Come votò la provincia di Trapani nel referendum del 1946?

redazione

Come votò la provincia di Trapani nel referendum del 1946?

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martedì 02 Giugno 2026 - 14:48

A ottant’anni dal referendum del 2 giugno 1946, la provincia di Trapani appare come uno dei territori più netti della Sicilia monarchica, ma anche come uno spazio politico tutt’altro che uniforme, attraversato da forti differenze tra costa e entroterra, tra città e campagne. Nei dati dei 20 comuni dei risultati di quel 2 giugno 1946, il voto per la monarchia prevale in 14 centri su 20, ma la repubblica conquista risultati solidi e, in alcuni casi, clamorosi soprattutto a Marsala, Castelvetrano, Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e Santa Ninfa.

Il quadro complessivo della provincia è chiaro: 97.785 voti alla monarchia, pari al 50,7%, contro 95.251 alla repubblica, pari al 49,3%. Una distanza minima, di appena 2.534 voti, che rende Trapani una delle province siciliane più divise del referendum istituzionale. L’affluenza fu altissima: su 248.187 elettori votarono in 205.692, pari all’82,9%, segno di una partecipazione popolare straordinaria per una scelta che avrebbe cambiato il destino del Paese.

I feudi monarchici

Tra i centri più nettamente orientati verso la monarchia spiccano Favignana, dove il sì ai Savoia raggiunse l’86,5%, Santa Ninfa con l’80%, Campoforale con il 74,3%, Gibellina con il 74,5%, Erice con il 70,7% e Trapani città con il 70%. Anche Calatafimi, Poggioreale, Salemi, Pantelleria e Castellammare del Golfo registrarono maggioranze monarchiche piuttosto ampie. Questi numeri raccontano una provincia in cui il legame con la tradizione, con i ceti moderati e con una cultura politica ancora fortemente influenzata dal vecchio ordine pesa più della spinta innovatrice che altrove avrebbe favorito la repubblica. Il voto monarchico, in questo senso, non fu soltanto un atto di fedeltà dinastica, ma anche una risposta di continuità in un’Italia appena uscita dalla guerra.

Le roccaforti repubblicane

Sul fronte opposto, Marsala è il dato più simbolico: qui la repubblica ottenne 22.099 voti, pari al 69%, contro 9.941 alla monarchia, ferma al 31%. La stessa tendenza si vede a Mazara del Vallo, dove la repubblica arrivò al 65,6%, a Castelvetrano con il 65,4%, a Campobello di Mazara con il 65,3%, a Paceco con il 65,2% e a Partanna con il 66,1%. Sono risultati che testimoniano la forza del voto popolare e progressista in alcune aree della provincia, spesso più dinamiche socialmente e politicamente, e più sensibili alla rottura con il passato monarchico-fascista. Marsala, in particolare, assume un valore quasi paradigmatico: la città che nell’Ottocento fu tra i luoghi simbolo dell’Unità nazionale nel 1946 si schierò invece con decisione per la Repubblica.

Il significato storico

Nel complesso, la provincia di Trapani si colloca dentro la grande frattura nazionale emersa in quei giorni: l’Italia del Nord scelse in massa la Repubblica, il Mezzogiorno restò più vicino alla Monarchia, e la Sicilia occidentale rifletté questa ambivalenza in modo molto netto. La circoscrizione Palermo-Trapani-Agrigento-Caltanissetta, nel suo insieme, vide prevalere la monarchia con il 61,02%, confermando l’orientamento più conservatore dell’isola rispetto al Centro-Nord. A distanza di 80 anni, quel risultato racconta ancora qualcosa di importante: nella provincia di Trapani il passaggio dalla monarchia alla Repubblica non fu un moto uniforme, ma un confronto serrato, comune per comune, in cui convivono memoria storica, identità locale e desiderio di cambiamento. È proprio questa pluralità a rendere il voto trapanese del 1946 un frammento prezioso della storia democratica italiana.

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