Abbiamo dedicato molti articoli, in questi anni, agli incendi e alle emergenze che si ripetono con preoccupante ciclicità ogni estate in Sicilia. Nella maggior parte dei casi, abbiamo denunciato la bellezza ferita delle aree naturalistiche e delle riserve, devastate dal furore dei piromani o delle organizzazioni criminali.
Un’attenzione a parte merita, purtroppo, quanto avviene nelle periferie di Marsala, Petrosino e Mazara, dove continuano a verificarsi roghi più o meno estesi, ma con caratteristiche diverse. L’incendio avvenuto qualche settimana fa nei pressi del Canile Municipale di Marsala (con annesso allarme diossina) è stato l’episodio più eclatante e potenzialmente pericoloso. Ma i residenti di quelle zone denunciano da anni un fenomeno che si ripete con continuità e che incide notevolmente sulla qualità della loro vita. Non si parla di innocui incendi di sterpaglie, ma di roghi che inghiottono rifiuti di vario genere che vengono selvaggiamente abbandonati nelle zone più periferiche. Attraversando la zona industriale, via Favara e le zone limitrofe ci si ritrova circondati da lunghe distese di vegetazione bruciata, da cui si scorgono cumuli di rifiuti in gran parte liquefatti. Il problema più grave è che la spazzatura abbandonata, così come i materiali ingombranti, rilascia nell’aria sostanze altamente inquinanti, costringendo i cittadini di quel versante della città a tenere le porte e le finestre chiuse per limitare conseguenze negative per la propria salute.
Tutto ciò, senza dimenticare la questione delle cave dismesse: qualche anno fa un collaboratore di giustizia affermò che venivano utilizzate da Cosa Nostra per la dismissione di rifiuti pericolosi, che poi venivano dati alle fiamme, inquinando l’aria e la falda acquifera. A distanza di tempo, quelle affermazioni non hanno mai trovato un seguito nell’attività giudiziaria, ma i sospetti e gli interrogativi non sono mai venuti meno, così come quelli sulle numerose serre abbandonate che si trovano nella stessa zona.
Un tema di questo genere non può essere affrontato né con superficialità, né con l’atteggiamento fatalista di chi dice a mezza bocca che “è sempre stato così”. Perchè porta con sé una questione di vitale importanza per un territorio: il diritto alla salute. Una comunità non può rassegnarsi a vivere a oltranza con l’ansia di respirare aria tossica o di lavarsi con acqua inquinata. Proprio per questo, tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali hanno il dovere di contribuire a far luce su un fenomeno che si trascina da troppo tempo e di ridare certezze e serenità alle famiglie che maggiormente subiscono gli effetti di questa situazione.