Funzionario dell’IRVO, da anni Mario Ragusa è noto sul territorio per la sua attività di studio e ricerca sul fronte delle energie rinnovabili. Adesso che si candida al Consiglio comunale con la Lega, il professionista marsalese punta a portare i frutti del suo lavoro all’interno delle istituzioni cittadine.
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Qual è la sua proposta sulle comunità energetiche?
Le comunità energetiche sono delle comunità dove possono partecipare sia ai produttori di energia sia di energia rinnovabile sia consumatori. Nel 2023 uscì un bando alla regione che finanziava lo studio iniziale per creare le comunità energetiche. Ho sollecitato il sindaco Massimo Grillo a partecipare a quel bando e fu erogato un contributo di 24.000 €. Le comunità energetiche sono importanti perché permettono di condividere con tutti gli associati, quindi produttori e consumatori, tutta l’energia elettrica e la messa in rete da fonti rinnovabili soprattutto da fotovoltaico. Questa mia idea prevedeva che, una volta ultimate tutte le procedure, venissero realizzati degli impianti a ridosso dei quartieri popolari di Marsala, come Sappusi e Amabilina, per permettere ai loro abitanti di usufruire degli incentivi. Una volta ricevuto il contributo il sindaco provvede ad affidare l’incarico a una società di Messina: viene elaborato lo studio e si presenta a San Pietro la possibilità di partecipare a queste comunità energetiche. Tutto ciò nel novembre 2024. Ad oggi, però, il comune non ha assunto nessuna iniziativa per creare gli impianti fotovoltaici. Se lo avesse fatto, avrebbe ridotto i costi del Comune, che ha consumi elevatissimi, pari a circa 17.000 MB l’anno. E poi avrebbe permesso di ottenere i vantaggi derivanti dalla partecipazione alla comunità energetica che potevano sicuramente andare al ristoro delle famiglie dei quartieri popolari, riducendo la cosiddetta povertà energetica.
Dietro l’angolo c’è la scadenza del bando rifiuti, che in questi anni ha mostrato pregi e difetti. Secondo lei come andrebbe impostato il prossimo?
Innanzitutto bisogna dire che la città si trova in stato di abbandono ed è veramente pietoso anche per i turisti che arrivano. Io ho dimostrato da tempo che i rifiuti non sono un problema, ma sono una risorsa. Per diventare risorsa, però, bisogna avere le idee chiare su come riutilizzare queste materie raccolte in maniera differenziata. Come sapete, ho proposto nel 2014 l’impianto di biodigestione che il Comune non ha voluto fare, ma che ora ha realizzato Snam, che è una partecipata della Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce un impianto nel Comune di Marsala. Questo impianto lavora a 60.000 tonnellate all’anno di organico, che arriva anche da fuori provincia. Da qui si produce il biogas e si traduce in bio-compost, che può essere messo a disposizione di tutti gli agricoltori. La problematica che ha creato il bando precedente è dovuta al fatto che attraverso la SSR si è creato un bando dove tutto l’organico raccolto a Marsala che ammonta circa 7500 tonnellata all’anno è stato suddiviso in due lotti e il bando riportava la clausola che chi avesse avuto assegnato il primo lotto non poteva partecipare al secondo. Di conseguenza il 50% dell’organico viene consegnato a Snam dove abbiamo una tariffa agevolata di 80 € a tonnellata, mentre l’altro 50% è stato assegnato a un’azienda di Alcamo, che a volte conferisce l’organico anche a Catania, quindi con un doppio danno. Ritengo che il bando che si deve andare a rinnovare debba essere stilato in maniera tale che l’organico deve essere consegnata esclusivamente a Snam, magari siglando un accordo per dare ai nostri agricoltori di Marsala il bio-compost per le attività di coltivazione E questo anche in considerazione del fatto che i recenti fatti internazionali di guerra sicuramente porteranno verso una situazione difficile, con carenza di fertilizzanti e un aumento notevole dei pezzi.
La Lega esprime alla Regione l’assessore con delega all’agricoltura, che è Luca Sammartino. Ha avuto modo di illustrargli le sue proposte?
Ci siamo incontrati l’altra sera, quando lui è venuto a Marsala e pubblicamente gli ho detto due cose: la prima è che per eliminare le eccedenze di vino dovute al notevole calo di consumo bisogna pensare alle distillazioni ecologiche. Siccome noi giornalmente quando facciamo il pieno per la nostra autovetture consumiamo una parte di biocarburanti. Per produrre bio-carburanti ci vuole l’alcol. Anziché importare biocarburanti da tutte le parti del mondo sarebbe utile in linea prioritaria consumare il vino che crea difficoltà di mercato a scopo di produzione di biocarburante E questo anche perché l’utilizzo del biocarburanti come ho mostrato in un progetto di ricerca che si è concluso il 2015, l’utilizzo dell’etanolo soprattutto in miscela col gasolio permette una riduzione degli agenti nocivi di oltre il 30%. E questo non lo dico io lo ha detto l’Ispra, che ha eseguito le analisi durante il percorso con l’autobus che abbiamo utilizzato.