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Giovani senza scuole, cultura e relazioni: l’allarme sulla povertà educativa

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venerdì 05 giugno 2026 - 19:15

Povertà educativa, l’allarme del Coordinamento Diritti Umani

Marsala – La povertà educativa non riguarda soltanto i voti, gli apprendimenti o la presenza di strumenti digitali. Riguarda anche la possibilità concreta, per ogni ragazzo, di vivere in un territorio capace di offrire scuole, cultura, relazioni, trasporti e occasioni di partecipazione.

Su questo tema interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, presieduto dal professor Romano Pesavento, dopo i dati emersi dall’indagine realizzata dalla Fondazione Articolo 49 attraverso la piattaforma InClasse.

La ricerca, presentata alla Camera dei Deputati durante un evento dedicato ai giovani e alle scuole, è stata organizzata in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia e con il patrocinio della Commissione europea.

I dati, elaborati su base Istat e riferiti alla popolazione studentesca italiana tra gli 11 e i 19 anni, offrono una fotografia che chiama in causa scuola, istituzioni e società civile.

Povertà educativa e accesso alle scuole superiori

Un primo dato riguarda l’accessibilità ai percorsi formativi. In Italia, uno studente su tre vive in Comuni privi di istituti secondari di secondo grado.

La media nazionale diventa ancora più pesante in alcune aree. Secondo l’indagine, il 56,7% degli studenti del Veneto vive in Comuni senza scuole superiori. La percentuale sale al 63% in Valle d’Aosta. Inoltre, raggiunge il 93% nelle aree rurali venete e il 91,5% nelle zone scarsamente popolate della Valle d’Aosta.

A queste criticità si aggiungono i problemi legati alla mobilità scolastica. Il 26,4% delle scuole statali italiane non risulta raggiungibile tramite mezzi pubblici. Inoltre, il 22,5% delle scuole statali del primo ciclo è privo di collegamenti mediante scuolabus.

In alcune regioni, come Campania e Calabria, la quota di istituti non raggiungibili con il trasporto pubblico sfiora il 50%.

Per il CNDDU questi numeri mostrano una questione che va oltre l’organizzazione dei servizi. Il diritto all’istruzione, infatti, continua a dipendere troppo dal luogo in cui si nasce e si vive.

Giovani senza presìdi culturali nei territori

La povertà educativa emerge anche nell’accesso alla cultura. Secondo l’indagine, il 34,1% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni vive in Comuni privi di cinema, teatri o luoghi destinati agli spettacoli dal vivo.

In alcune regioni il quadro appare ancora più difficile. La percentuale supera il 50% in Molise e Basilicata, mentre raggiunge il 45,1% in Sardegna.

Anche il dato sui musei è significativo. Un minore su due in Italia vive in Comuni senza musei che organizzino attività educative rivolte a bambini e adolescenti.

Il fenomeno non riguarda solo aree interne o periferiche. In Lombardia, il 62,9% degli under 17 vive in Comuni privi di musei con attività dedicate ai giovani. In Veneto la percentuale arriva al 62,2%.

Sul fronte delle biblioteche emergono altre criticità. La media nazionale indica che il 15,1% degli under 17 vive in Comuni senza biblioteche dotate di spazi o attività per bambini e ragazzi. Tuttavia, in Basilicata la quota sale al 53,9%, in Molise al 53,3% e in Calabria al 51,6%.

Infrastruttura educativa territoriale, una nuova idea di crescita

Alla luce di questi dati, il Coordinamento propone una riflessione più ampia sul concetto di infrastruttura educativa territoriale.

Nel XXI secolo, una scuola non può essere considerata un’entità isolata. La qualità dell’esperienza educativa dipende sempre più dalla presenza di una rete integrata di opportunità culturali, sociali e civiche.

Biblioteche, musei, teatri, associazioni, centri di aggregazione, spazi pubblici, laboratori artistici e organismi di partecipazione giovanile diventano parti essenziali della crescita.

Quando questi presìdi mancano, il rischio non riguarda solo la minore offerta culturale. Riguarda anche la riduzione delle occasioni di crescita democratica.

Per approfondire il quadro statistico nazionale è possibile consultare il sito dell’Istat.

Relazioni fragili e isolamento tra gli adolescenti

Un altro dato allarmante riguarda la dimensione relazionale. Secondo l’indagine, il 13,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiara di non avere amici con cui confidarsi.

Questo significa che oltre un adolescente su dieci vive una condizione di isolamento affettivo proprio in una fase delicata dello sviluppo umano.

A ciò si aggiunge un altro elemento: un giovane su dieci frequenta gli amici meno di una volta alla settimana. È un segnale che racconta la progressiva rarefazione delle relazioni sociali significative.

Per il CNDDU, questo dato deve essere letto come un indicatore di vulnerabilità sociale. La qualità delle relazioni, infatti, rappresenta un fattore di protezione rispetto al disagio giovanile, alla dispersione scolastica, alle dipendenze comportamentali e all’esclusione sociale.

Partecipazione civica in calo tra i giovani

Preoccupano anche gli indicatori relativi alla partecipazione civica. Il 50% dei giovani non prende parte ad alcuna attività di partecipazione politica o sociale.

Inoltre, nove adolescenti su dieci, nella fascia d’età tra 14 e 19 anni, non svolgono attività di volontariato.

Secondo il Coordinamento, questi dati impongono una riflessione profonda. Quando la partecipazione diventa residuale e il senso di appartenenza alla comunità si indebolisce, si rischia una progressiva erosione del capitale sociale e democratico del Paese.

Per questo il CNDDU propone di affiancare agli indicatori tradizionali della povertà educativa un nuovo parametro: l’Indice di Cittadinanza Educativa Territoriale.

Questo indice dovrebbe misurare l’accesso dei giovani a scuole, trasporti, biblioteche, musei, spazi culturali, associazionismo, partecipazione civica e opportunità relazionali.

Povertà educativa e diritti delle nuove generazioni

La povertà educativa diventa così una questione di cittadinanza democratica. Non basta valutare quanto un territorio sia sviluppato sul piano economico. Bisogna anche capire quanto sia capace di garantire ai giovani l’esercizio concreto dei diritti.

Il Coordinamento richiama l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che riconosce il diritto all’istruzione come strumento per il pieno sviluppo della personalità umana.

Allo stesso modo, la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza riconosce il diritto dei minori alla partecipazione culturale, sociale e comunitaria. Per approfondire il tema è possibile consultare anche la pagina dedicata alla Convenzione sui diritti dell’infanzia.

Secondo il CNDDU, la sfida educativa contemporanea non può essere affrontata solo con il miglioramento degli apprendimenti o con l’innovazione tecnologica.

Il punto centrale è un altro: ogni giovane deve poter accedere a opportunità educative, culturali, relazionali e partecipative di qualità, indipendentemente dal luogo in cui nasce.

Una comunità educante per costruire futuro

Il rischio evidenziato dall’indagine è quello di una frattura crescente tra territori ricchi di opportunità e territori poveri di presìdi culturali, educativi e sociali.

Una democrazia matura non può accettare che il diritto a crescere in un ambiente culturalmente vivo e socialmente inclusivo diventi una variabile geografica.

Investire nella scuola, nella cultura e nelle relazioni significa investire nella resilienza democratica del Paese. Significa costruire comunità più forti, più consapevoli e più capaci di includere.

Il futuro di una nazione non si misura soltanto con la crescita economica. Si misura anche con la possibilità offerta ai giovani di immaginare, costruire e condividere il proprio futuro dentro una comunità educante viva, inclusiva e solidale.

La scuola resta centrale, ma non può essere lasciata sola. Attorno a essa devono crescere reti, spazi, relazioni e occasioni. Solo così il diritto all’istruzione può diventare davvero diritto alla cittadinanza.


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