Depistaggi e mezze verità sulla strage di Ustica scandiscono da 46 anni le indagini intorno alla strage di Ustica. Nelle ultime ore, tuttavia, si è registrata un’inattesa svolta che potrebbe ridare speranza ai familiari delle vittime.
L’ambasciata francese ha inviato nei giorni scorsi una nota al Ministero degli Esteri italiano annunciando la disponibilità a trasferire la documentazione di cui è in possesso in merito alla Strage. Secondo alcune fonti giornalistiche, si potrebbe trattare di documenti del Ministero della Difesa transalpino riferibili a precedenti rogatoria della Procura di Roma.
La notizia è stata accolta con favore da Daria Bonfietti, presidente dell’associazione che riunisce i familiari delle vittime della Strage e che proprio ieri aveva organizzato a Bologna una conferenza stampa per lanciare un nuovo appello contro l’archiviazione delle indagini.
“Siamo a una grande svolta, si dimostra che se qualcuno collabora si possono scrivere pagine definitive”, afferma Daria Bonfietti, ricordando che l’associazione aveva invitato il governo italiano a rivolgersi a Macron per chiedere le ragioni della mancata collaborazione su questa vicenda. Alla luce di ciò, è verosimile che i magistrati romani non procedano all’archiviazione, tenuto conto che potranno lavorare su nuove informazioni. Contro l’archiviazione si era espressa anche l’Avvocatura dello Stato.
La Strage di Ustica
Il 27 giugno 1980 il volo Itavia IH870, un DC-9 partito da Bologna e diretto a Palermo con 81 persone a bordo (77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio), scompare dai radar alle 20:59 e precipita nel Mar Tirreno, a nord dell’isola di Ustica. Nessun superstite. Sul volo c’erano diversi siciliani, tra cui tre marsalesi (Vito Fontana, Carlo e Francesca Parrinello).
Per anni le cause sono rimaste un mistero. La scatola nera è stata recuperata solo nel 1987. La prima ipotesi ufficiale fu cedimento strutturale, ma le perizie successive l’hanno esclusa. Due i filoni principali: La bomba a bordo dell’aereo, sostenuta da una prima commissione d’inchiesta; L’abbattimento, tesi che ha prevalso nell’istruttoria del giudice Rosario Priore (chiusa nel 1999). Secondo Priore, il DC-9 fu abbattuto per errore durante uno scontro aereo non dichiarato nel Mediterraneo tra caccia della Nato e mig libici.
Il ruolo della base militare di Birgi
La sera del 27 giugno 1980 il Tirreno era controllato da una rete di radar militari: Licola (Napoli), Marsala, Siracusa e Birgi, più quello civile di Ciampino. Secondo l’istruttoria del giudice Priore, proprio i tracciati di Ciampino e Marsala mostravano altre tracce di aerei militari intorno al DC-9. I radar di Birgi, Licola e Siracusa, invece, risultarono “vuoti” o con nastri incompleti / sovrascritti. Secondo i familiari delle vittime e i giudici civili Birgi era una delle basi chiave dove si sarebbero dovute trovare le prove radar di cosa volava davvero sopra Ustica quella notte, e dove quelle prove non sono mai state trovate integre.
Le sentenze
Sul piano penale, non sono mai stati individuati colpevoli. Il processo per alto tradimento contro alcuni generali dell’Aeronautica per depistaggio e occultamento di documenti si è concluso con assoluzioni. Sul piano civile, nel 2013 la Cassazione ha confermato la condanna dei ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire i familiari: la motivazione parla esplicitamente di mancata protezione dello spazio aereo e di missili
Ancora oggi non esiste una verità giudiziaria definitiva su chi abbia materialmente abbattuto l’aereo, ma l’ipotesi più accreditata dagli atti giudiziari è quella del coinvolgimento militare internazionale e dei depistaggi successivi.