Ancora violenza all’interno delle carceri siciliane. Un ispettore della Polizia Penitenziaria è rimasto ferito nel carcere di Trapani dopo essere stato colpito da un getto di olio bollente lanciato dall’alto mentre si trovava nel Reparto Mediterraneo dell’istituto. L’agente ha riportato ustioni che hanno reso necessario il trasporto al Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Antonio Abate, dove gli sono stati diagnosticati 15 giorni di prognosi. A denunciare l’accaduto sono il CON.SI.PE. (Confederazione Sindacati Penitenziari) e il SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che parlano di un episodio gravissimo e chiedono interventi immediati per garantire maggiore sicurezza al personale in servizio negli istituti penitenziari.
“Non si tratta di una semplice aggressione, ma di un atto di estrema violenza”, afferma il presidente nazionale del CON.SI.PE., Mimmo Nicotra, che definisce quanto avvenuto a Trapani un episodio che evidenzia il crescente livello di tensione nelle carceri siciliane. Il sindacalista richiama anche la recente rivolta nel carcere di Siracusa-Cavadonna, sottolineando come gli istituti dell’Isola siano alle prese con sovraffollamento, carenza di personale e criticità nella gestione della sicurezza. Secondo Nicotra, tra le principali problematiche vi sarebbero la scarsità di organici, l’assenza di adeguate protezioni nelle sezioni detentive e la disponibilità di oggetti che possono essere utilizzati come strumenti di offesa. Per questo il CON.SI.PE. chiede il trasferimento del detenuto ritenuto responsabile dell’aggressione, l’applicazione di misure disciplinari più severe, un piano di alleggerimento della popolazione carceraria negli istituti siciliani e l’installazione di barriere e sistemi di protezione contro il lancio di oggetti e liquidi.
Sulla vicenda interviene anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE, che parla di un’aggressione “di assoluta gravità”. “Non possiamo considerare episodi del genere come una normale conseguenza del lavoro penitenziario”, afferma il dirigente sindacale, evidenziando la necessità di fornire agli agenti dispositivi di protezione individuale, strumenti di autotutela e una formazione specifica per affrontare situazioni di elevato rischio. Dello stesso avviso Gaspare D’Aguanno, dirigente del SAPPE, secondo cui l’utilizzo di olio bollente rappresenta una forma di aggressione potenzialmente devastante, capace di provocare conseguenze ben più gravi di quelle registrate in questo caso. “I colleghi operano quotidianamente in contesti difficili e spesso senza strumenti adeguati rispetto ai rischi che affrontano”, sottolinea. Entrambe le organizzazioni sindacali chiedono al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria interventi urgenti per rafforzare la sicurezza nelle carceri e tutelare il personale. Il CON.SI.PE., inoltre, annuncia possibili iniziative di protesta a livello nazionale qualora non arrivino risposte concrete nelle prossime ore. L’episodio di Trapani riaccende così il dibattito sulle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria e sulla gestione della sicurezza negli istituti detentivi siciliani, già al centro delle polemiche dopo i recenti fatti di Siracusa.