Attentato a Ranucci, l’uomo che avrebbe procurato l’esplosivo ha fatto tappa ad Aci Castello

Simone Olivelli

Attentato a Ranucci, l’uomo che avrebbe procurato l’esplosivo ha fatto tappa ad Aci Castello

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Simone Olivelli |
martedì 30 giugno 2026 - 11:37
Attentato a Ranucci, l’uomo che avrebbe procurato l’esplosivo ha fatto tappa ad Aci Castello

Sigfrido Ranucci, Imagoeconomica Simone Olivelli 30 Giugno 2026, 13:36 Due componenti del gruppo che avrebbe...

30 Giugno 2026, 13:36

Due componenti del gruppo che avrebbe preparato e messo in atto l’attentato a Sigfrido Ranucci passarono dalla Sicilia, pochi giorni prima che l’ordigno posizionato a ridosso delle automobili della famiglia del giornalista di Report esplodessero a ottobre dello scorso anno.

Il dato emerge dall’ordinanza di custodia cautelare con cui la gip del tribunale di Roma, Iole Moricca, ha disposto il carcere nei confronti di Pellegrino D’Avino, di 26 anni, Antonio Passariello, di 53 anni, Saverio Mustone, di 40 anni, e Luca Amato, di 21 anni, e i domiciliari per la 22enne Marika De Filippis.
De Filippis – e con molta probabilità il compagno D’Avino, il cui documento però non è stato registrato al momento dell’ingresso nella struttura – avrebbero alloggiato in una struttura ricettiva di Aci Castello, in provincia di Catania, dopo il sopralluogo compiuto il 10 ottobre 2025, sei giorni prima della deflagrazione, davanti all’abitazione di Ranucci a Torvajanica, nel territorio di Pomezia (Roma).

Il gruppo, tutto originario della provincia di Avellino, avrebbe agito per conto di terzi, interessati a intimidire il conduttore della trasmissione di Rai3. Secondo la giudice per le indagini preliminari, i cinque sarebbero stati nelle condizioni di lasciare l’Italia, anche grazie al supporto logistico e finanziario dei mandanti, sulla cui identità ancora non c’è certezza.
Ad aprile, una mail inviata al pubblico ministero titolare dell’inchiesta aveva indicato in Passariello la persona da seguire per risalire agli autori. L’uomo era già nel mirino degli investigatori.

La lettera anonima

A condurre le indagini su Passariello e gli altri è stato in principio l’incrocio delle testimonianza delle poche persone che il 16 ottobre si trovavano nella zona della deflagrazione, che hanno raccontato di aver visto due persone salire a bordo di un’auto scura, con i dati provenienti dalle celle telefoniche e le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nelle vie a ridosso dell’abitazione di Ranucci.

Una volta rintracciata l’attività di noleggio auto da cui la Fiat 500 è stata prelevata, i carabinieri hanno iniziato a chiudere il cerchio attorno a Passariello.
L’uomo in più di un’intercettazione dà parziali conferme del proprio coinvolgimento. Ma a indicarlo senza tema di smentita è il mittente di una mail arrivata sul terminale del pm. “Spett. Dott. Villani – si legge nel testo riportato nell’ordinanza – Vi do una mano a prendere quel deficiente ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci. Non sto scherzando, ma se me lo vendo è perché lui ha lavorato per il clan Moccia di Afragola senza avvisare ai compagni che ha intorno e con i quali fa altre attività malavitose che a lei NON interessano… quindi lei potrebbe capire una cosa per un’altra, lui lavora per gli amici di Nola e se ce lo avrebbe detto NON glielo avremmo mai permesso perché Ranucci a noi NON ci ha fatto niente e questo sono guai che NON vogliamo, allora prima che si mischiano le carte, le cose stanno così: si chiama Antonio e abita al rione Gescal di Cicciano Napoli…”
Nella comunicazione anonima, sono stati forniti anche i recapiti telefonici e riferimenti alle automobili a disposizione di Passariello.

Mandanti esterni

Ciò che emerge con forza dalle indagini è il fatto che Passariello e gli altri avrebbero risposto a input esterni. “No un regalo a me mi pagano, hai capito? Io regali non li faccio”, dice l’uomo in un’occasione senza sapere di essere intercettato.

Sull’identità di coloro che hanno delegato al gruppo avellinese l’intimidazione non ci sono ancora elementi chiari. Quel che si sa è che agli autori sarebbe arrivato il messaggio di attuare un depistaggio nel caso in cui fossero stati scoperti.

“Qualora fosse stato arrestato, egli avrebbe dovuto riferire che l’ordigno lo aveva piazzato per conto di un albanese conosciuto a Ostia tre giorni prima per affari di narcotraffico, che gli aveva dato come contropartita 3mila euro, ma che lui non conosceva chi fosse l’obiettivo”, è la ricostruzione fatta dalla gip. “Veniva prospettata la possibilità di trasferirsi per un periodo di 10-15 giorni in diversi Paesi europei, tra cui la Spagna, l’Austria e la Francia”.
Nonostante la promessa di avere tutto pagato, con un budget di 200 euro giornalieri, Mutone avrebbe però temuto una trappola. “Ma se mi fanno una cattiveria e mi fanno scomparire”, ragionava l’uomo.

Il canale per l’esplosivo

A essere accusato di avere recuperato l’esplosivo è Pellegrino D’Avino, figlio naturale di Passariello. Il giovane avrebbe avuto rapporti privilegiati e quello utilizzato per Ranucci non sarebbe stato l’unico recuperato.

L’ordigno conteneva gelatina da cava, composta da nitrodiglicole, dinitrotoluene, nitrato di ammonio e tetrile. Sostanze che si trovano nelle dinamiti industriali ma che non sarebbero più in voga in contesti civili. “Le sostanze sono componenti tipiche delle gelatine dinamiti industriali, oggi non più in commercio ma ancora sporadicamente riscontrabili in contesti criminali o attraverso circuiti di approvvigionamento non leciti”, si legge nell’ordinanza.

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  • Catania

Fonte: QdS.it