Bottiglie vuote sulla sabbia, sacchi di rifiuti nascosti tra le piante, cumuli di spazzatura lungo gli accessi e resti di bivacchi a pochi passi dal mare. È lo scenario che si presenta a Capo Feto, dove la fine della stagione estiva restituisce ancora una volta l’immagine di una riserva naturale trattata, in alcuni tratti, come una discarica a cielo aperto. Le fotografie documentano una situazione che va oltre qualche rifiuto dimenticato dopo una giornata in spiaggia. In diversi punti, i materiali sono ammassati in quantità consistenti, mentre bottiglie e contenitori restano disseminati sulla battigia e nelle aree retrostanti. Accanto ai residui lasciati dai bagnanti, la presenza di sacchi e accumuli di immondizia pone anche il problema degli abbandoni deliberati.
A pagare il prezzo di questi comportamenti è un territorio di pregio naturalistico, che dovrebbe essere preservato e che invece continua a fare i conti con l’inciviltà di chi lo frequenta senza rispettarlo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un paesaggio deturpato proprio in un territorio che dovrebbe essere preservato per il suo valore ambientale. Capo Feto continua a fare i conti con comportamenti che ignorano le più elementari regole del vivere civile, tra chi utilizza la zona per disfarsi dei rifiuti e chi considera la spiaggia uno spazio dove lasciare bottiglie, plastica e altri materiali una volta terminata la permanenza. Non è la prima volta che la riserva finisce al centro di segnalazioni per il degrado. Le denunce sull’abbandono dei rifiuti si ripetono negli anni, soprattutto dopo i mesi di maggiore frequentazione, quando le conseguenze di una fruizione poco rispettosa diventano più evidenti. Capo Feto è infatti un’area di rilevante interesse naturalistico, inserita tra le zone umide riconosciute dalla Convenzione internazionale di Ramsar.
Un patrimonio ambientale che contrasta con le immagini di questi giorni e che richiede una gestione capace di coniugare la frequentazione del litorale con la salvaguardia degli habitat. La pulizia resta necessaria, ma da sola non può risolvere il problema. E la soluzione non può essere rappresentata dalle sole passeggiate ecologiche che, fortunatamente, negli anni sono diventate un appuntamento ormai immancabile. Il problema andrebbe affrontato alla radice, serve un cambiamento culturale che porti al rispetto per il luogo e dei controlli che fungano anche da deterrente. Bisogna infatti prevenire gli abbandoni e poi individuare e punire i responsabili. Di fronte a una situazione che si ripete, diventa inevitabile chiedersi quali strumenti possano impedire che Capo Feto venga nuovamente ridotta in queste condizioni.
Non abbandonare i rifiuti e portarli via dopo una giornata al mare dovrebbe essere la regola più semplice da rispettare. Eppure, le immagini dimostrano che non è sempre così. La questione non riguarda soltanto il decoro. I rifiuti dispersi in un ambiente costiero possono compromettere la qualità del paesaggio e diventare una fonte di pressione sugli ecosistemi, soprattutto quando plastica e altri materiali restano esposti agli agenti atmosferici o vengono trascinati verso il mare. Le fotografie di fine estate restituiscono dunque una situazione che si ripresenta e che, al contempo, meriterebbe risposte concrete. Capo Feto non può essere lasciata al ciclo ormai consueto delle segnalazioni, delle pulizie e di nuovi abbandoni. La tutela di un’area protetta si misura anche dalla capacità di impedire che venga trattata come una discarica. E il primo passo è fare in modo che chi sporca non possa continuare a farlo contando sull’assenza di controlli e sulla difficoltà di individuare i responsabili.