È fissato per il 16 settembre il Consiglio Comunale chiamato a pronunciarsi sulla decadenza di cinque consiglieri. Una seduta che si preannuncia particolarmente delicata e sulla quale interviene la consigliera Marzia Patti, che contesta duramente l’intero procedimento e chiede che il voto avvenga in maniera palese, per appello nominale. “Chi ritiene fondata la proposta di decadenza abbia il coraggio di sostenerla pubblicamente”, afferma Patti, ponendo al centro della discussione una domanda: i consiglieri chiamati a decidere sulla permanenza o meno dei loro colleghi voteranno per appello nominale oppure attraverso il voto segreto?
Patti: “Chi è favorevole ci metta la faccia“
La consigliera invita quindi i colleghi a rinunciare al voto segreto e ad assumersi pubblicamente la responsabilità della propria scelta. Una richiesta motivata anche dal possibile rischio, secondo Patti, che con il voto segreto eventuali “franchi tiratori” possano esprimersi contro la decadenza senza esporsi. “Non vogliamo questa protezione”, sottolinea. Patti richiama inoltre i pareri acquisiti durante il procedimento, compreso quello dell’Assessorato regionale delle Autonomie Locali, che a suo dire avrebbero espresso valutazioni contrarie alla decadenza. Un elemento che, secondo la consigliera, rende ancora più importante che chi sosterrà la proposta lo faccia apertamente.
Il possibile ricorso al TAR
C’è poi la questione del possibile ricorso al TAR. Pare che, qualora il Consiglio dovesse approvare la decadenza, i consiglieri interessati intendono rivolgersi alla giustizia amministrativa, ritenendo pretestuoso e illegittimo il procedimento e sostenendo che le assenze fossero giustificate. Secondo la consigliera, il voto palese avrebbe anche una conseguenza sul piano delle responsabilità. In caso di eventuale risarcimento disposto dal TAR, con un voto nominale sarebbe possibile individuare chi ha sostenuto la decadenza. Con il voto segreto, invece, non essendo individuabili i singoli votanti, l’eventuale danno potrebbe ricadere sulle casse comunali e, di conseguenza, sulla collettività. “La questione non è soltanto politica – sostiene Patti – chi ritiene legittimo questo procedimento deve essere disposto ad assumersi pubblicamente la responsabilità della propria scelta, motivandola”.
Le contestazioni sulla seduta del 9 giugno
Nel ricostruire la vicenda, la consigliera torna poi alla seduta del 9 giugno, quando i capigruppo hanno esaminato le giustificazioni presentate dai consiglieri. Quelle di Carpinteri e La Barbera, nel frattempo passati all’opposizione, erano state accolte. Le giustificazioni degli altri cinque consiglieri, invece, erano state respinte con 12 voti, a fronte dei 13 necessari secondo quanto chiarito dal Segretario Generale. Per Patti si sarebbe trattato di una violazione dello Statuto. La consigliera critica inoltre il comportamento del presidente del Consiglio Comunale Alberto Mazzeo, che nella stessa seduta avrebbe votato a favore dell’attivazione del procedimento. Una scelta che, secondo Patti, evidenzierebbe una posizione di “parzialità incompatibile con il ruolo”. Nel mirino della consigliera c’è anche l’origine stessa della procedura, che sarebbe partita da una seduta di “adunanza aperta”, priva di proposte deliberative, intrecciata con una seduta ordinaria e caratterizzata dall’intervento di soggetti estranei al Consiglio Comunale. Una serie di circostanze che, secondo Patti, avrebbe contribuito a costruire un procedimento “illogico e illegittimo”.
“Perché nascondersi?“
La consigliera contesta infine l’utilizzo delle modalità di convocazione delle sedute per creare, a suo giudizio, artificialmente i presupposti della decadenza. “È sufficiente concentrare più sedute nell’arco di poche ore per creare artificialmente il presupposto della decadenza, cancellando di fatto un mandato elettorale e alterando il corretto funzionamento democratico”, afferma. Per Patti il Consiglio non dovrebbe inoltre pronunciarsi su aspetti personali dei consiglieri, ma esclusivamente sulla giustificabilità delle assenze nell’esercizio del mandato. Da qui la convinzione che il voto segreto non sia obbligatorio, anche considerando che sulla stessa questione la Conferenza dei Capigruppo si è già espressa con voto palese. Il 16 settembre, dunque, il Consiglio sarà chiamato a prendere una decisione destinata ad avere conseguenze politiche e istituzionali. E Patti lancia un ultimo appello ai colleghi: “Dopo mesi di comunicati, dichiarazioni pubbliche e battaglie politiche sulle decadenze, sarebbe paradossale arrivare al momento del voto e scegliere l’anonimato dell’urna. Perché nascondersi? Basta strumentalizzazioni: chi è realmente convinto della fondatezza e della legittimità di queste decadenze le voti alla luce del sole, ci metta nome e cognome e si assuma fino in fondo, davanti alla città, la responsabilità della propria scelta“.