Alla diga Trinità di Castelvetrano torna la protesta degli agricoltori, esasperati da una situazione che si ripete ciclicamente: mentre i campi hanno bisogno di acqua, l’invaso continua a sversarla in mare. Negli ultimi mesi, nonostante le piogge, grandi quantità di acqua sono state scaricate a causa dei limiti imposti alla capacità dell’invaso. Il tetto massimo, fissato a 62 metri, impedisce infatti di trattenere risorse preziose proprio nel momento in cui sarebbero fondamentali per l’irrigazione. Le organizzazioni agricole parlano apertamente di “paradosso”: piove, ma la siccità resta, perché l’acqua non viene accumulata. Una contraddizione che mette in difficoltà centinaia di aziende tra Castelvetrano, Campobello di Mazara e Mazara del Vallo.
La rabbia degli agricoltori
La mobilitazione nasce proprio da questo spreco. Negli anni, associazioni come Cia e Coldiretti hanno più volte denunciato lo sversamento continuo verso il mare e l’assenza di soluzioni strutturali. Secondo gli agricoltori, l’innalzamento della quota a 64 metri consentirebbe di accumulare milioni di metri cubi d’acqua in più, fondamentali per salvare la campagna irrigua e garantire continuità alle colture. Il timore è concreto: senza acqua, interi comparti agricoli – in particolare vigneti e uliveti – rischiano perdite produttive pesantissime, come già accaduto negli anni precedenti.
Il sindaco di Petrosino presente al sit-in
Presente alla protesta, come ha sempre fatto facendosi anche promotore di incontri, il sindaco di Petrosino Giacomo Anastasi: “Ho partecipato stamattina al sit-in con gli agricoltori e con i volontari dell’Associazione Guardiani del Territorio, per chiedere al governo siciliano di intervenire con assoluta urgenza. La storia di questa diga assomiglia sempre più ad una saga. É una saga che ha poco di epico purtoppo e molto di tragicamente ridicolo. Anche l’aqua di uno dei più piovosi inverni degli ultimi 40 anni è andata sprecata. Oggi, a lavori ultimati, per l’ennesimo cavillo burocratico non si chiudono ancora le paratoie che potrebbero consentire di alzare il livello della diga e salvare la prossima stagione irrigua. L’apatia della regione siciliana non è più tollerabile. Chiedo al Presidente della Regione Siciliana, agli organi istituzionali competenti, ai rappresentanti tutti della deputazione trapanese all’ARS di farsi immediatamente carico della questione e di sollecitare con estrema urgenza la chiusura delle paratoie. Continuare a scaricare l’acqua in mare é un’offesa per i nostri agricoltori e per tutti i siciliani. Per un’intera classe politica, a partire da chi governa, è la dimostrazione, purtroppo, della tragica incapacità di affrontare e risolvere i problemi”.
Ciminnisi: “Fermare subito lo sversamento”
A fianco degli agricoltori è intervenuta la deputata regionale del M5S, Cristina Ciminnisi, presente oggi a Castelvetrano durante la protesta. “Fermare subito lo sversamento di acqua dall’invaso al mare. Per l’ennesima volta viene messa a rischio la campagna irrigua”, ha dichiarato. “Anche quest’anno – prosegue Ciminnisi – si ripete il copione dei cinque anni precedenti. I lavori prescritti dal Ministero per le Infrastrutture, per portare la quota dell’invaso da 62 a 64 metri, sono stati effettuati dalla Regione Siciliana. Ora però l’Ufficio dighe nazionale ha chiesto ulteriori certificazioni tecniche e, in attesa dell’autorizzazione, le paratie restano aperte e l’acqua continua a essere sversata in mare”. Il nodo resta quello delle autorizzazioni. Nonostante alcuni passi avanti e il via libera condizionato all’innalzamento della quota, il completamento dell’iter è ancora fermo tra verifiche tecniche e richieste ministeriali. “Il Governo regionale – continua Ciminnisi – non può considerare esaurito il proprio compito, peraltro arrivato con grande ritardo rispetto agli allarmi lanciati negli anni dalle organizzazioni di categoria. La Regione deve attivarsi con urgenza con il Ministero delle Infrastrutture affinché venga autorizzata la maggiore capacità di accumulo”.
Campagna irrigua a rischio
Per il territorio, la posta in gioco è altissima. L’acqua della diga Trinità rappresenta una risorsa strategica per migliaia di ettari agricoli. “La situazione della diga Trinità – conclude Ciminnisi – è l’ennesima dimostrazione di come ogni anno la campagna irrigua nell’agro castelvetranese venga messa a rischio. I tempi della semina, della cura e dei raccolti non possono essere ostaggio della burocrazia. È intollerabile vedere l’acqua andare via mentre gli agricoltori non sanno se avranno risorse sufficienti per irrigare i campi. Servono atti concreti e immediati, non altri cavilli burocratici”. La vicenda della diga Trinità non è un caso isolato, ma il simbolo di una gestione dell’acqua ancora fragile e frammentata. Tra vincoli di sicurezza, ritardi amministrativi e mancanza di programmazione, il rischio è quello di trasformare ogni stagione agricola in un’emergenza.