Se ci crede Immacolato

Michela Albertini

MammAvventura

Se ci crede Immacolato

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mercoledì 01 Aprile 2026 - 07:00

Questa settimana ho ricevuto una grande lezione di vita. Senza troppe sorprese, non arriva dal percorso universitario che sto seguendo, né dall’ambiente scolastico che – per lavoro – frequento, né dalle trasmissioni televisive di inchiesta che ogni tanto mi piace seguire. Questa grande lezione di vita arriva dal datore di lavoro di mio marito, dirigente della squadra in cui lui gioca quest’anno. Il Signor Immacolato, infatti, al di là della classifica ufficiale, di ogni calcolo matematico, di ogni probabilità statistica, di ogni possibile congettura, dopo un’importante sconfitta – la più importante del campionato – è entrato nello spogliatoio della squadra, ha appeso un cartellone e ha scritto: “Avere paura di sognare è un limite”.

Quello che mi ha fatto riflettere non è stata la frase in sè. Né da chi proveniva. Né tutto quello che c’era scritto oltre la frase. Quello che mi ha fatto riflettere è stato il fatto che qualcuno si sia preso la briga di esprimere quel pensiero, metterlo nero su bianco, condividerlo con la propria squadra, commentarlo con loro. Il fatto che qualcuno abbia creduto in quella vittoria quando ormai non ci credeva più nessuno. E che l’abbia fatto in un momento in cui tutto sembrava ormai perduto.

Quando mio marito mi ha raccontato l’accaduto, io gli ho semplicemente risposto: “Ma se ci crede Immacolato, perché non dovremmo crederci noi?”.

Ho pensato che “sognare” è molto faticoso. Che immaginarsi in scenari di vita migliorativi, crearsi aspettative ambiziose, porsi obiettivi complessi da raggiungere è molto impegnativo. Fisicamente, emotivamente, psicologicamente. Ma anche rinunciare a farlo è frustrante.

Ho pensato che “sognare” è un nostro diritto. Ma è anche uno nostro dovere. Se ci crede Immacolato, in effetti, noi perché dovremmo esentarci dal crederci.

Ho pensato che “sognare” in grande è una buona lezione che lasciamo alle nostre bimbe. Un buon esempio. Un buon insegnamento. Un buon motivo che spinga loro a fare lo stesso.

Ho pensato che vale la pena provarci, sempre. “Anche”quando la situazione sembra avversa. O forse, “soprattutto” quando la situazione sembra avversa.

Ho pensato che un giorno potrei trovarmi in un letto di ospedale, magari in condizioni di salute compromesse e con scarse aspettative di miglioramento. E allora vorrei ricordarmi di quelle parole, di quel limite che voleva abbattere, di quella paura che voleva sconfiggere.

Del resto, ormai ho imparato. A prescindere da come andrà a finire, se ci crede Immacolato, perché non dovremmo crederci noi.

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