Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani lancia un grido d’allarme sul caro carburanti, denunciando l’impatto sempre più pesante su una delle categorie più penalizzate del settore pubblico: i docenti fuorisede. Con la benzina a 1,777 euro al litro e il gasolio oltre i 2,10 euro, spostarsi per lavorare sta diventando un lusso insostenibile per migliaia di insegnanti costretti ogni settimana a percorrere centinaia di chilometri per raggiungere la propria sede di servizio. Secondo i dati diffusi dal Mimit e dalle associazioni dei consumatori, nel periodo pasquale la spesa complessiva per i rifornimenti potrebbe arrivare fino a 1,3 miliardi di euro, mentre un singolo viaggio lungo la Penisola può superare anche i 300 euro. Ma per i docenti fuorisede questa non è una spesa occasionale: è una condizione continua, strutturale e obbligata, che pesa ogni mese come una vera e propria “tassa sul lavoro”.
Ad incidere non sono solo i costi della mobilità, ma anche affitti, doppia residenza, spese di trasporto e rincari diffusi dovuti all’aumento del prezzo del petrolio. L’effetto è quello di un caro vita generalizzato che colpisce soprattutto i lavoratori a reddito fisso, come gli insegnanti, erodendo il potere d’acquisto e mettendo in difficoltà intere famiglie. La situazione appare ancora più grave per i docenti di ruolo fuorisede di lunga permanenza, che da anni affrontano costi enormi pur di garantire la continuità lavorativa. Il CNDDU chiede dunque al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, misure straordinarie e immediate: riconoscimento dei costi di mobilità, sostegni compensativi al reddito e politiche di riequilibrio territoriale. Per il Coordinamento, la questione non può più essere trattata come un disagio personale: la condizione dei docenti fuorisede è ormai una emergenza strutturale che rischia di indebolire non solo i lavoratori, ma l’intero sistema scolastico pubblico italiano.