A Favignana la storia di Gérôme, il ritrattista delle navi e delle reti

redazione

A Favignana la storia di Gérôme, il ritrattista delle navi e delle reti

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venerdì 07 Agosto 2026 - 13:00

Favignana, nel tempo, ha assunto volti sempre diversi. In principio, era nota con il nome greco Egusa, traducibile con “ha molte capre”. Successivamente, è diventata Favignana dal romano favonius, il vento proveniente da ovest che da sempre governa questa zona. In seguito, si è trasformata nell’isola famosa per la mattanza, scelta dalla famiglia Florio per avviare la produzione commerciale del tonno sott’olio. Oggi è la casa di Ulisse, l’isola di Itaca nel film “The Odyssey” di Nolan.

Quello a cui però l’arcipelago punta è un’identità culturale a livello internazionale, per proiettarsi in uno scenario artistico globale.  E c’è un artista che con i suoi disegni è riuscito a elaborare un costante ritratto di Favignana. Un manifesto figurativo che unisce perfettamente il bisogno comunicativo intellettuale che ha l’isola, a una delle sue facce più note: il suo legame con il mare. Il suo nome è Gérôme e a me piace considerarlo come un ritrattista delle navi e delle reti. È registrato come Girolamo Savalli, ma in origine è Gérôme, nato a Biserta, in Tunisia, nel 1948, perché, quando fu costretto a trasferirsi in Italia con la sua famiglia, i nomi stranieri venivano tradotti in italiano. 

Cresciuto in Tunisia perché il padre favignanese aveva trovato lavoro come comandante di barche, Gérôme parla molto bene il francese, studiato nelle scuole tunisine.  «Ho fatto il pescatore per 60 anni.», mi racconta ripercorrendo mentalmente la sua vita, mentre sua moglie tira fuori dall’armadio i suoi disegni «Quando ero piccolo, quando andavo a scuola e c’erano le vacanze estive, io andavo a pescare con mio papà. Mi piaceva fare il motorista sulla barca. E poi, quando siamo venuti qua, avevo 14 anni e ho continuato a lavorare con mio papà.» La sua storia potrebbe essere materiale da romanzo: Gérôme e la sua famiglia non se ne sono semplicemente andati, ma sono scappati dalla Tunisia.

Era il 1961 ed era in atto quella che ai posteri è conosciuta come la crisi di Biserta, un conflitto tra Francia e Tunisia in nome dell’indipendenza dallo Stato colonizzatore. «Avevano emesso una legge: i proprietari non erano più i padroni delle barche.», mi spiega Gérôme. Suo padre non poteva accettare che i natanti che aveva acquistato con il lavoro e il sudore potessero essere ceduti a chissà chi, così decisero di fuggire: «Mio papà, io e i miei fratelli eravamo due su ogni barca. Il resto della famiglia è rimasto là: ci hanno raggiunti tempo dopo. […] La legge diceva che in Tunisia non ci potevi più stare.»

Perciò, clandestinamente, hanno affrontato il Mediterraneo, approdando a Favignana. Da allora, Gérôme ha fatto il pescatore e il tonnaroto. Una vita modesta e discreta, dice, fatta di sacrifici, cullata però dalla passione che ha sempre avuto per i natanti e per la pesca. Una passione che ha preso vita e forma nei suoi disegni. «Quando andavo alle elementari in Tunisia, c’era un disegno delle carte nautiche. E io l’avevo replicato subito con precisione e tutti gli amici sono venuti da me a chiedermi di fare loro una copia. Avevo un dono! Io non riesco a disegnare qualcosa di mio, di originale da zero, ma se mi chiedi di copiare qualcosa, lo elaboro subito. Ma ciò che mi lascia strabiliata mentre ammiro le sue opere, è che i suoi soggetti sono stati replicati totalmente a memoria: «Non mi piace fotografare, mi piace creare una cosa perché rimanga così, stampata nella mente.»

E così, osservando e navigando, Gérôme ha creato un book illustrativo fatto di centinaia di ritratti delle barche che gli capitavano sotto mano: da quelle della tonnara, alle imbarcazioni dei pescatori, ai velieri, alle navi da crociera e anche qualche nave più antica, vista magari su un libro di testo o su uno scatto seppiato consumato dal tempo. Disegni a matita, a pennarello, su carta, su tela… Tutti che rappresentano una sorta di continuità con la professione di una vita: Gérôme ha cominciato a realizzarli quando è andato in pensione, quando il corpo ha iniziato a presentargli il conto degli anni passati. La memoria è stata la sua vera alleata, la sua compagna, la ragione per cui di notte ogni tanto si alza ed è preso come da una febbre, da una voglia irrefrenabile e compulsiva di creare, che però gli dona un grande senso di pace. Queste testimonianze sono il suo personale, unico e meraviglioso album di ricordi: «È stato come avere un computer al posto della testa in cui avevo immagazzinato tutto.»

Parlandoci, ho avuto come l’impressione che Gérôme sia una specie di custode: se gli si apre la mente e la si lascia scorrere come una pellicola su una bobina di un proiettore, si può ammirare l’anima di Favignana. Un uomo che sembra dire: “Queste mie creazioni, questi miei lavori non sono solo il mio testamento, ma sono il segno di passaggio di questa terra, anche quando il mare, un giorno, la inghiottirà.” D’altronde, come diceva il cantautore Augusto Daolio: “Non disegno per riempire un vuoto, ma per vuotare un pieno che è dentro di me e preme”.

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