Prezzi in calo, ma anche code ai distributori, primi casi di esaurimento delle scorte e una protesta che in Sicilia si prepara a entrare in una nuova fase. Il caro carburanti continua a tenere banco in Italia, mentre il ribasso avviato da Eni e Ip comincia a riflettersi sui prezzi medi. Intanto, nell’Isola, autotrasportatori, agricoltori e pescatori continuano a denunciare l’impatto del caro gasolio sui costi delle attività. Il price cap introdotto da Eni ha fissato a 1,99 euro al litro il prezzo della benzina e a 2,19 euro quello del gasolio, mentre anche Ip ha adottato un tetto ai prezzi. Ieri, 29 settembre, i dati del Mimit mostrano un ulteriore ribasso: sulla rete stradale nazionale la benzina self scende a 2,126 euro al litro e il gasolio a 2,335 euro. In autostrada la benzina è a 2,180 euro e il gasolio a 2,383 euro. L’effetto dei ribassi, tuttavia, ha provocato nei giorni scorsi una forte corsa al rifornimento. A Napoli un distributore Eni ha esaurito la benzina dopo aver erogato oltre 2 mila litri in circa tre ore e mezza. Episodi analoghi hanno alimentato l’attenzione sulla disponibilità delle scorte, anche se al momento non si parla di un problema generalizzato di approvvigionamento.
Il tema delle scorte resta comunque sotto osservazione: l’aumento improvviso della domanda concentrato sui distributori che applicano prezzi più bassi può determinare temporanei esaurimenti e problemi logistici locali. Anche gli operatori della distribuzione hanno segnalato il rischio di squilibri sul mercato legati al price cap applicato soltanto da alcune compagnie. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, il ribasso è diventato più evidente dopo il progressivo adeguamento dei distributori Eni e Ip. In autostrada, secondo i calcoli diffusi dall’associazione, in due giorni il gasolio è sceso di 7,6 centesimi al litro, con un risparmio di 3,80 euro su un pieno da 50 litri. Per la benzina il calo è di 7,4 centesimi, pari a 3,70 euro a rifornimento. Un’inversione di tendenza che, però, arriva dopo settimane di forti rincari e con il gasolio che continua a mantenersi su livelli molto elevati. Proprio il costo del gasolio è al centro della mobilitazione annunciata dagli autotrasportatori siciliani. Dalle 00.01 di venerdì 16 ottobre fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre è stato proclamato il fermo dei servizi di trasporto in tutta la Sicilia.
Lo annuncia il coordinatore del Comitato Autotrasportatori siciliani, Salvatore Bella, che contesta il mancato rispetto, secondo il Comitato, degli impegni assunti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti durante l’incontro dello scorso aprile. “Dobbiamo purtroppo prendere atto che gli impegni assunti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in occasione dell’incontro dello scorso aprile sono stati disattesi”, sottolinea Bella. Tra le questioni indicate dal Comitato c’è il mancato pagamento della prima annualità del Sea Modal Shift, che avrebbe dovuto essere erogata entro giugno, oltre all’assenza di soluzioni ritenute adeguate per contrastare l’aumento del gasolio, indicato dagli autotrasportatori oltre i 2,40 euro al litro. “Il Comitato ha pertanto deliberato il fermo dei servizi di trasporto – spiega Bella – programmato dalle ore 00.01 di venerdì 16/10/2026 alle ore 24.00 di martedì 20/10/2026”.
Il Comitato precisa inoltre che la protesta non prevede manifestazioni o presidi. “Rimarremo fermi nei nostri piazzali e non ritireremo i semirimorchi dai porti”, annuncia Bella. Il caro carburanti ha già aperto un fronte di protesta anche nel comparto della pesca. Anche a Mazara del Vallo i pescatori hanno proclamato lo stato di agitazione, denunciando l’incidenza sempre maggiore del costo del gasolio sulla sostenibilità economica delle imprese. La mobilitazione, annunciata nei giorni scorsi, si inserisce in un quadro più ampio di contestazioni che coinvolge anche le misure regionali destinate a sostenere il comparto e, in particolare, il contributo per il carburante. Anche gli agricoltori siciliani sono scesi in strada con i trattori per denunciare il caro carburante e l’aumento complessivo dei costi di produzione. “Confeuro sta seguendo con attenzione e preoccupazione la protesta degli agricoltori siciliani, scesi in strada con i trattori per denunciare l’aumento del costo del carburante e dei costi di produzione”, dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro.
“Comprendiamo pienamente il momento di difficoltà che stanno vivendo le imprese agricole in Sicilia, così come nel resto d’Italia: il caro-energia sta incidendo pesantemente sulla sostenibilità economica delle aziende”. Tiso, allo stesso tempo, prende le distanze dai blocchi stradali come soluzione strutturale. “Occorrono confronto, responsabilità e soprattutto interventi concreti e tempestivi da parte delle istituzioni”, afferma. Il calo dei prezzi registrato nelle ultime ore rappresenta quindi un primo segnale, ma non ha ancora disinnescato la protesta. In Sicilia il calendario delle mobilitazioni resta confermato: prima il confronto sul caro carburante e sulle richieste delle categorie, poi, dal 16 ottobre, il fermo dell’autotrasporto. Nel frattempo resta da verificare se i ribassi di Eni, Ip e Q8, che ha annunciato oggi l’introduzione di un proprio price cap dal primo ottobre per 30 giorni, riusciranno a produrre un effetto più ampio sulla rete distributiva nazionale.