Una scoperta che potrebbe aprire nuovi scenari sulla storia antica del territorio di Mazara del Vallo arriva dalla zona di San Nicola, area da sempre considerata ricca di testimonianze archeologiche ma sulla quale, fino ad oggi, mancavano riscontri concreti riguardo alla presenza di importanti strutture dell’età classica. Da tempo, tra studiosi e appassionati, si ipotizzava l’esistenza di un tempio greco o romano oppure di una villa di particolare rilevanza architettonica. Un’ipotesi alimentata da racconti e tradizioni locali, ma mai supportata da evidenze significative.
A riportare l’attenzione sull’area è stata la scoperta effettuata da Giorgio Comerio insieme ad alcuni amici appassionati di archeologia e storia locale. Durante alcune ricognizioni sul terreno è stato individuato il basamento di un muretto di delimitazione realizzato con elementi di spoglio e materiale edilizio antico riconducibile con buona probabilità all’epoca greco-romana. Tra i rinvenimenti spicca un elemento architettonico che, per caratteristiche e lavorazione, sembrerebbe appartenere a una struttura di pregio. Si tratta di un concio lavorato con grande accuratezza, caratterizzato da un piano superiore di appoggio, una faccia laterale perfettamente squadrata e un profilo modanato con una sequenza di decorazioni orizzontali tipiche dell’architettura classica.

Secondo una prima valutazione, il reperto potrebbe appartenere a un pilastro, a una lesena oppure a una cornice di coronamento di un edificio importante. La presenza di una base riconducibile al cosiddetto tipo attico semplificato, molto diffuso in età romana imperiale per edifici rurali, monumenti funerari ed edicole, rappresenta un ulteriore elemento di interesse. Anche la tecnica di lavorazione della calcarenite, tagliata e successivamente rifinita a scalpello senza l’utilizzo di stucco, sembrerebbe orientare verso una datazione compresa tra il I e il III secolo dopo Cristo, pur non escludendo un successivo riutilizzo in epoca medievale. Naturalmente saranno gli archeologi e gli esperti del settore a dover stabilire con precisione la natura e la cronologia del reperto attraverso eventuali studi e approfondimenti.
Un ulteriore elemento che alimenta l’interesse per la zona è la presenza, a breve distanza dal luogo del ritrovamento, di un tratto stradale rettilineo lungo circa 400 metri e largo quanto otto piedi romani, misura che richiama gli standard viari dell’epoca imperiale. Il percorso collega due aree nelle quali sono presenti tracce di strutture antiche e potrebbe rappresentare un collegamento interno a un insediamento articolato composto da ville, edifici rurali o altre costruzioni. La scoperta, se confermata da ulteriori indagini, potrebbe contribuire a far luce su un’area del territorio mazarese che da anni suscita curiosità e interrogativi tra gli studiosi, aggiungendo un nuovo tassello alla ricca storia archeologica della città.