Repubblica a Marsala, il voto del 2 giugno 1946
Marsala – La Repubblica a Marsala vinse con un risultato netto, in controtendenza rispetto a gran parte della Sicilia e del Mezzogiorno. A ottant’anni dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946, l’ex docente marsalese Giovanni Marchetti propone una ricostruzione storica di quella stagione politica, sociale ed elettorale che cambiò il destino dell’Italia.
Il documento offre uno spaccato importante della città nel secondo dopoguerra. Marsala arrivava al referendum dopo le elezioni amministrative del 7 aprile 1946, che avevano già mostrato una forte presenza dei partiti repubblicani e della sinistra.
In quelle amministrative, il Partito Repubblicano Italiano ottenne 7.080 voti e 12 seggi. Il Partito Comunista Italiano raccolse 5.505 voti e 9 seggi. Il Partito Socialista Italiano arrivò a 4.642 voti e 8 seggi. Più distante la Democrazia Cristiana, con 2.614 voti e 4 seggi.
Repubblica a Marsala, il clima politico dopo le amministrative
Secondo la ricostruzione di Marchetti, i due candidati più votati furono Stefano Pellegrino del PSI, con 1.162 voti, e Ignazio Adamo del PCI, con 676 voti.
L’ex docente ricorda però un elemento significativo della tradizione politica marsalese. Per molti anni, infatti, diversi elettori comunisti non indicavano il candidato. Preferivano segnare soltanto il simbolo con falce, martello e stella e la scritta P.C.I..
Alla campagna elettorale amministrativa seguì subito quella per il referendum istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente del 2 giugno 1946. Fu una fase intensa, segnata da scontri politici duri e da una partecipazione popolare molto alta.
In Sicilia, la campagna per scegliere tra Monarchia e Repubblica fu particolarmente aspra. La Monarchia prevalse nell’isola, come avvenne in gran parte del Sud. Tuttavia, Marsala rappresentò una delle eccezioni più significative.
Il referendum del 1946 e il ruolo di Marsala
Il 2 giugno 1946 andarono a votare 34.374 marsalesi, pari all’83,5% degli aventi diritto. Il risultato fu un vero trionfo per la Repubblica. A Marsala i voti repubblicani furono 22.099, pari al 69%. La Monarchia si fermò invece a 9.941 voti, pari al 31%.
La Repubblica a Marsala vinse quindi con una maggioranza ampia e chiara. Il dato assume un valore ancora più forte se inserito nel contesto siciliano, dove molte città e molti comuni scelsero invece la Monarchia.
Marchetti ricorda anche il clima della campagna elettorale. Nel maggio del 1946, un comizio di Palmiro Togliatti, segretario nazionale del PCI e poco dopo ministro di Grazia e Giustizia, in piazza Politeama a Palermo, venne disturbato da monarchici, separatisti e mafiosi. A quel comizio parteciparono anche numerosi comunisti giunti in treno da Marsala.
Nella documentazione storica viene richiamata pure una foto d’epoca della primavera del 1946. L’immagine mostra un comizio del PCI in piazza Loggia, sugli scalini della Chiesa Madre, con Vito Giacalone e Giuseppina Vittone, importante figura comunista e moglie di Girolamo Li Causi, detto “Mommo”, leader del PCI in Sicilia.
Come votò la provincia di Trapani
Il quadro provinciale fu molto più equilibrato rispetto al dato marsalese. Nella provincia di Trapani, su 248.187 elettori, votarono 205.692 cittadini, con un’affluenza dell’82,9%. I voti validi mostrarono una spaccatura quasi perfetta.
La Monarchia ottenne 97.785 voti, pari al 50,7%. La Repubblica arrivò a 95.251 voti, pari al 49,3%. La distanza fu quindi minima: appena 2.534 voti.
Questi numeri raccontano una provincia divisa, attraversata da sensibilità politiche diverse. In molti comuni pesò il legame con la tradizione e con i ceti moderati. In altri, invece, prevalse la spinta verso il cambiamento repubblicano.
Tra i centri più orientati verso la Monarchia ci furono Favignana, con l’86,5%, Gibellina, con il 74,5%, Camporeale, con il 74,3%, Erice, con il 70,7%, e Trapani, con il 70%. Anche Calatafimi, Poggioreale, Castellammare del Golfo e Alcamo registrarono maggioranze monarchiche.
Le roccaforti repubblicane nel Trapanese
Sul fronte opposto, Marsala fu il caso più simbolico. Con il 69% dei voti alla Repubblica, la città si collocò tra le realtà più nette dell’intera Sicilia occidentale.
La stessa tendenza emerse anche in altri comuni della provincia. A Mazara del Vallo la Repubblica ottenne il 65,6%. A Castelvetrano arrivò al 65,4%. A Campobello di Mazara raggiunse il 65,3%. A Paceco toccò il 65,2%, mentre a Partanna arrivò al 66,1%.
Anche Santa Ninfa rappresentò un dato molto forte per il fronte repubblicano. Dai numeri forniti, infatti, la Repubblica ottenne 2.771 voti, pari all’80%, contro i 694 voti della Monarchia, pari al 20%.
Questi risultati dimostrano che il Trapanese non fu un blocco uniforme. Al contrario, il voto del 1946 racconta differenze marcate tra città, campagne, aree costiere e comunità dell’entroterra.
Il significato storico per Marsala
Il voto del 2 giugno 1946 colloca Marsala dentro una storia nazionale molto più ampia. L’Italia usciva dalla guerra, dal fascismo e dalla crisi della monarchia sabauda. Il referendum chiedeva ai cittadini di scegliere la forma istituzionale dello Stato.
Per la prima volta in una consultazione nazionale votarono anche le donne. Fu quindi una giornata decisiva non solo per la nascita della Repubblica, ma anche per la partecipazione democratica del Paese.
Marsala scelse la Repubblica con forza. La città, già luogo simbolico dell’Unità nazionale nell’Ottocento, nel 1946 confermò una vocazione politica orientata al cambiamento e alla partecipazione popolare.
La ricostruzione di Giovanni Marchetti aiuta a leggere quel momento con maggiore profondità. Non si tratta soltanto di numeri. Dietro quei dati ci sono una città, i suoi partiti, le sue piazze, i suoi comizi e una comunità chiamata a decidere il futuro.
Memoria, democrazia e identità cittadina
A distanza di ottant’anni, il voto del 1946 resta un frammento prezioso della storia democratica marsalese. La Repubblica a Marsala non fu una scelta marginale. Fu, invece, un pronunciamento chiaro in un territorio dove la Monarchia aveva ancora radici forti.
Quel risultato racconta una città viva, politicamente partecipe e capace di esprimere una posizione autonoma rispetto al contesto regionale. Inoltre, offre alle nuove generazioni un’occasione per conoscere meglio la storia locale.
La Festa della Repubblica non è soltanto una ricorrenza istituzionale. È anche memoria concreta. Per questo, documenti, fotografie e ricostruzioni come quella proposta da Marchetti diventano strumenti utili per capire da dove veniamo.
Marsala, nel 1946, non rimase ai margini della storia. Partecipò con convinzione e scelse la Repubblica. È un dato che merita di essere ricordato, studiato e raccontato.
Per approfondire il significato nazionale della ricorrenza, è possibile consultare anche il sito della Presidenza della Repubblica e la pagina istituzionale della Costituzione italiana.
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