C’è una Mazara che riaffiora dalle pagine di “Scapestrato” e che forse, più che essere raccontata, chiede di essere riscoperta. È la Mazara degli anni ’60 e ’70, quella in cui un gruppo di giovani provava a fare teatro in modo diverso, lontano dalla tradizione filodrammatica e dalle convenzioni del tempo. Una città nella quale, in via Garibaldi, il Teatro 2 diventò laboratorio di una sperimentazione che guardava ben oltre i confini locali. È da questa esperienza che parte Luigi “Gino” Burzotta con il suo ultimo libro, pubblicato nel giugno 2026 da Edizioni ETS nella collana “Libertà di psicanalisi”.
“Scapestrato” è un libro autobiografico, ma ridurlo a semplice memoria personale sarebbe fuorviante. Dentro ci sono teatro, scrittura, formazione, psicanalisi e il rapporto con una città che l’autore considera parte integrante della propria identità. Presentato al Collegio dei Gesuiti, proprio in uno dei luoghi che appartengono alla formazione giovanile di Burzotta, il volume sembra così costruire un ponte tra il passato dell’autore e il presente. A dialogare con lui è stata Catia Catania, coordinatrice del Patto per la Lettura di Mazara del Vallo, mentre alla presentazione hanno partecipato anche Salvatore Giacalone e Girolamo Cristaldi, protagonisti dell’esperienza del Teatro 2. Ma cosa significa davvero “Scapestrato”? La risposta è nelle parole dello stesso autore. “Questo è un libro autobiografico che parla del mio passato teatrale”, racconta Burzotta, riferendosi a un periodo nel quale il gruppo del Teatro 2 aveva scelto consapevolmente la strada della sperimentazione. Non un teatro dilettantistico, dunque, ma un’esperienza che guardava alle ricerche teatrali contemporanee e a figure come Grotowski ed Eugenio Barba.