La mafia al tempo dei Florio/3

redazione

La mafia al tempo dei Florio/3

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martedì 01 Settembre 2026 - 07:00

Nella Palermo di fine 800 primi del 900 il fenomeno mafioso è forte e presente. Per farsene un’idea basterebbe leggere il rapporto SANGIORGI, un rapporto di ben 485 pagine scritto a mano dal Questore di Palermo, Sangiorgi, per informare il Ministro dell’interno sulla situazione della mafia a Palermo in quegli anni. È il tempo di omicidi eccellenti come l’omicidio del Sindaco di Palermo, Notarbartolo (avvenuto nel 1893 su commissione del deputato Palizzolo) e il Questore per la prima volta nella sua relazione usa l’espressione Cosa Nostra.

I rapporti tra la mafia e le famiglie potenti e ricche di Palermo era un rapporto di reciproco sostegno: la mafia garantiva protezione e la famiglia ricambiava con posti di lavoro e regalie. Chi non accettava queste regole pagava, come nel caso dei Whitaker che avendo rifiutato ogni protezione, vennero puniti con il sequestro della loro figlioletta, liberata dopo il pagamento di un pesante riscatto. I Florio erano garantiti dalla presenza di due mafiosi importanti, i fratelli Noto, assunti all’Olivuzza rispettivamente come giardiniere e come portinaio. 

Tutto scorreva tranquillo in casa Florio, ma dopo il sequestro Whitaker all’interno della cosca mafiosa, di cui i fratelli Noto erano i capi, successe qualcosa che cambiò gli equilibri: due mafiosi “minori”-quelli che i capi mafiosi definiscono cani di mannara, ossia non buoni nemmeno per guidare il gregge- insomma manovalanza, scontenti di quanto era stato dato loro come parte del riscatto Whitaker, decisero di fare uno sgarro ai loro capi. Di notte andarono a casa Florio, dove i fratelli Noto lavoravano e portarono via dal salone gli arredi più preziosi, quadri, oggetti d’argento ecc. Scoperto il furto, la mattina dopo, Ignazio chiese spiegazione ai suoi “guardiani”.

Immediatamente i Noto riuniscono la cosca per sapere chi è stato. I due autori si autodenunciano e vantano la loro abilità spiegando che hanno voluto dimostrare che meritano molto di più di ciò che hanno ricevuto dal sequestro Whitaker e che la loro è stata un’azione dimostrativa. I Noto si fingono pentiti e promettono di rimediare, ma prima tutta la refurtiva dovrà tornare al suo posto. La notte successiva quadri e oggetti tornano nel salone di casa Florio. Il giorno dopo nessuno della famiglia mostrerà stupore nel vedere che tutto è rientrato né dirà una sola parola. I due ladruncoli, attirati in una imboscata, pagheranno con la vita il loro gesto

Questo episodio la dice lunga sul rapporto di acquiescenza e complicità dei Florio, ma dei potenti in genere, nei confronti del fenomeno mafioso. Una frase di Ignazio è esemplare. In quegli anni si celebrava il processo Notarbartolo ed era noto a tutti che il bravo e onesto Sindaco era stato ucciso dalla mafia, su commissione del politico Palizzolo, perché aveva cercato di mettere ordine in città. Ignazio, citato come testimone al processo, alla domanda del giudice: “signor Florio, esiste la mafia a Palermo?” risponde: “Signor giudice, non esiste, è una invenzione di quelli del Nord per screditarci”. Chi volesse saperne di più legga il bel libro di Orazio Cancila “i Florio, storia di una dinastia imprenditoriale”. 

Maria Guccione

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