Nessun mezzo sequestrato e, almeno al momento, nessuna sanzione nei confronti della Vittorioso o dei suoi autisti. È la stessa azienda a intervenire per precisare l’esito dei controlli effettuati dalla Guardia di Finanza sulle autobotti private impegnate nel trasporto dell’acqua a Trapani. Gli accertamenti, già riferiti da diverse testate giornalistiche, ci sono stati. La società, tuttavia, contesta una parte della ricostruzione circolata nelle scorse ore e precisa che non risultano provvedimenti di sequestro dei mezzi né sanzioni già comminate. “Attualmente sono stati notificati i verbali di verifica, poi se ci saranno delle sanzioni sarà il Genio Civile o chi di dovere”, fa sapere Vittorioso. I mezzi della ditta, aggiunge l’azienda, continuano regolarmente a svolgere il servizio.
Uno dei punti sui quali Vittorioso intende fare chiarezza riguarda la natura dell’acqua trasportata.
L’acqua prelevata dai pozzi privati utilizzati dalla ditta è classificata come non potabile. Secondo l’azienda, però, tale caratteristica viene comunicata preventivamente ai clienti e non sarebbe mai stata presentata come acqua destinata al consumo umano. “Noi non abbiamo mai spacciato per acqua potabile e poi portato il trasporto di acqua non potabile“, sostiene la società, spiegando che ogni dicembre gli amministratori condominiali ricevono tramite Pec una comunicazione nella quale viene specificata la natura dell’acqua fornita.
Vittorioso contesta inoltre l’equazione tra acqua non potabile e acqua inquinata. A sostegno della propria posizione la ditta richiama un rapporto di prova del laboratorio Baiata, emesso il 14 settembre e relativo a un campione prelevato il 4 settembre dal pozzo Vittorioso Cusenza. Nel documento citato dall’azienda, per i parametri microbiologici analizzati risultano pari a zero Escherichia coli, enterococchi e batteri coliformi. La classificazione dell’acqua come non potabile, tuttavia, rimane.
La società conferma che gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno riguardato anche la provenienza dell’acqua. I pozzi sono privati e, secondo quanto riferito da Vittorioso, le verifiche sulle fonti di approvvigionamento riguardano le autorizzazioni al prelievo. Per quanto riguarda invece gli autotrasportatori, i controlli interessano la documentazione, le carte di circolazione e la regolarità del trasporto.
Vittorioso interviene anche sulla possibilità di utilizzare i punti pubblici di approvvigionamento, come San Giovannello o il dissalatore.
Secondo la società, il caricamento dell’acqua potabile da questi punti richiede specifiche autorizzazioni, procedure e il rispetto di determinate fasce orarie. A questo si aggiungerebbe un costo ulteriore al metro cubo, che andrebbe a sommarsi a quello necessario per il trasporto attraverso le autobotti.
Da qui la posizione dell’azienda, che individua nell’emergenza e nelle difficoltà del servizio idrico pubblico una delle ragioni alla base del ricorso alle autobotti private.
Nel suo intervento Vittorioso richiama anche un precedente rapporto con il Comune di Trapani.
La società riferisce di avere prestato servizio per circa trenta giorni durante una precedente emergenza idrica, sostenendo di aver dovuto successivamente ricorrere al pignoramento del conto dell’Ente per ottenere il pagamento delle somme dovute. In seguito, secondo la stessa ricostruzione dell’azienda, sarebbe stato necessario un secondo pignoramento per il recupero delle spese legali.
È questo precedente, spiega Vittorioso, uno dei motivi per cui la ditta non avrebbe partecipato al primo bando comunale per il servizio di autobotti.
La società riferisce infine di avere ricevuto il 24 agosto una nuova richiesta da parte del sesto settore del Comune e di avere manifestato la propria disponibilità, ponendo alcune condizioni di carattere amministrativo. A quella comunicazione, sostiene l’azienda, non sarebbe seguito alcun ulteriore riscontro.
La vicenda resta dunque aperta su più fronti: da una parte gli accertamenti avviati dalle autorità sulla filiera dell’acqua proveniente dai pozzi privati e sul trasporto attraverso le autobotti; dall’altra le precisazioni della società, che ribadisce la regolarità del proprio servizio e chiarisce che, allo stato attuale, non risultano sequestri o sanzioni nei confronti della ditta e dei suoi autisti.