondo mercato per volumi della UE: ci servono condizioni concrete per poter recuperare terreno e partecipare alla transizione”.
A settembre il mercato auto europeo (UE+Efta+UK) è cresciuto del 10,2% a 1,36 milioni di immatricolazioni, mentre nei nove mesi l’incremento è del 6,3% a 10,56 milioni, ancora il 12,9% sotto i livelli del 2019. In Italia la quota delle auto ricaricabili (BEV e PHEV) si ferma al 18,8%, contro il 48,1% della Francia e il 45,3% di Germania e Regno Unito.
Per recuperare il divario, l’Unrae sollecita una riforma fiscale delle auto aziendali già nella prossima legge di bilancio, sfruttando gli spazi finanziari della clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica.
“La spinta decisiva deve arrivare dalle scelte nazionali, sfruttando i margini consentiti dall’Unione europea: la prossima Legge di bilancio è il primo banco di prova. Gli spazi finanziari esistono, grazie alla clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica”, ha affermato Cardinali, secondo cui “la defiscalizzazione delle auto aziendali a zero e basse emissioni è la misura più rapida, efficace ed efficiente per invertire la tendenza”.
Secondo le stime dell’Unrae, la proposta congiunta della filiera consentirebbe di immatricolare circa 400mila vetture a zero e basse emissioni nel triennio 2027-2029, con un impegno stimato di 515 milioni di euro. L’associazione chiede inoltre di destinare alla transizione dei trasporti parte delle risorse previste dalla clausola di salvaguardia, pari a circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028.
