Nel giorno in cui diventa cittadino italiano, accanto ad Ahmad Sajjad, nel municipio di Castellammare del Golfo c’è quella che lui stesso definisce la sua “seconda famiglia”: Gaspare Stabile e Annmarie Navarra, insieme ai loro figli e ai collaboratori del ristorante dove oggi lavora come cuoco. A suggellare il riconoscimento della cittadinanza è stato il sindaco Giuseppe Fausto, che ha sottolineato il valore personale e collettivo di questo traguardo, evidenziando come l’integrazione rappresenti un arricchimento per l’intera comunità.
Le radici pakistane e la scelta di partire
Ahmad ascolta con gli occhi lucidi, mentre il pensiero va alla sua famiglia rimasta in Pakistan: dieci persone tra genitori, fratelli e sorelle. Il padre, nonostante la perdita di un piede, continua a lavorare nei campi, mentre la madre è paralizzata. È anche per loro che Ahmad decide di lasciare la sua terra, affrontando un percorso difficile nella speranza di offrire un futuro migliore alla propria famiglia.

Il viaggio, le difficoltà dell’arrivo, l’accoglienza
Il viaggio verso l’Europa è drammatico. Dopo giorni senza cibo né acqua, Ahmad raggiunge la Libia e da lì viene costretto a salire su un barcone con circa 750 persone. Un’esperienza segnata dalla paura e dalla violenza. Dopo due anni in Libia arriva finalmente in Italia. A Castellammare del Golfo inizia una nuova vita, tra lavori precari e notti difficili, spesso senza un posto dove dormire. La svolta arriva con l’incontro con Gaspare Stabile e Annmarie Navarra. Non solo un lavoro, ma anche un letto e un sostegno umano che va oltre ogni formalità. Da quel momento inizia un percorso di crescita: dai primi incarichi come lavapiatti fino a diventare cuoco e figura centrale nel ristorante. Un ambiente multiculturale, dove lavorano persone di diverse nazionalità, e dove Ahmad trova un vero senso di appartenenza.
Una nuova vita tra sogni e appartenenza
Dopo 13 anni in Sicilia, Ahmad considera Castellammare la sua casa. Qui ha costruito anche una famiglia: si è sposato e oggi è padre di un bambino, per il quale sogna un futuro pieno di opportunità. È il primo della comunità pakistana locale a ottenere la cittadinanza italiana, un traguardo che porta con sé responsabilità e speranza. Durante il giuramento a palazzo Crociferi, il suo percorso trova compimento. Oggi guarda avanti senza dimenticare il passato, consapevole che questo risultato è anche merito della famiglia che lo ha accolto. E mentre si prepara a festeggiare con una torta tricolore, il suo viaggio si trasforma definitivamente in una storia di integrazione, solidarietà e appartenenza.