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Violenza a scuola, studente colpisce un compagno: riflessione su sicurezza educativa ed Educazione civica

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venerdì 27 febbraio 2026 - 13:10

Studente colpisce un compagno a Gela

GelaStudente colpisce un compagno a Gela, un episodio che riapre il dibattito sulla prevenzione della violenza negli ambienti scolastici. A intervenire è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), con una riflessione di carattere giuridico, educativo e mediatico.

Il fatto, avvenuto all’interno di un istituto scolastico, ha visto un minorenne aggredire un compagno con un martello. Le condizioni del ragazzo ferito, fortunatamente non gravi, non riducono – secondo il Coordinamento – la portata istituzionale dell’accaduto.

L’episodio chiama in causa l’effettività del diritto all’istruzione, non solo come accesso alla scuola, ma come garanzia di sicurezza, tutela e dignità.

Prevenzione della violenza e responsabilità organizzativa

Il CNDDU sottolinea che la responsabilità individuale resta centrale. Tuttavia, nel diritto minorile contemporaneo, assume rilievo anche la responsabilità organizzativa delle istituzioni e la loro capacità di intercettare in modo tempestivo situazioni di disagio e conflitto.

Un atto di violenza nello spazio scolastico evidenzia, secondo il Coordinamento, la fragilità dei sistemi di prevenzione quando questi restano affidati a interventi episodici e non strutturati.

La prevenzione della violenza, in questa prospettiva, deve essere considerata una funzione pubblica essenziale, non un progetto accessorio. Spostare l’attenzione dalla cronaca del gesto alla solidità delle risposte rappresenta, dunque, una priorità istituzionale.

Sicurezza educativa come infrastruttura pubblica

Alla luce dell’episodio, il CNDDU propone l’apertura di un confronto con il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si rafforzi la dimensione preventiva del sistema scolastico.

L’obiettivo è riconoscere la sicurezza educativa come una vera e propria infrastruttura pubblica immateriale, stabile e finanziata in modo continuativo.

In particolare, viene proposta l’attivazione di un piano formativo antiviolenza nazionale, fondato su metodologie socioeducative aggiornate, orientate alla gestione dei conflitti, alla giustizia riparativa, all’educazione emotiva e alla responsabilizzazione dei gruppi.

Riforma dell’Educazione civica in chiave preventiva

Un passaggio strategico riguarda l’integrazione del piano antiviolenza nei percorsi di Educazione civica. Il Coordinamento suggerisce di superare un’impostazione meramente contenutistica, per puntare su una Educazione civica esperienziale e trasformativa.

Diritti umani, non violenza, responsabilità digitale e cultura della cura dovrebbero diventare competenze praticate quotidianamente, non solo argomenti trattati in aula.

Dal punto di vista giuridico, questa integrazione rafforzerebbe l’attuazione concreta dei principi costituzionali. Sul piano organizzativo, garantirebbe continuità tra prevenzione e curricolo. Infine, sotto il profilo economico, rappresenterebbe un investimento strutturale capace di ridurre nel tempo i costi indiretti legati agli eventi critici.

Un appello al Governo

Il presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, invita il Ministero ad avviare un percorso normativo e finanziario che riconosca formalmente la prevenzione della violenza come funzione ordinaria dell’istruzione.

Episodi come quello di Gela, conclude il Coordinamento, devono diventare snodi decisionali per orientare politiche stabili. La scuola può restare luogo di fiducia solo se è in grado di anticipare il rischio e trasformare il conflitto in apprendimento.


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