Servono misure concrete contro il caldo
Servono misure concrete contro il caldo per proteggere chi lavora all’aperto e rendere gli edifici scolastici più adatti alle nuove condizioni climatiche.
Due interventi affrontano il problema da prospettive differenti. La Fp Cgil di Trapani chiede provvedimenti immediati per il personale impegnato nei servizi esterni e nelle manifestazioni pubbliche. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani propone invece un programma strutturale per le scuole italiane.
Il sindacato ha scritto al prefetto, al questore, ai Vigili del fuoco, alle Forze dell’ordine, ai sindaci e al Libero Consorzio comunale di Trapani. Il CNDDU si rivolge al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
La Fp Cgil chiede di modificare i turni
La Fp Cgil segnala i rischi affrontati da chi svolge la propria attività sotto il sole durante le giornate caratterizzate da temperature particolarmente elevate.
L’attenzione riguarda soprattutto il personale addetto ai servizi esterni e gli operatori chiamati a garantire sicurezza, soccorso e ordine pubblico durante gli eventi.
Il sindacato chiede di rimodulare o limitare i turni nelle ore centrali della giornata, quando l’esposizione prolungata al calore può aumentare il rischio di malori.
La richiesta non punta a interrompere i servizi, ma a organizzarli in modo da ridurre i pericoli per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori.
L’attenzione sulla Monte Erice
La nota richiama in particolare la 68ª Cronoscalata Monte Erice, in programma da venerdì 4 a domenica 6 settembre tra Trapani, Valderice ed Erice, come confermato dal calendario ufficiale di ACI Sport.
La manifestazione richiederà la presenza di numerosi operatori lungo il percorso e nelle aree dedicate alle verifiche, al paddock, alla partenza e al traguardo.
Una parte del personale potrà essere esposta al sole per diverse ore. La Fp Cgil chiede quindi di programmare turnazioni adeguate, pause, disponibilità di acqua e zone nelle quali ripararsi dal calore.
Le misure dovrebbero riguardare tutti gli addetti coinvolti, compreso il personale impegnato nella sicurezza e nella gestione della viabilità.
«La salute non è un dettaglio»
Andrea Genna, segretario provinciale della Fp Cgil di Trapani, invita le istituzioni ad agire prima dell’insorgenza di eventuali malori.
«Non possiamo permettere che la salute di chi lavora venga messa a rischio», afferma. «Lavorare per ore sotto il sole cocente senza le dovute garanzie rappresenta un rischio non trascurabile».
Secondo Genna, la protezione dei lavoratori costituisce una condizione necessaria anche per garantire servizi efficienti ed eventi sicuri.
Il sindacato sollecita interventi organizzativi pratici e immediatamente applicabili, calibrati sulle temperature e sulle mansioni svolte.
Il caldo negli edifici scolastici
Il secondo intervento riguarda le temperature all’interno delle scuole. Il CNDDU accoglie favorevolmente la crescente attenzione di sindacati e associazioni verso un problema segnalato da diversi anni.
Secondo il Coordinamento, il caldo nelle aule non può più essere considerato un semplice disagio stagionale. Temperature elevate e persistenti possono incidere sulle condizioni di studenti, docenti e personale scolastico.
La criticità può emergere soprattutto all’inizio e alla fine dell’anno scolastico, negli istituti utilizzati anche durante l’estate e negli edifici maggiormente esposti al sole.
Oltre nove scuole su dieci senza climatizzazione
Il CNDDU cita i dati relativi alla diffusione degli impianti di condizionamento negli edifici scolastici italiani.
Nell’anno scolastico 2020/2021, secondo il Coordinamento, risultavano climatizzati 1.593 edifici sui 40.342 censiti, pari al 3,95%.
Nel 2024/2025 il dato sarebbe salito a 2.835 strutture sulle 39.351 considerate, pari al 7,20%.
L’aumento mostra un miglioramento, ma oltre nove edifici scolastici su dieci risulterebbero ancora privi di sistemi di climatizzazione.
Il patrimonio scolastico viene utilizzato ogni giorno da più di sette milioni di studenti e da oltre un milione di lavoratori.
Non basta installare condizionatori
Il CNDDU precisa che la soluzione non può consistere nella distribuzione generalizzata di climatizzatori.
Ogni edificio presenta caratteristiche diverse. Occorre valutare isolamento termico, esposizione solare, qualità degli infissi, efficienza energetica e capacità dell’impianto elettrico.
Installare apparecchi in una struttura scarsamente isolata potrebbe determinare consumi elevati e aumentare i costi di gestione.
Il Coordinamento propone quindi di associare il raffrescamento agli interventi necessari su schermature solari, infissi, isolamento, reti elettriche e produzione di energia da fonti rinnovabili.
Il microclima rientra nella sicurezza
Il decreto legislativo 81 del 2008 colloca la valutazione preventiva dei rischi al centro della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tra gli aspetti da considerare rientra anche il microclima.
Secondo il CNDDU, temperature elevate, persistenti e prevedibili assumono quindi un rilievo che supera il semplice comfort.
Il Coordinamento distingue però le responsabilità dei dirigenti scolastici da quelle relative agli interventi strutturali.
I dirigenti possono valutare il rischio, adottare le misure comprese nelle proprie competenze e segnalare le necessità. Non possiedono però, di norma, le risorse e i poteri necessari per riqualificare gli immobili.
Gli interventi strutturali e manutentivi devono essere coordinati con gli enti territoriali proprietari degli edifici.
Un piano triennale da 1,5 miliardi
Per superare questa distanza tra valutazione del rischio e capacità di intervento, il CNDDU propone un programma nazionale pluriennale.
La prima dotazione dovrebbe ammontare a 1,5 miliardi di euro in tre anni, con uno stanziamento di 500 milioni per ogni annualità.
Le risorse dovrebbero finanziare prioritariamente gli edifici che presentano le maggiori criticità microclimatiche ed energetiche.
Il piano non punta a installare contemporaneamente climatizzatori in tutte le aule italiane. L’obiettivo consiste nell’avviare gli interventi più urgenti sulla base di dati verificabili.
Una ricognizione edificio per edificio
Il Coordinamento propone di integrare l’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica con nuove informazioni tecniche.
La ricognizione dovrebbe comprendere:
- le temperature e le condizioni microclimatiche;
- l’efficienza energetica degli immobili;
- l’esposizione solare degli ambienti;
- la presenza di sistemi di raffrescamento;
- lo stato degli infissi e dell’isolamento;
- l’adeguatezza degli impianti elettrici.
Questi dati permetterebbero al Ministero e agli enti proprietari di definire una graduatoria delle priorità.
Risorse statali e incentivi energetici
Il CNDDU propone di assegnare i finanziamenti agli enti proprietari sulla base delle condizioni reali degli edifici.
Le somme nazionali potrebbero essere integrate con gli strumenti già disponibili per l’efficienza energetica degli immobili pubblici, compreso il Conto Termico nei casi previsti dalla normativa.
Questa combinazione potrebbe aumentare la capacità complessiva di investimento ed evitare la sovrapposizione tra diversi finanziamenti.
La componente statale avrebbe anche una funzione perequativa. Comuni, Province e Città metropolitane dispongono infatti di capacità economiche differenti.
Secondo il Coordinamento, il territorio nel quale si trova una scuola non dovrebbe determinare la possibilità di proteggerla dal caldo.
Interventi graduali e verificabili
Il programma dovrebbe procedere per fasi, privilegiando gli edifici più esposti e quelli utilizzati nei periodi più caldi.
Il CNDDU invita anche a valutare l’aggiornamento dei riferimenti tecnici dell’edilizia scolastica, nati in condizioni climatiche, energetiche e tecnologiche molto diverse da quelle attuali.
Il finanziamento triennale permetterebbe di fissare obiettivi, misurare gli interventi realizzati e verificare i risultati.
«La prevedibilità delle alte temperature deve tradursi nella capacità amministrativa di prevenirne gli effetti», afferma il presidente del CNDDU Romano Pesavento.
Le due richieste condividono così lo stesso principio: affrontare il caldo attraverso misure preventive, invece di intervenire soltanto dopo la comparsa delle emergenze.
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