Il Tribunale di Marsala ha condannato in primo grado Giuseppe Genna a 4 anni di reclusione e a 10mila euro di multa per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto caporalato. La sentenza non definitiva è stata emessa il 30 settembre 2026, al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato, su richiesta della difesa e tenuto conto delle conclusioni della Procura della Repubblica di Marsala. L’imputato è stato invece assolto dall’accusa di estorsione perché il fatto non sussiste.
Le accuse di sfruttamento
Secondo quanto ricostruito nell’ambito delle indagini, condotte dal Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) dei Carabinieri di Trapani sotto la direzione della Procura, Genna è stato ritenuto responsabile di diversi episodi di caporalato ai danni di almeno 13 lavoratori. È stato inoltre riconosciuto responsabile di aver impiegato almeno 11 lavoratori privi di permesso di soggiorno e due lavoratori senza la necessaria formazione e informazione in materia di salute e sicurezza, oltre che senza le preventive visite mediche di idoneità alla mansione. Alla condanna è stata applicata l’aggravante legata all’impiego di più di tre lavoratori e alla loro sottoposizione a condizioni di particolare sfruttamento.
Confisca e divieto di accesso ai finanziamenti pubblici
Oltre alla pena detentiva e alla multa, il Tribunale ha disposto la confisca per equivalente dei beni nella disponibilità di Genna fino a 10mila euro, somma corrispondente al profitto del reato. Per due anni l’imputato sarà escluso da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi pubblici, compresi quelli dell’Unione Europea, relativi al settore agroalimentare. È stata inoltre disposta, per la durata di due anni, l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, insieme al divieto di concludere contratti di appalto, cottimo fiduciario e fornitura di opere, beni e servizi con la Pubblica amministrazione, compresi i relativi subcontratti.
Il risarcimento alle parti civili
Genna è stato infine condannato al risarcimento dei danni subiti dalle parti civili, da quantificare integralmente in sede civile. In attesa della liquidazione definitiva, il Tribunale ha disposto il pagamento di una provvisionale di 5mila euro in favore di ciascuna parte civile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni dalla data dell’udienza. Da quel momento decorrerà il termine per proporre impugnazione.