In Italia, l’evasione e le fughe dai penitenziari sono il sintomo di un sistema carcerario al collasso. La popolazione carceraria è vicina alle 65.000 unità a fronte di circa 43.000 posti disponibili, il sovraffollamento supera il 138%, aggravato da una cronica carenza di organico della Polizia Penitenziaria. Ad oggi infatti, le forze di polizia sono sottostimate di 20.000 unità mancanti. Le evasioni dalle carceri italiane continuano a rappresentare uno dei segnali più evidenti delle difficoltà che attraversano il sistema penitenziario nazionale. Un fenomeno che si inserisce in un contesto già segnato da sovraffollamento, strutture obsolete, carenza di personale e crescenti tensioni all’interno degli istituti.
Un altro caso a Trapani
Ieri l’ennesimo caso, avvenuto a Trapani. Non è il primo, in Italia ci sono diversi casi di fughe riuscite o solo tentate. Anni fa ci fu un altro caso, quello di un detenuto in fuga dal Tribunale del capoluogo di Provincia, mentre era in attesa di giudizio. Ieri un uomo ha finto di ingerire una lametta pur di farsi trasferire al Pronto Soccorso e fuggire dal 118 al trasporto in PS. Poi per fortuna è stato rintracciato.
I dati sull’evasione in Italia
Secondo i dati disponibili, in Italia si registrano in media circa 22,8 evasioni ogni 10.000 detenuti. Nella maggior parte dei casi non si tratta di fughe spettacolari dalle celle, ma di mancate rientrate dopo permessi premio o attività lavorative svolte all’esterno. Non mancano, però, le evasioni direttamente dagli istituti penitenziari, talvolta rese possibili anche dall’utilizzo di telefoni cellulari introdotti illegalmente.
Le carenti strutture carcerarie
A rendere ancora più complessa la situazione sono le condizioni in cui versano molte strutture carcerarie. In numerosi istituti persistono problemi legati al degrado degli edifici, con celle prive di servizi essenziali, come acqua calda e docce funzionanti. Una situazione che, oltre a incidere sulla qualità della vita dei detenuti, rende più difficile anche il lavoro della Polizia Penitenziaria, chiamata a garantire sicurezza e ordine in ambienti spesso inadeguati.
Sovraffollamento e suicidi, i drammi
Il sovraffollamento continua a essere uno dei nodi principali. La presenza di un numero di detenuti superiore alla capienza regolamentare aumenta le criticità nella gestione quotidiana, alimentando tensioni e rendendo più frequenti episodi di violenza, rivolte e tentativi di fuga. A questo scenario si aggiunge un altro dato allarmante: il costante aumento degli episodi di autolesionismo e dei suicidi nelle carceri italiane, fenomeni che fotografano un disagio sempre più diffuso tra la popolazione detenuta e che richiamano l’attenzione sulla necessità di interventi strutturali.
Il Governo: misure e colpe
Per rafforzare la sicurezza negli istituti penitenziari, il Governo ha introdotto nuove misure, tra cui la possibilità di impiegare agenti della Polizia Penitenziaria sotto copertura. L’obiettivo è contrastare più efficacemente traffici illeciti, introduzione di telefoni cellulari, organizzazioni criminali interne e possibili piani di evasione. Ma il Governo ha le sue colpe, soprattutto nell’ultimo periodo di Governo Berlusconi, quando furono chiuse diverse case circondariali soppressi – anche – alcuni tribunali, ben 31 minori, 220 sedi distaccate e oltre 600 uffici del giudice di pace. Il quadro complessivo conferma come il tema delle evasioni non possa essere affrontato isolatamente, ma rappresenti una delle conseguenze di un sistema penitenziario che da anni vive una condizione di emergenza. Le analisi e i rapporti periodici pubblicati dall’Associazione Antigone continuano a evidenziare la necessità di interventi concreti per migliorare le condizioni di detenzione e garantire maggiore sicurezza all’interno degli istituti.