Prima il via libera al restauro. Poi, appena ventiquattr’ore dopo, un nuovo crollo. Come se il monumento avesse deciso di ricordare, nel modo più drammatico possibile, quanto fosse ormai improcrastinabile intervenire. La notte tra sabato e domenica la storica Fontana della Venere di piazza Ex Mercato del Pesce ha perso una delle sue quattro vasche, precipitata al suolo e ridotta in numerosi frammenti. Un’immagine che ha colpito profondamente chi, nelle prime ore del mattino, si è trovato davanti a uno dei simboli più amati della città mutilato da un nuovo cedimento. Resta ancora da accertare che cosa abbia provocato il distacco. Gli approfondimenti dovranno chiarire se si sia trattato dell’ennesima conseguenza di un degrado ormai avanzatissimo oppure dell’azione di ignoti. In ogni caso, il risultato non cambia: la “Signora Fontana”, come da generazioni viene affettuosamente chiamata dai trapanesi, ha perso un altro pezzo della propria storia.
Il nuovo cedimento
L’episodio assume un valore ancora più simbolico se si considera la sua collocazione temporale. Solo il giorno precedente era arrivata l’autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Culturali al progetto di restauro conservativo e rifunzionalizzazione predisposto dal Comune di Trapani. Un passaggio atteso da anni, destinato ad aprire finalmente il cantiere per il recupero di uno dei monumenti più rappresentativi del centro storico. Il progetto non riguarda soltanto la statua o le parti decorative della fontana, ma si inserisce nel più ampio programma di riqualificazione dell’area dell’ex Mercato del Pesce, finanziato attraverso il piano di Social Housing. L’obiettivo è restituire nuova centralità a uno degli spazi urbani più suggestivi della città, intervenendo contemporaneamente sugli edifici, sugli spazi pubblici e sul monumento che da quasi centocinquant’anni domina la piazza affacciata sul mare.
Restauro e nuovo cedimento: che succede
Per la Venere è previsto un intervento particolarmente delicato. La statua sarà completamente smontata e trasferita in laboratorio, dove restauratori specializzati potranno operare in condizioni di sicurezza, affrontando il recupero delle superfici in ghisa, degli elementi decorativi e delle parti strutturali compromesse dal tempo. Solo successivamente il monumento tornerà nella sua collocazione originaria. Tra gli obiettivi del progetto figura anche il ripristino della funzione originaria della fontana, con il ritorno dell’acqua dopo anni di silenzio. Un elemento che contribuirebbe a restituire alla piazza non soltanto un monumento restaurato, ma anche un luogo finalmente vivo, capace di recuperare quell’identità perduta che per decenni aveva accompagnato la quotidianità dei trapanesi. Il nuovo cedimento, tuttavia, cambia inevitabilmente lo scenario. Il restauro dovrà adesso confrontarsi anche con la ricostruzione della vasca andata distrutta, aggiungendo un ulteriore tassello a un intervento già complesso. Ogni frammento recuperato potrà rivelarsi prezioso per ricomporre fedelmente una struttura che rappresenta un unicum nel patrimonio monumentale siciliano.
La storia della Fontana
La storia della Fontana della Venere affonda le proprie radici nell’Ottocento. L’attuale sistemazione risale al 1876, quando, dopo la demolizione delle mura cittadine, venne realizzata l’esedra dell’allora Mercato del Pesce. In precedenza la statua si trovava nell’area dove oggi sorge la Casina delle Palme. Fusa nella celebre officina francese Val d’Osne, la Venere costituisce uno dei più significativi esempi di arte monumentale in ghisa presenti in Italia e l’unico esemplare di questo tipo conservato in Sicilia. Per quasi un secolo e mezzo ha osservato il porto, le stagioni della città, le trasformazioni del centro storico e il passaggio di intere generazioni. Nel tempo è diventata molto più di una semplice fontana: un punto di riferimento, un simbolo identitario, una presenza familiare nel paesaggio urbano di Trapani. Le sue condizioni, però, da anni destavano crescente preoccupazione. Il deterioramento della ghisa, l’usura degli elementi decorativi e la progressiva perdita di funzionalità avevano alimentato numerosi appelli affinché si intervenisse prima che il degrado diventasse irreversibile. Il crollo di sabato notte dimostra che quel limite era ormai vicino. Paradossalmente, proprio mentre il percorso di recupero è finalmente pronto a partire, la Venere ha lanciato il suo segnale più evidente.