Acqua contaminata a Trapani: analisi in miglioramento, ma la rete resta a rischio

redazione

Acqua contaminata a Trapani: analisi in miglioramento, ma la rete resta a rischio

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venerdì 30 Ottobre 2026 - 07:14

A Trapani l’acqua sembra migliorare, ma la strada verso il ritorno alla normalità resta in salita. Le analisi restituiscono segnali incoraggianti, eppure non bastano ancora a rassicurare del tutto le autorità sanitarie. Il problema, infatti, potrebbe non essere soltanto ciò che scorre nelle tubature, ma anche quello che si nasconde sotto le strade: vecchie canalizzazioni, acque stagnanti e possibili infiltrazioni che rischiano di vanificare i progressi raggiunti. È questo il quadro emerso lunedì 26 ottobre dal tavolo tecnico svoltosi a Palazzo D’Alì tra il Comune di Trapani e l’Asp, convocato per valutare la possibilità di riaprire gradualmente le utenze idriche interessate dalle ordinanze di limitazione. La riunione non ha prodotto il via libera atteso da tante famiglie, costrette da mesi a fare i conti con rubinetti chiusi o con il divieto di utilizzare l’acqua per scopi potabili. Ha però consentito di mettere a fuoco una situazione nella quale ai risultati delle analisi si affianca una questione strutturale ancora tutta da chiarire. Il dato più significativo, riferito dal sindaco Giacomo Tranchida, riguarda circa l’80 per cento delle utenze monitorate, per le quali i prelievi avrebbero dato esito negativo alla contaminazione. Un segnale positivo, dunque, ma non sufficiente a decretare la fine dell’emergenza. La cautela dell’Asp nasce proprio dal timore che la qualità dell’acqua, oggi ritenuta regolare in diversi punti della rete, possa nuovamente peggiorare se non verranno eliminate le condizioni che favoriscono eventuali infiltrazioni.

I vecchi canaloni sotto le strade e il rischio infiltrazioni

La criticità più delicata sarebbe localizzata nell’area compresa tra via Fardella e il campo ex Coni, dove la ricostruzione illustrata dal sindaco porta a guardare ben oltre le condotte dell’acquedotto. Nel sottosuolo si troverebbero infatti vecchi canaloni, lunghi complessivamente oltre 600 metri secondo quanto riferito da Tranchida, un tempo destinati a convogliare le acque verso il mare. La loro chiusura avrebbe progressivamente modificato il sistema di deflusso, favorendo l’accumulo di acque miste, fanghi e reflui. A complicare il quadro sarebbero intervenute anche le forti piogge dello scorso luglio, che avrebbero contribuito ad aggravare il ristagno. In alcuni tratti, secondo la ricostruzione comunale, il livello delle acque nel sottosuolo arriverebbe a superare quello delle tubazioni idriche, creando condizioni potenzialmente favorevoli alle infiltrazioni in presenza di fessurazioni o lesioni. Si tratta di uno scenario che dovrà essere verificato attraverso ulteriori approfondimenti tecnici, ma che spiega la prudenza con cui viene affrontata l’ipotesi di riattivare le utenze. Il rischio, evidenziato dal primo cittadino, è quello di riaprire oggi contatori che hanno restituito risultati rassicuranti e ritrovarsi, dopo poco tempo, a fronteggiare una nuova contaminazione. La ricerca delle cause, del resto, accompagna l’emergenza fin dalle prime segnalazioni di marzo. Nel corso dell’estate, gli episodi di acqua maleodorante avevano alimentato le preoccupazioni dei residenti, inducendo il Comune ad ampliare le aree sottoposte a restrizioni. Con l’ordinanza del 24 luglio erano stati confermati i divieti di utilizzo dell’acqua per fini potabili e disposte ulteriori chiusure precauzionali.

Quindici interventi già eseguiti, ma restano le anomalie

Nel frattempo, il Comune ha già eseguito quindici interventi per affrontare le criticità individuate. Restano tuttavia alcune anomalie in determinate strade, sulle quali saranno effettuati nuovi accertamenti. L’attenzione si concentrerà anche sugli allacci fognari all’interno delle proprietà private, per verificare se eventuali difetti possano contribuire a mantenere aperta la strada a infiltrazioni nella rete idrica. Un ulteriore elemento di verifica sarà rappresentato dal cloro residuo. Nelle prossime ore i tecnici dovranno confrontare i valori rilevati in uscita dai serbatoi con quelli misurati nelle utenze dove permangono tracce di contaminazione. Un passaggio utile per comprendere meglio l’evoluzione del fenomeno e individuare eventuali differenze tra la qualità dell’acqua immessa nella rete e quella riscontrata ai punti di erogazione. Il confronto tra Comune e Asp proseguirà in questi giorni. Solo sulla base degli ulteriori riscontri sarà possibile capire se esistano le condizioni per procedere con riaperture circoscritte. Al momento, dunque, le restrizioni restano in vigore nelle aree interessate e nessuna revoca può essere considerata imminente o automatica.

Navi cisterna e fondi regionali per risolvere l’emergenza

Se le verifiche confermeranno l’esistenza di un accumulo significativo di acque e fanghi nei vecchi canaloni, il problema richiederà interventi ben più complessi della semplice manutenzione ordinaria. L’obiettivo indicato dal sindaco è abbassare il livello delle acque stagnanti, procedere allo svuotamento e alla pulizia delle strutture e impedire che i ristagni possano ripresentarsi. Le dimensioni del fenomeno, sempre secondo quanto riferito da Tranchida, renderebbero insufficienti i normali mezzi di autospurgo. Tra le ipotesi tecniche prospettate figura anche l’impiego di navi cisterna per aspirare dal mare le acque accumulate nel sottosuolo. È stata evocata, come soluzione estrema da scongiurare, persino la possibilità di riaprire i due canali attraverso uno scarico in mare, naturalmente subordinato alle necessarie autorizzazioni. Parallelamente, l’amministrazione comunale intende portare avanti la richiesta di un finanziamento di circa due milioni di euro da destinare agli interventi sulla rete e alle criticità infrastrutturali. Il progetto dovrebbe essere trasmesso alla Protezione civile regionale, mentre il sindaco ha annunciato la richiesta di un tavolo urgente con gli enti competenti, a partire da Prefettura, Regione e Protezione civile, per coordinare le azioni necessarie. Intanto, a sostenere il peso più immediato della situazione sono i residenti delle zone interessate.

Famiglie ancora senz’acqua potabile: rimborsi e disagi quotidiani

Per molte famiglie l’approvvigionamento idrico alternativo è diventato una necessità quotidiana, con il ricorso alle autobotti e l’organizzazione di rifornimenti che richiedono tempo, disponibilità e ulteriori spese. Il Comune ha predisposto un sistema di approvvigionamento attraverso operatori autorizzati e ha previsto, per le utenze interessate dalle chiusure, la possibilità di recuperare le spese di trasporto sostenute e documentate mediante lo scomputo dalle bollette, secondo le condizioni stabilite. Misure che aiutano ad affrontare i disagi, ma che non possono sostituire il ripristino di un servizio essenziale. È proprio qui che si misura la distanza tra il miglioramento registrato dalle analisi e la normalità ancora lontana. Un campione negativo rappresenta una buona notizia, ma non è sufficiente quando permane il dubbio che la contaminazione possa ripresentarsi. Per questo la riapertura dei contatori non dipenderà soltanto dai risultati favorevoli dei prelievi, ma anche dalla capacità di escludere, o quantomeno ridurre in maniera adeguata, le condizioni che potrebbero alimentare nuovi episodi.

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