Francesco Ancona fu ucciso: dopo quasi 40 anni cade l’ipotesi del suicidio
Castellammare del Golfo – Francesco Ancona non si suicidò. Dopo quasi quarant’anni dalla morte dell’operaio originario di Castellammare del Golfo, la consulenza autoptica depositata nell’inchiesta riaperta dalla Procura di Pavia indica una causa completamente diversa: l’uomo sarebbe morto dopo una violenta aggressione compiuta da altre persone.
Ancona, 48 anni, venne trovato senza vita sul ciglio di una strada a Mortara, in provincia di Pavia, l’11 febbraio 1987. Per decenni il caso era rimasto legato all’ipotesi del suicidio. Ora quella ricostruzione viene esclusa dalla consulenza affidata alla professoressa Cristina Cattaneo.
Colpito più volte alla testa
Secondo quanto comunicato dalla Procura di Pavia, Francesco Ancona sarebbe stato colpito ripetutamente al capo con un corpo contundente.
Gli esami hanno inoltre individuato una lesione da difesa alla mano sinistra, elemento compatibile con il tentativo della vittima di proteggersi dall’aggressione.
L’uomo non sarebbe morto immediatamente. La consulenza indica infatti un’agonia durata circa un’ora dopo i colpi ricevuti.
Un quadro che, secondo gli investigatori, conferma l’ipotesi dell’omicidio emersa dopo la riapertura dell’inchiesta.
Nessuna evidenza di una sindrome depressiva
Francesco Ancona non si suicidò, secondo le conclusioni della consulenza, anche alla luce di un altro elemento preso in considerazione dagli esperti.
Non sarebbe stata infatti riscontrata alcuna evidenza di una sindrome depressiva della quale l’uomo avrebbe sofferto.
Il dato viene indicato dalla Procura come un ulteriore elemento che priva di fondamento la ricostruzione iniziale del suicidio.
I figli di Ancona, già nel 1987, avevano sollevato dubbi sulla morte del padre e sospettato che potesse trattarsi di un fatto violento.
Perché il caso è stato riaperto
La svolta investigativa è arrivata nel settembre del 2024.
La Procura di Trapani aveva trasmesso a quella di Pavia alcuni elementi acquisiti nell’ambito di un altro procedimento che riguardava la moglie di Francesco Ancona.
La donna risulta indagata in quell’inchiesta per il presunto tentato omicidio del figlio.
Proprio gli elementi emersi durante quel procedimento hanno portato gli investigatori a tornare sulla morte del marito, avvenuta quasi quattro decenni prima.
Nei mesi successivi è stata anche disposta la riesumazione della salma di Ancona, tumulata nel cimitero di Castellammare del Golfo.
Due indagati e il possibile movente
Nell’inchiesta sulla morte di Francesco Ancona risultano due persone indagate. Tra queste figura la moglie della vittima.
La Procura sta valutando anche l’eventuale movente dell’omicidio.
Secondo quanto riportato nel comunicato dell’autorità giudiziaria, l’ipotesi investigativa riguarda la scoperta, da parte di Ancona, di una relazione extraconiugale della moglie.
Si tratta, tuttavia, di un possibile movente ancora oggetto di verifica e non di una responsabilità definitivamente accertata.
Il sospetto di un tentativo di avvelenamento
Le indagini hanno fatto emergere anche un altro elemento.
Negli ultimi giorni di vita Francesco Ancona avrebbe manifestato un anomalo stato di debolezza fisica.
Secondo gli investigatori, questa condizione sarebbe compatibile con un tentativo di avvelenamento.
La formulazione utilizzata dalla Procura è rilevante: la compatibilità rappresenta un elemento investigativo, ma non equivale alla prova definitiva che un avvelenamento sia effettivamente avvenuto.
Benzina sul corpo e sugli abiti
Un ulteriore particolare riguarda la presenza di benzina sul corpo e sugli indumenti della vittima.
Anche in questo caso, secondo la ricostruzione investigativa, il dato sarebbe compatibile con un tentativo fallito di sbarazzarsi del corpo.
Gli accertamenti stanno quindi ricostruendo uno scenario radicalmente diverso da quello ipotizzato nel 1987.
Non un uomo che avrebbe volontariamente posto fine alla propria vita, ma una vittima aggredita, ferita mortalmente e successivamente abbandonata.
I sospetti dei figli già nel 1987
La Procura ricorda inoltre che i figli della vittima avevano manifestato fin dall’epoca dubbi sulla tesi del suicidio.
Secondo il comunicato, avevano anche indicato la possibile riconducibilità del fatto alle due persone oggi indagate.
Le indagini dell’epoca seguirono però una direzione diversa e il caso venne sostanzialmente ricondotto alla pista suicidaria.
A distanza di quasi quarant’anni, la nuova consulenza cambia profondamente il quadro.
Le indagini verso la conclusione
La Procura di Pavia riferisce che l’inchiesta è ormai prossima alla conclusione.
Il passaggio successivo sarà valutare l’intero materiale raccolto e stabilire se esistano elementi sufficienti per procedere nei confronti degli indagati.
La consulenza chiarisce oggi un punto fondamentale: Francesco Ancona sarebbe stato vittima di un omicidio.
Resta invece compito dell’indagine, ed eventualmente di un successivo processo, stabilire chi lo abbia ucciso e con quali responsabilità.
Per tutte le persone indagate resta valido il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
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